Intelligenza artificiale a scuola: e se invece di proibirla si insegnasse come usarla?
Una rivoluzione silenziosa sta trasformando le aule italiane. E a guidarla non sono solo le macchine, ma soprattutto chi sa ancora guardare negli occhi gli studenti
Condividi su
È mattina in una classe di scuola media italiana. La professoressa apre il registro digitale, ma stavolta non è sola: un assistente virtuale le suggerisce quali studenti potrebbero aver bisogno di un supporto extra oggi, basandosi sui loro progressi recenti. Prepara una lezione personalizzata usando una piattaforma che genera materiali adattati ai diversi livelli di apprendimento. Durante l'ora, mentre gli studenti lavorano su tablet con esercizi che si autoregolano in base alle loro risposte, lei si concentra su Marco, che sembra distratto, e su Sofia, che ha appena avuto una crisi d'ansia.
Non è fantascienza. È la scuola del 2025. E secondo un nuovo studio che sta facendo discutere il mondo dell'istruzione, quello che vediamo oggi è solo l'inizio di una trasformazione che ridefinirà profondamente il mestiere di insegnante.
Il 60% delle competenze docenti sarà ridisegnato entro il 2035
Lo studio "La professione docente nella scuola di domani", realizzato da EY in collaborazione con Sanoma Italia lancia una previsione che suona come un campanello d'allarme: entro il 2035, il 60% delle competenze richieste ai docenti italiani sarà ridefinito dall'impatto dell'intelligenza artificiale, della digitalizzazione e dall'evoluzione delle metodologie didattiche. Solo il 36% delle competenze rimarrà stabile.
Non si tratta di una sostituzione – ci tiene a precisare Carlo Chiattelli, People Consulting Leader di EY Italia – ma di una ridefinizione. "L'impatto dell'intelligenza artificiale sull'esperienza didattica, l'arrivo di nuove generazioni di 'nativi digitali' e l'evoluzione della domanda di lavoro stanno ridefinendo il ruolo e le competenze dei docenti", spiega Chiattelli, sottolineando che "la centralità del docente all'interno della comunità educativa sarà rafforzata: se usati in modo efficace, l'IA e le nuove tecnologie applicate alla didattica consentiranno ai docenti di dedicare più tempo alla cura dell'aspetto umano e relazionale dell'insegnamento". È un messaggio che merita attenzione: la tecnologia non cancella l'insegnante, ma lo libera dalle incombenze ripetitive per restituirgli ciò che nessuna macchina potrà mai fare – ascoltare, empatizzare, motivare, ispirare.
Un cambio di paradigma già in corso
La trasformazione non è più una prospettiva futura: è già qui. Il 29 agosto 2025, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato le prime Linee guida ufficiali per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle scuole italiane, firmando così l'ingresso formale dell'IA nel sistema educativo nazionale.
Secondo un'indagine condotta da Indire in collaborazione con La Tecnica della Scuola, che ha coinvolto 1.803 docenti di ogni ordine e grado, oltre la metà degli insegnanti intervistati (52,4%) utilizza già regolarmente strumenti di IA nelle proprie attività didattiche, mentre il 10% la utilizza come strumento compensativo per studenti con difficoltà.
I numeri però raccontano anche una realtà a macchia di leopardo. Solo il 12% delle scuole primarie italiane integra strumenti di IA nel programma, e il 68,2% degli insegnanti ritiene necessaria una formazione specifica sull'IA. Un dato che trova eco a livello europeo: il 75% dei docenti europei non ha ancora ricevuto una formazione sull'IA, nonostante il 56% chieda corsi su come insegnare e usare l'IA in sicurezza. In Austria si arriva all'88% di docenti senza training, in Francia all'80%, in Italia al 66%.
Le tre direttrici del cambiamento
Lo studio EY-Sanoma individua tre direttrici fondamentali che guideranno l'evoluzione delle competenze dei docenti nei prossimi 10 anni. Prima fra tutte, l'integrazione di agenti intelligenti e strumenti digitali avanzati permetterà di automatizzare attività standardizzate, pur mantenendo centrale il ruolo del docente nelle scelte pedagogiche. In parallelo, le competenze relazionali, adattive ed emotive diventeranno determinanti nell'esperienza didattica delle nuove generazioni, abituate alle interazioni digitali ma bisognose di connessioni umane autentiche. Infine, la didattica si orienterà verso modelli personalizzati e data-driven, con l'uso di piattaforme interattive e strumenti di monitoraggio in tempo reale che richiederanno nuove abilità in ambito data literacy e progettazione digitale.
