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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Come parlare ai bambini di come nascono i bambini

Bambino dialoga con mamma
Bambino dialoga con mamma  (getty images)
Ogni mese su Fem la rubrica "Come parlare ai bambini di...". Questo mese scopriamo come rispondere quando iniziano a chiedere come nascono i bambini (o come entrano o escono dalla pancia della mamma).
di Giulia Cimpanelli

“Mamma, papà: ma come nascono i bambini?”. Prima o poi arriva per tutti i genitori quella domanda che, pur essendo perfettamente naturale, può provocare imbarazzo ed esitazione. Cosa dire esattamente? Quanti dettagli offrire? E soprattutto: perché una cosa così normale ci mette ancora a disagio?

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Per affrontare questo tema delicato ma fondamentale abbiamo parlato con Silvana Quadrino, psicoterapeuta e scrittrice, e raccolto il contributo dell'educatrice montessoriana Francesca Perica, che ha approfondito l'argomento su Uppa. Perché parlare con onestà e chiarezza ai bambini di temi come il concepimento e la sessualità è essenziale per favorire lo sviluppo di una percezione corporea sana fin dai primi anni.

Non esistono genitori preventivisti

“La prima cosa importante è proprio questa: si parte dalle domande dei bambini - esordisce Quadrino -. Quindi lasciamo perdere i libri preventivisti e il discorso diretto, dal nulla: non funziona”. Il punto di partenza è creare in casa un clima in cui il bambino sa che può chiedere tutto ciò che si sente. “Che si parli di morte, di divorzio, di omosessualità, di guerra... i genitori devono impostare fin da subito la sicurezza che le cose che il bambino chiede avranno una risposta”. E quando quella domanda arriva, c'è un primo passo fondamentale: segnalare al bambino che è una buona domanda. “Quando un bambino fa una domanda su un tema impegnativo è importante dirgli: "È bello che tu me lo chieda". Questo aiuta anche l'adulto a mettersi in assetto di risposta positiva”, spiega la psicoterapeuta.

Capire cosa il bambino sa già

Prima di lanciarsi in spiegazioni elaborate, è utile fare un passo indietro. “Sarebbe interessante capire che cosa il bambino sa già, che cosa ha sentito dire. “Ma ne parli perché qualche tuo compagno aspetta un fratellino?”, suggerisce Quadrino, che racconta un aneddoto significativo: “C'è una vecchia storiella: un bambino dice al papà "Ma noi da dove veniamo?". E il padre si arrampica su tutta una descrizione filosofica sul fatto che veniamo dalla mente di Dio ma anche dal corpo della mamma. E il bambino lo guarda sempre più perplesso perché lui voleva solo sapere: "Ah, è arrivato un bambino che viene dal Marocco". Questo rende bene l'idea: chiedere al bambino cosa vuole sapere davvero, perché noi non lo sappiamo”. Francesca Perica concorda: “Il primo passo è intavolare una piccola conversazione per cercare di comprendere cosa già il piccolo sa e pensa al riguardo. Partendo dalle sue idee e credenze sarà più semplice stimare il suo livello di comprensione e interesse”.

Un pezzetto alla volta

È poi fondamentale partire da poche informazioni, un pezzetto alla volta - continua Quadrino - per esempio: tra i tuoi compagni c'è qualcuno che ha avuto un fratellino da poco? Tu l'hai vista la mamma mentre aspettava? Riportiamoli sulle loro esperienze. Ricordiamoci che anche noi adulti non riusciamo a seguire una spiegazione su una cosa di cui non sappiamo nulla se ci viene data tutta in una volta”. I bambini apprendono per esperienze visive e sensoriali, quindi è importante riportarli a quello che hanno visto, a ciò che fa parte del loro vissuto quotidiano. “Non dobbiamo fare una lezione né di ginecologia né di biologia - sottolinea la psicoterapeuta - in base a quello che il bambino si sente dire, se il clima conversativo è buono, il bambino farà altre domande: "Ma come entra il bambino nella pancia della mamma?". Perica suggerisce risposte semplici e veritiere, adeguate all'età: “Soprattutto prima dei 3-4 anni è opportuno ricorrere a spiegazioni essenziali. Accantoniamo quindi cavoli e cicogne – elementi che possono creare confusione – e utilizziamo un linguaggio comprensibile e chiaro. Ad esempio: "Nella pancia della mamma c'è un uovo che, quando si incontra con il semino del papà, si trasforma pian piano in un bambino”.

