Come parlare di abusi coi bambini: una guida per genitori consapevoli
Ogni mese su Fem la rubrica: "Come parlare ai bambini di...". Gli abusi sui minori sono un argomento estremamente delicato, ma avere in mente il rischio (senza esagerazioni però) e parlarne con i propri è un atto d'amore necessario
Parlare di abusi sessuali con i propri figli è uno dei compiti più difficili che un genitore possa affrontare. Eppure, secondo i dati del Consiglio d'Europa, circa un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o violenza sessuale. Una statistica che fa riflettere e che ci impone di superare imbarazzi e tabù per proteggere i nostri piccoli. Ne abbiamo parlato con Annalisa Di Luca, psicoterapeuta sistemico-relazionale specializzata nella tutela dei minori e vittime di violenza e abuso sessuale, che ci ha aiutato a fare chiarezza su un tema tanto delicato quanto necessario.
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L'educazione alla corporeità: il primo passo verso la protezione
"La sessualità per i bambini non ha lo stesso significato che per gli adulti, per loro non è un argomento carico di malizia, ma è legato al proprio corpo, al suo funzionamento e alla sua scoperta - spiega la dottoressa Di Luca -. Non è un tabù da introdurre, anzi.
Come possiamo educarli per proteggerli? Abituandoli al fatto che il corpo è una nostra parte fondamentale, super preziosa sempre, e quindi ci sono cose che ci possono fare piacere e cose che ci possono fare dispiacere". Il concetto di base è semplice ma fondamentale: insegnare ai bambini che sono padroni del loro corpo e che nessuno può toccarlo senza il loro permesso. È quello che il Consiglio d'Europa ha definito la "Regola del Quinonsitocca", uno strumento educativo pensato per aiutare genitori ed educatori ad avviare un dialogo con i bambini sull'argomento. La regola si basa su cinque principi fondamentali, il primo dei quali stabilisce che "il tuo corpo ti appartiene". Un concetto che va insegnato fin dalla più tenera età, utilizzando un linguaggio appropriato e chiamando le parti del corpo con i loro nomi corretti.
Il tocco buono e il tocco che disturba
"È importante distinguere tra tocco buono e tocco che ci disturba - continua Di Luca -. Anche forzare un contatto come ..dalle un bacino' se quella persona non è nella cerchia ristretta delle persone intime può essere confusivo. Insegniamo ai nostri bambini a mettere dei confini". I bambini hanno il diritto di rifiutare un bacio o di essere toccati, anche da una persona che amano. Bisogna insegnare loro a dire "No" immediatamente e con fermezza ai contatti fisici inappropriati, a fuggire da situazioni a rischio e a parlarne con un adulto fidato.
La "Regola del Quinonsitocca" aiuta i bambini a riconoscere un limite evidente e facile da ricordare: la biancheria intima. Non va bene permettere a qualcuno di guardare o toccare le loro parti intime, o accettare di guardare o toccare le parti intime di qualcun altro.
L'importanza delle zone intime
"Un altro pezzettino importante è l'indiscutibile esistenza di zone intime. Noi veniamo da un'educazione superficiale - osserva la psicoterapeuta -. Per esempio, quando cambiamo il costumino mettendo l'asciugamano, lo facciamo per educare all'idea che ci siano parti più intime di altre. Per aiutarli a comprenderlo. Quelle sono zone molto riservate. Facciamogli notare, per esempio, che quello che avviene in bagno appartiene a un mondo intimo della persona".
Questo tipo di educazione non è solo una questione di pudore, ma serve per aiutare i bambini a riconoscere quando qualcosa di inappropriato accade in questa sfera intima, evitando confusione nei messaggi che ricevono.
Riconoscere i segnali di allarme
"Quando parliamo di abuso sessuale, però, è qualcosa che a oggi accade prevalentemente nell'ambito intrafamiliare e non fuori - spiega Di Luca -. Per questo diventa ancora più importante il riconoscimento di un tocco che mi fa stare bene e un tocco che mi fa stare male, di un gioco che mi genera disagio".