La "data literacy" – la capacità di leggere, interpretare e utilizzare i dati in tempo reale – diventa così una competenza chiave. Gli insegnanti del futuro dovranno saper leggere dashboard che mostrano i progressi di ogni studente, identificare pattern di apprendimento, personalizzare percorsi didattici basandosi su evidenze concrete.
Come cambia il mestiere: dalla materna alle superiori
La trasformazione non sarà uguale per tutti. Lo studio rivela come l'impatto dell'IA varierà significativamente a seconda del grado scolastico e dell'area disciplinare.
Scuola dell'infanzia: qui il cambiamento sarà più contenuto. Il 39% delle competenze risulterà stabile, perché il docente manterrà un profilo centrato sul supporto emotivo e sociale dei bambini piccoli – un ambito dove la presenza umana resta insostituibile.
Scuola primaria: oltre il 40% delle competenze sarà ridefinito, con un focus sulla personalizzazione didattica e lo sviluppo personale. Tra le nuove abilità figurano l'uso di strumenti digitali interattivi, l'implementazione di attività didattiche crossmodali e di protocolli di inclusione digitale.
Scuole medie: l'evoluzione si articola per area disciplinare. Nell'ambito scientifico, il 44% delle competenze subirà una trasformazione orientata alla tecnologizzazione e alla personalizzazione della didattica. Il 27% delle competenze sarà introdotto come nuovo requisito professionale. Nell'area umanistica, il 41% delle competenze relative alla comunicazione evolverà verso la facilitazione espressiva e la personalizzazione, attraverso strumenti per l'analisi semantica dei testi, assistenti virtuali alla scrittura e ambienti di confronto peer-to-peer.
Scuole superiori: qui l'impatto è più marcato. Nell'area scientifica, il 42% delle competenze evolverà nell'ambito della personalizzazione e del supporto individualizzato. Nell'area umanistica, il 55% delle competenze evolverà e il 12% sarà esposto al rischio di sostituzione da parte dell'IA, soprattutto per attività come la generazione di contenuti e l'analisi semantica dei testi. Il 38% delle competenze di sostegno sarà rafforzato o ridefinito in chiave emotiva, con particolare attenzione alla mindfulness e alla resilienza relazionale.
Insegnanti di sostegno: il loro ruolo evolverà verso una funzione di interfaccia tra studenti, tecnologie e famiglie. Entro il 2035, il 40% delle competenze sarà ridefinito, con un focus su adattamento della didattica, supporto emotivo e utilizzo di strumenti digitali per l'inclusione. Tra le competenze emergenti si segnalano la co-progettazione con chatbot educativi, la gestione di ambienti digitali sicuri e la promozione della consapevolezza digitale.
Gli strumenti concreti: cosa stanno già usando gli insegnanti
Ma cosa significa, concretamente, insegnare con l'intelligenza artificiale? Vediamo alcuni esempi pratici già in uso nelle scuole italiane ed europee.
Piattaforme come MagicSchool AI offrono oltre 60 funzionalità diverse pensate per i docenti: dallo sviluppo automatico di lesson plan e unità didattiche, alla progettazione di verifiche e quiz, dalla generazione di materiali e schede di esercizi personalizzati, fino alla creazione di newsletter da inviare alle famiglie. Altre piattaforme come Eduaide e Algor forniscono strumenti simili, tutti pensati per alleggerire il carico burocratico e amministrativo.
Le Linee guida ministeriali individuano esempi concreti per diversi attori: per i dirigenti scolastici, supporto nella pianificazione e gestione documentale; per il personale amministrativo, automazione delle pratiche ripetitive; per i docenti, creazione di materiali didattici personalizzati, simulazioni interattive, rubriche di valutazione e tutoraggio digitale; per gli studenti, percorsi di apprendimento su misura, feedback immediati e maggiore inclusione.