L'imbarazzo degli adulti

Ma perché questa difficoltà? Perché ci imbarazziamo di fronte a una cosa così normale? “Forse perché non siamo stati abituati anche noi a parlarne liberamente”, riflette Quadrino. “In una cultura in cui per secoli la sessualità è stata un tabù, un argomento scomodo da trattare in quanto associato alla vergogna e al pudore, può essere difficile per i genitori capire come rispondere”, osserva anche Perica. 

Bambina con mamma incinta
Bambina con mamma incinta  (getty images)

Su questo punto sia Quadrino che Perica concordano sull'importanza di utilizzare la terminologia corretta. “Se in quella famiglia si nominano gli organi genitali e il bambino è abituato, si può partire da quello: "Il pene dei papà produce dei semi, i semi entrano nella vagina della mamma. Questo succede da adulti, a te non succederà, stai tranquillo -spiega Quadrino - mettiamola anche un po' leggera. Quando questi semi entrano, succede una delle cose più belle della natura: si forma il bambino. Poi se vuoi ti faccio vedere come funzionano le cellule, perché è bellissimo: quelle due cellule piano piano si moltiplicano e piano piano si forma il bambino”. Perica sottolinea: “Utilizzare nomignoli come "farfallina" o "pisellino" non fa che perpetuare i vari tabù connessi alla sessualità e trasmettere ai bambini l'idea che c'è qualcosa di sbagliato nel parlare di questi temi. Utilizzare i termini anatomici rende il dialogo più naturale, aperto e positivo, oltre ad aiutarli a comunicare più efficacemente eventuali problemi fisici e a prevenire, secondo molti esperti, il pericolo di abusi”.

Raccontare una bella storia

Non deve essere per forza una spiegazione scientifica e asettica. «Anche raccontarlo in forma un po' più narrativa, di fiaba... è anche una bella storia, la vita”, dice Quadrino. Ma bisogna essere preparati anche ad altre curiosità. “Parliamo anche di parto: teniamo conto che i bambini vedono la televisione, vedono i film. Il fatto che i parti siano descritti sempre con grandi urla può inquietare qualche bambino. Anche lì bisogna essere pronti a rispondere a eventuali domande in modo sincero ma non brutale : far nascere un bambino  è un grosso sforzo per la mamma, quando uno fa uno sforzo, vedi anche Sinner quando gioca a tennis, si aiuta gridando”.

I bambini sanno più di quanto pensiamo

C'è un'idea diffusa che i bambini siano creature di puro spirito, ignari di certi temi. Ma è davvero così? “I bambini fra loro parlano, e parlano in modo molto più esplicito di quello che noi pensiamo”, avverte Quadrino. Per questo è importante, con grazia e non in forma di interrogatorio, cercare di sapere cosa i bambini sanno già. “A volte a 8, 9, 10 anni hanno già della disinformazione fatta tra coetanei. Il dialogo è fondamentale per evitare che la disinformazione si consolidi o crei confusione”.

L’educazione sessuale non riguarda solo l'atto fisico, ma anche tutte le componenti relative alla salute mentale e fisica, alle relazioni con gli altri e, naturalmente, al rispetto della persona. E tanto più affronteremo queste tematiche in maniera aperta, priva di moralismo e onesta fin dai primi anni, tanto più i nostri figli saranno in grado di viverle con naturalezza e consapevolezza, certi di potersi rivolgere agli adulti in caso di bisogno, senza sentirsi imbarazzati o giudicati.