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Da Milano a Palermo, il fenomeno delle "baby Spa" per bambine: un gioco da grandi o un addestramento?

Non è mai troppo presto per una crema antiage o per una manicure: le baby Spa aprono le porte a bambine di sei, nove anni che vogliono rilassarsi ed essere più belle.
E se non ci vediamo niente di male, dobbiamo guardare meglio.

C’è chi si immagina l’infanzia come un’età di giochi all’aperto, ginocchia sbucciate e mani sporche di fango, colori e marmellata. E poi c’è chi, evidentemente, la vede come un’occasione per dedicarsi a massaggi, maschere di bellezza e sessioni di make up. Cioè: da una parte le bambine vogliono scimmiottare le adulte che osservano in casa o sui social e fare le cose che fanno loro, dall'altra gli adulti di riferimento glielo permettono. Ed ecco le "baby spa": una nuova frontiera del benessere infantile. Luoghi in cui bambine di otto, nove, dieci anni vengono avvolte in accappatoi soffici, immerse in profumi esotici e sottoposte a rituali di bellezza in formato ridotto.

"Accettare e amare il proprio corpo non ha niente a che vedere con il proprio fisico"

Da Milano a Palermo: cosa succede nelle baby Spa

Massaggi al burro di karité, maschere lenitive, manicure color pastello, pediluvi agli oli essenziali, percorsi relax e persino trattamenti viso per pelli giovani (come se a quell’età la pelle avesse già bisogno di qualcosa di più di una risciacquata con l’acqua). Le più temerarie possono cimentarsi anche con il trucco: ciprie leggere, gloss e ombretti luccicanti per un effetto “principessa da copertina”. Il tutto, dicono, con prodotti ipoallergenici e formulati per la pelle delicata delle bambine.

A scorrere le offerte che si trovano sui siti internet di queste strutture, ci si accorge che il concetto di "benessere" ha assunto una declinazione piuttosto curiosa: qui il relax non è quello di un pomeriggio passato a saltare sui tappeti elastici, ma quello di un momento di "cura del sé", un'anticipazione in miniatura di quell'universo femminile fatto di cerette, skincare routine e sedute dal parrucchiere.

Se fossero solo dei giochi, il discorso potrebbe finire qui. Ma queste non sono stanze segrete dove le bambine rubano il rossetto alla mamma: sono spazi pensati da adulti per insegnare alle bambine che la bellezza è un rituale, un dovere, un investimento.

Il paradosso dell'emancipazione: le bambine libere che scelgono le Spa

Viviamo in un'epoca in cui si discute sempre più del peso degli standard estetici sulle donne, della necessità di decolonizzare il corpo dalla pressione sociale che lo vuole sempre giovane, tonico, levigato. Poi, però, mentre tentiamo (a fatica) di smantellare la gabbia della bellezza obbligatoria per le adulte, la prepariamo per le bambine. Anziché liberarle, le introduciamo prima del tempo a un meccanismo tossico.

E non è un caso che le baby Spa siano soprattutto un’attività per feste di compleanno. Le madri – perché, da manuale patriarcale, sono soprattutto le madri a organizzare gli eventi, come anche le cene di Natale e tutta la logisica familiare – prenotano percorsi benessere per le figlie e le loro amichette. Bambine che, tutte insieme, imparano a prendersi cura del proprio aspetto in modo coordinato, condiviso, collettivo. Perché la bellezza, oltre a essere un impegno, è anche una questione sociale: se tutte le tue amiche si fanno belle, anche tu devi farlo.

Il dettaglio che non può sfuggire è che queste "feste" sono pensate esclusivamente per bambine. Nel senso, chiediamoci se i baby Spa party includano mai gli amici maschi della festeggiata oppure, più realisticamente, come verrebbe accolta la richiesta di un bambino di festeggiare il proprio compleanno in una baby Spa.

Probabilmente con perplessità, con un'alzata di sopracciglio, magari con una risatina imbarazzata da parte degli adulti. Perché, evidentemente, l’idea di un gruppo di bambini che si diverte tra maschere idratanti e manicure suona ancora strana. Ma non dovrebbe: se fosse davvero un gioco potrebbero farlo anche i maschi, anche perché il concetto di benessere non ha genere. E invece, dal momento che non è affatto un "gioco innocente", nessun bambino di otto anni viene introdotto al meccanismo della beauty routine.

Non perché i maschi non abbiano un corpo, non abbiano pelle, capelli, unghie. Semplicemente perché nessuno si aspetta da loro che abbiano cura della propria estetica in modo sistematico, ritualizzato, strutturato già da piccoli. Non c'è il corrispettivo maschile della baby Spa. Non esiste un luogo in cui i bambini vengono portati per imparare a essere più belli, a levigare la pelle, a scegliere la giusta tonalità di gloss (perché il make-up baby è inclusivo, certo, ma mai fino a questo punto).

E allora perché le bambine sì? La risposta è chiara: perché la bellezza è un affare da femmine, un dovere che, a quanto pare, inizia pure presto, anche se in forma di gioco. E la cosa più ipocrita è proprio questa: ci raccontiamo che è solo un gioco, un'attività innocua, una giornata tra amiche, mentre di fatto stiamo educando una nuova generazione a considerare la bellezza una responsabilità. Con il rischio – tutt'altro che secondario – che queste bambine, un giorno, diventino adulte che crederanno di doversi sottoporre a questi stessi rituali per sentirsi adeguate.

la cura (non di sé, ma estetica) è ancora una scelta?

Se davvero la cura estetica fosse solo una scelta, perché insegnarla così presto? Perché normalizzarla? Perché strutturarla in un rituale già a otto anni? La risposta è semplice: perché non è una scelta. È una regola, e queste bambine la imparano mentre ridono sotto un getto di acqua profumata, senza rendersi conto che quello che per loro è un gioco è, in realtà, un addestramento.

E noi adulti? Noi ci raccontiamo che è normale, che è innocuo, che si tratta solo di un passatempo. Fingiamo di non vedere, ci tranquillizziamo ripetendoci che è solo una giornata speciale tra amiche. Ma il tempo in cui si giocava a essere "grandi" davanti allo specchio della mamma è finito: ora c'è un pacchetto benessere da prenotare.