Le applicazioni pratiche spaziano dalla generazione di quiz personalizzati alla creazione di simulazioni interattive, dall'analisi automatica degli errori più comuni alla proposta di percorsi di recupero individualizzati. Alcuni insegnanti usano l'IA per tradurre materiali per studenti stranieri, altri per creare versioni semplificate di testi complessi per studenti con disturbi specifici dell'apprendimento.
Il rischio del divario digitale
C'è un rovescio della medaglia che non può essere ignorato. Quasi un docente su due (46%) teme che chi non accede a strumenti di IA resti indietro, con un picco del 64% in Germania. Le scuole private risultano in media più attrezzate con tutor IA e piattaforme dedicate rispetto alle pubbliche.
I rischi individuati includono il digital divide – le scuole con meno risorse rischiano di rimanere indietro, aumentando le disparità territoriali –, i bias algoritmici che possono riprodurre o amplificare disuguaglianze, la formazione insufficiente dei docenti, e la dipendenza tecnologica che potrebbe trasformare gli studenti in utenti passivi invece che cittadini critici.
Questo cambio di paradigma si inserisce in un contesto in cui il mismatch tra competenze scolastiche degli studenti e richieste del mercato del lavoro ha raggiunto in Italia il 47%, superando la media OCSE del 40,9%, rendendo fondamentale un ripensamento sistemico della formazione docente.
La visione Unesco: educare all'uso consapevole
Il dibattito internazionale sull'IA nella scuola non riguarda solo l'efficienza, ma tocca questioni etiche profonde. L'Unesco ha sviluppato framework specifici che analizzano l'impatto etico, sociale e pedagogico dell'IA, affrontando problemi come i bias nei dati e negli algoritmi che possono perpetuare discriminazioni, l'opacità degli algoritmi che funzionano come "scatole nere", la privacy e protezione dei dati, e la manipolazione attraverso contenuti generati dall'IA. Nel 2023, solo 7 paesi (Cina, Finlandia, Georgia, Qatar, Spagna, Thailandia e Turchia) avevano sviluppato o stavano sviluppando programmi di formazione sull'Intelligenza Artificiale per i docenti. Un dato che evidenzia quanto la strada sia ancora lunga.
Le competenze del cuore: l'empatia come nuovo superpower
Paradossalmente, in un mondo sempre più tecnologico, le competenze più umane diventano le più preziose. Le competenze di carattere socio-comportamentale – capacità di ascolto, empatia, prosocialità – diventeranno ancor più importanti in un ambiente scolastico sempre più digitalizzato e multimediale.
Le competenze relazionali, adattive ed emotive diventeranno determinanti per le nuove generazioni, abituate alle interazioni digitali ma bisognose di connessioni umane autentiche.
È qui che si gioca la vera partita. L'intelligenza artificiale può correggere esercizi, generare contenuti, personalizzare percorsi. Ma non può vedere lo sguardo perso di uno studente che sta attraversando un momento difficile. Non può cogliere il momento giusto per un incoraggiamento o per una parola di conforto. Non può trasmettere la passione per una materia attraverso il racconto di un'esperienza personale.
Cosa dice chi insegna: tra entusiasmo e prudenza
Le reazioni del mondo della scuola sono varie. Si possono identificare tre categorie di docenti: gli entusiasti, che vedono nell'IA un'opportunità per innovare i metodi didattici e rendere le lezioni più coinvolgenti attraverso simulazioni, realtà aumentata e tutor intelligenti; i curiosi, che si trovano in una posizione intermedia e dichiarano "Non conosco bene l'IA, ma vorrei saperne di più per giudicare"; e chi è più cauto o scettico.
Secondo il Report GoStudent sul futuro dell'istruzione 2025, IA e cybersicurezza emergono tra le nuove materie richieste per prepararsi al lavoro di domani. Allo stesso tempo, famiglie e docenti spingono su competenze trasversali come comunicazione, pensiero critico e gestione dello stress – quest'ultima è la priorità numero uno da portare in classe.