I segnali da osservare variano a seconda dell'età: "Tanto più i bambini sono piccoli, tanto più tendono ad agire quello che è accaduto, più che parlarne. Un bambino che prima non lo faceva e poi di punto in bianco inizia a strusciarsi contro le cose è da osservare e ascoltare con attenzione ". Altri segnali di allarme possono essere agitazione, isolamento, cambiamenti improvvisi nel comportamento. "Il bambino, non avendo esposizione a fatti sessualizzati, non dovrebbe avere conoscenze sulla sessualità fino almeno ai primi due anni di elementari", aggiunge l’esperta.
Come agire se si sospetta un abuso
Se si ha il sospetto che il proprio bambino sia stato vittima di un abuso, è fondamentale non interrogarlo in modo pressante e soprattutto non essere suggestivi: si può chiedere cosa è successo, dove si trovavano e con chi, ma cercando di essere naturali e non anticipare le risposte di un bambino anche quando lo vediamo distrarsi e apparentemente non stare rispondendo”. È importante non mostrare al bambino di essere turbati, perché i bambini possono facilmente sentirsi in colpa e non rivelare informazioni. Bisogna rassicurarlo dicendogli che può contare sui genitori e contattare immediatamente qualcuno in grado di aiutare: uno psicologo, uno specialista in assistenza pediatrica, un medico, un assistente sociale o la polizia.
L'età giusta per iniziare a parlarne
"Nel bambino da 0 a 5 anni siamo noi che osserviamo, dai 5 in avanti magari fanno domande per capire se quel che è successo va bene o no", spiega Di Luca. Non è mai troppo presto per iniziare un'educazione alla corporeità e al rispetto dei propri limiti. "Se educhiamo al fatto che le parti intime sono tue e solo tue, che sono parti importanti e preziose, sarà logico che, pur essendo i bambini abituati alla cura da parte di adulti, comprendano che non tutti li possono toccare. Pensando a quando potrebbero essere fuori casa, lontano da noi, è utile abituare all'autonomia, compatibilmente all'età, per ciò che concerne la loro pulizia intima dopo pipi o cacca. Anche questo li aiuta a comprendere di più il senso del confine corporeo: dunque vestirsi da soli, pulirsi da soli quando sono in bagno o farsi la doccia il più autonomamente possibile è propedeutico a comprendere ciò che è intimo. Così piano piano, si forniscono strumenti utili a comprendere se c'è qualcosa che non va e a proteggersi". Con i bambini più grandi, il discorso si evolve naturalmente verso temi più complessi. "Più grandi, un po' delle cose le sentono o hanno delle curiosità più precise, dovremmo occuparci della sessualità introducendo il tema della consensualità", conclude la dottoressa Di Luca.
Creare una rete di sicurezza
La "Regola del Quinonsitocca" suggerisce anche di creare una rete di sicurezza intorno al bambino, indicandogli degli adulti fidati a cui può rivolgersi. È importante che i bambini sappiano dell'esistenza di figure professionali che possono assisterli: insegnanti, assistenti sociali, dottori, psicologi scolastici, polizia, e che esistano linee telefoniche speciali a cui possono chiedere aiuto.
Un altro aspetto cruciale è insegnare la differenza tra segreti buoni e segreti cattivi. La segretezza è infatti la tattica principale utilizzata dagli abusanti. Ogni segreto che rende ansiosi, mette a disagio, incute paura o rende tristi non è un buon segreto e deve essere raccontato a un adulto fidato.
La responsabilità degli adulti
È fondamentale ricordare che la responsabilità della prevenzione e della protezione spetta agli adulti, non ai bambini. Come sottolinea il Consiglio d'Europa, prevenire la violenza sessuale è prima di tutto una responsabilità dell'adulto ed è importante evitare che siano i bambini a sopportarne il peso. Gli adulti devono cercare di evitare di creare tabù intorno alla sessualità e accertarsi che i bambini sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi. I bambini dovrebbero sempre avere la sensazione di poter parlare liberamente con i loro genitori di questo argomento.
Avere in mente il rischio (senza esagerazioni però) e parlare di abusi con i propri figli non è facile, ma è un atto d'amore necessario. Come dice la dottoressa Di Luca: "Se ti senti a disagio nel pensare o parlare di questo argomento con il tuo bambino, ricorda che è probabilmente più difficile per te in quanto adulto parlarne che per un bambino ascoltare". La chiave è creare un clima familiare aperto, sicuro è determinato, franco e non intimidatorio, dove i bambini si sentano liberi di esprimere le loro preoccupazioni e dove possano trovare sempre ascolto e protezione.