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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Come parlare ai bambini della guerra per renderli consapevoli, ma senza generare ansia

Giocare alla guerra
Giocare alla guerra  (getty images)

Ogni mese su Fem la rubrica: "Come parlare ai bambini di...". In questo periodo storico i bambini sono costantemente esposti a notizie di guerre. Anche se cerchiamo di proteggerli senza esporli a tg, trasmissioni tv e giornali è inevitabile che ne sentano parlare: come glielo spieghiamo? E come tranquillizzarli se manifestano timore?

di Giulia Cimpanelli

"Ci sono cose da non fare mai, né di giorno, né di notte, né per mare, né per terra: per esempio, la guerra". Rodari è il poeta dei bambini e questi sono tra i suoi versi più belli. Quante cose si possono imparare leggendo le filastrocche e i libri di Gianni Rodari! Questo è chiaro a tutti i bambini: la guerra è una cosa brutta, qualcosa di negativo. In questo periodo storico i bambini sono costantemente esposti a notizie di guerre. Anche se cerchiamo di proteggerli senza esporli a tg, trasmissioni tv e giornali è inevitabile che ne sentano parlare: come glielo spieghiamo? E come tranquillizzarli se manifestano timore?

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Quando le parole arrivano comunque

Anche se cerchiamo di proteggere i nostri figli evitando che guardino i telegiornali o ascoltino notizie drammatiche, le parole "guerra", "missili", "morti" arrivano comunque alle loro orecchie, attraverso la scuola, i discorsi degli adulti, perfino le immagini nei manifesti per strada. Come spiega la psicoterapeuta Camilla Stellato, "è importante parlare con loro, con parole adatte alla loro età, senza anticipare paure che non hanno espresso, ma nemmeno ignorare le loro domande".

In una società mediatica dove piovono ovunque immagini e notizie di racconti drammatici e angoscianti, viene spontaneo chiedersi: come facciamo a parlarne ai più piccoli per rassicurarli, quando anche noi adulti siamo preoccupati? La psicologa Chiara Bosia sottolinea che "i bambini sono estremamente vulnerabili all'insicurezza creata dalla guerra. Le guerre provocano anche notevoli conseguenze sulla salute mentale, dalla depressione ai disturbi d'ansia fino al disturbo da stress post-traumatico, soprattutto nei più piccoli ancora in fase di sviluppo emotivo e cognitivo".

Dire la verità in modo semplice

Un modo per spiegare la guerra, suggerisce Stellato, è dire la verità in modo semplice: "A volte gli adulti, soprattutto quelli che governano, hanno punti di vista diversi, interessi opposti e non riescono a trovare un accordo. Quando non riescono a parlarsi in modo pacifico, purtroppo può succedere che usino il potere, la forza e le armi per cercare di avere ragione o per ottenere quello che vogliono. Questo è quello che chiamiamo guerra".

Da un punto di vista antropologico, le guerre sono sempre state presenti nella storia dell'umanità, ma non sono l'unica risposta possibile ai conflitti. Lo studioso Roger Caillois ci ricorda che nella guerra, come in certi rituali, si sprigiona un'energia collettiva fatta di appartenenza, potere e distruzione. "Questi meccanismi esistono anche nella vita quotidiana, nei litigi, nei partiti o nei gruppi scolastici - osserva Stellato -. È importante far capire ai bambini che conoscere queste dinamiche ci aiuta a scegliere un'altra strada rispetto al conflitto aggressivo. Il bene comune è più importante di quello esclusivo del singolo o del gruppo di appartenenza".

La paura che arrivi anche qui

"Maestra, ma la guerra arriverà anche qui da noi?", "Mamma, ho paura della guerra, posso dormire con te?": due domande che mettono paura, lasciano impotenti e confusi. La paura è una risposta naturale e sana davanti a qualcosa che non si conosce o che si percepisce come pericoloso. "Ma la paura dei bambini ha bisogno di contenimento, non di rassicurazioni generiche", chiarisce la psicoterapeuta.