Le linee guida italiane: principi etici e responsabilità
Le linee guida ministeriali (DM n. 166/2025) stabiliscono principi chiari: l'IA affianca i docenti senza sostituirli; le scuole hanno la responsabilità etica e tecnica degli strumenti digitali adottati; gli studenti devono sapere quando viene usata l'IA; l'IA deve favorire l'accessibilità per studenti con BES e DSA; competenze digitali e pedagogiche dei docenti diventano fondamentali.
Il dirigente scolastico ricopre la responsabilità primaria nella governance dei sistemi di IA adottati dall'istituzione scolastica, dovendo garantire una chiara definizione dei ruoli e promuovere un utilizzo dell'IA consapevole ed etico. Ogni istituzione scolastica diventa "deployer" dei sistemi di IA, quindi responsabile della loro gestione conforme alle norme europee e nazionali.
Le linee guida prevedono un ciclo di adozione con analisi, pianificazione e monitoraggio. Sulla piattaforma Unica le scuole potranno consultare le linee guida in forma interattiva, inserire progetti, condividere esperienze, accedere a materiali operativi su adempimenti privacy e riusare buone pratiche.
La sfida della formazione: imparare a imparare di nuovo
Il nodo cruciale rimane la formazione. Non si può chiedere agli insegnanti di reinventare il proprio mestiere senza fornire loro gli strumenti per farlo. Durante un importante evento di formazione professionale (Job&Orienta 2023), esperti hanno discusso dell'impatto dell'IA su educazione e lavoro, condividendo esempi di ambienti di apprendimento interattivi potenziati dall'IA, in cui lo studente procede in modo autonomo ricevendo feedback immediati, mentre il docente monitora i progressi tramite dashboard intelligenti. Si è riflettuto sul delicato equilibrio tra elemento umano e tecnologia: l'IA può automatizzare molte operazioni, ma non potrà mai sostituire l'empatia e la guida morale di un bravo insegnante.
Per rendere l'Italia davvero "AI ready" servono investimenti concreti in infrastrutture, connessioni e device adeguati per tutte le scuole; piani di aggiornamento docenti capillari e pratici; reti di sperimentazione per scambiare buone pratiche tra scuole, università e imprese; monitoraggio e valutazione per capire davvero se l'IA migliora i processi di apprendimento e inclusione.
Il futuro si scrive oggi
Mario Mariani, amministratore delegato di Sanoma Italia, sintetizza bene la sfida: "Come editore scolastico, supportiamo ogni giorno insegnanti, studentesse e studenti dentro e fuori la classe. Affinché il nostro sostegno sia efficace, è fondamentale conoscere bene lo scenario in cui ci muoviamo, le sue dinamiche e i suoi protagonisti, per costruire una visione chiara e consapevole del futuro. Questo studio ci permette di conoscere in maniera approfondita i trend evolutivi che interesseranno la professione docente e quali competenze gli insegnanti potranno mantenere e quali nuove competenze dovranno sviluppare."
La scuola del futuro non sarà fatta solo di algoritmi e intelligenza artificiale. Sarà fatta di insegnanti che sapranno usare questi strumenti per fare meglio ciò che hanno sempre fatto: accompagnare giovani esseri umani nella loro crescita, aiutandoli a diventare cittadini consapevoli, critici, capaci di governare il cambiamento invece di subirlo.
"Circa un terzo delle competenze professionali dei docenti non cambierà nei prossimi dieci anni, un dato che conferma il valore fondamentale di alcune competenze chiave per questa professione, dalla gestione della classe alla conoscenza della materia d'insegnamento", sottolinea Chiattelli.
La vera rivoluzione, forse, non sta nel sostituire l'umano con il tecnologico, ma nel liberare l'umano dalle catene del ripetitivo per restituirgli il tempo di essere pienamente, profondamente umano. Di guardare negli occhi uno studente e capire, senza bisogno di dati, che proprio oggi ha bisogno di essere ascoltato. Di raccontare una storia che accende una scintilla di curiosità. Di trasmettere, con l'esempio più che con le parole, cosa significa essere una persona che non smette mai di imparare.
Perché alla fine, questa è la lezione più importante che nessuna intelligenza artificiale potrà mai insegnare: cosa significa essere umani.
Condividi su