Un modo utile per aiutarli a sentirsi più sicuri è usare una cartina geografica, mostrare dove si trovano i conflitti di cui hanno sentito parlare, quanto distano da noi e spiegare che ogni guerra ha cause, alleanze, dinamiche specifiche. Stellato suggerisce di dire: "Capisco che ti spaventi, è normale sentirsi così quando si sente parlare di cose brutte. Però ti faccio vedere sulla mappa dove stanno succedendo queste cose, e ti spiego anche perché la guerra non arriverà fino alla nostra città. Vedi? Qui ci sono situazioni diverse, regole diverse, persone che stanno lavorando perché questo non accada anche da noi".

Questo aiuta a localizzare e contestualizzare, due azioni fondamentali per ridurre l'ansia infantile. "Utilizzare strumenti alla portata di tutti come fiabe, storie, giochi e attività può essere utile per far sì che i bambini si aprano e comunichino ciò che pensano e sentono - conferma l'insegnante Maria Ruggi, autrice del sito Maestra Mary - così da poter rispondere al loro bisogno di rassicurazione, senza farli sentire soli, ascoltandoli e lasciando spazio per le loro domande, traducendo le loro emozioni".

Quando muoiono anche i bambini

Se un bambino ha sentito che nelle guerre muoiono anche bambini, non serve negarlo, ma nemmeno rendere questa informazione più traumatica. "La verità, detta con delicatezza, è sempre la strada giusta", afferma Stellato. Si può dire: "Sì, purtroppo quando c'è la guerra a volte non vengono colpite solo le persone che combattono, ma anche chi non c'entra nulla, come i bambini e le loro famiglie. Questo succede perché chi fa la guerra non sempre si preoccupa di proteggere chi è più fragile, anche se dovrebbe".

Bambina in guerra
Bambina in guerra  (getty images)

È importante aggiungere che ci sono persone e organizzazioni che lavorano ogni giorno per aiutare chi si trova in pericolo, e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa per sostenere chi soffre, come donare ad associazioni umanitarie che operano sul campo. "Dare un senso di azione possibile aiuta i bambini a non sentirsi impotenti", spiega la psicoterapeuta.

Le manifestazioni per la pace

È giusto far partecipare i bambini alle manifestazioni per la pace? "Sì, da un punto di vista psicologico può essere un'esperienza preziosa", risponde Stellato. "Le manifestazioni non sono solo eventi politici: sono riti collettivi in cui le persone danno forma visibile ai propri valori". Portare un bambino a una manifestazione aggregandosi a gruppi pacifici significa mostrargli che esistono tante persone che si uniscono per dire: "Per noi i diritti, la pace e la dignità umana sono più importanti del potere e del denaro". Significa dire: "Non sei solo a volere un mondo migliore". E questo infonde speranza. "Inoltre, il corpo che partecipa, che cammina, canta, tiene un cartello, incarna il messaggio. E per i bambini, l'esperienza concreta conta più delle parole", sottolinea Stellato.

Strumenti per aiutare i genitori

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi libri pensati per aiutare genitori e insegnanti ad affrontare questo tema delicato. "Che paura la guerra!" di Barbara Franco, edito da QUID+, racconta l'amicizia tra due bambini, Pietro e Viktor, così forte da superare confini, barriere e conflitti dei grandi. Il volume include anche giochi e attività per allenare la calma e ridurre gli stati d'ansia.

Per i bambini più grandi, libri come "Il nemico. Una storia contro la guerra" di Davide Calì mostrano attraverso la narrazione come lo scambio di prospettiva possa rivelare che il presunto nemico non è così diverso da noi. "La bambina da oltre il confine" di Lia Levi racconta invece la storia di Iryna, una bambina ucraina costretta a lasciare il suo Paese in guerra, mentre "Una guerra ingiusta" di Stefania Battistini porta la testimonianza diretta dall'Ucraina sotto le bombe.

Come ci ha insegnato Rodari, parlare di guerra ai bambini significa anche educarli alla pace, far capire loro che esistono alternative al conflitto e che ognuno di noi, anche nel piccolo, può fare la differenza. Perché, come recita il suo "Promemoria": ci sono cose da fare ogni giorno, cose da fare di notte, e ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra. Per esempio, la guerra.