L'educazione svedese? Una questione di rispetto
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Niente punizioni, niente urla. Solo una conversazione pacata mentre Astrid, 4 anni, raccoglie i giocattoli sparsi sul pavimento del salotto di casa sua, a Stoccolma. Non è stata costretta a farlo: ha semplicemente osservato i genitori sistemare con calma la loro parte di disordine, spiegandole perché è importante prendersi cura degli spazi comuni. Benvenuti nell'educazione familiare nordica, dove il rispetto reciproco e l'esempio sostituiscono autorità e imposizioni.
In un'epoca in cui i genitori si trovano bombardati da metodi educativi contrastanti e pressioni sociali crescenti, il modello scandinavo di genitorialità emerge come un'oasi di pragmatismo e serenità. Un approccio che mette al centro l'autonomia del bambino e la costruzione di relazioni autentiche, rifiutando sia l'autoritarismo del passato che l'iperprotettività contemporanea. Ma come funziona davvero questo metodo che sta conquistando l'attenzione di genitori in tutto il mondo? “I valori portanti sono ascolto, comprensione, comunicazione, empatia, rispetto. La Svezia è stato il primo paese al mondo a rendere le punizioni corporali - come per esempio la sculacciata - illegali, per esempio”, spiega Federica Pepe, ideatrice del progetto social mammainsvezia, un’interessante pagina Instagram dedicata a curiosità e aneddoti sulla vita in Svezia, autrice del saggio Educazione nordica (Sperling & Kupfer, 2024) e del nuovo Outdoor, educazione senza confini (Sperling & Kupfer, 2025).
Perché sei stata attratta dall’educazione svedese?
Mi piace molto l’attenzione che c’è per il bambino, il suo essere al centro e il rispetto che gli si dà. Noto molta comprensione, rispetto dei tempi, attenzione a ciò che gli si dice e libertà di lasciargli prendere alcune decisioni, ovviamente che non ledono a loro e rapportate alla loro età. Non è così comune, benché sicuramente capiti, vedere un genitore alzare la voce, quanto piuttosto mettersi all’altezza del bambino per comunicare, spiegare e cercare di capire.
Educazione svedese: regole e risultati
Come si può metterla in pratica? Consigli?
Forse provando ad interrogarci noi su come vorremmo essere trattati in quanto individui. Il fatto che siano “piccoli” non li rende meno bisognosi di rispetto e attenzione, così come di pazienza e comunicazione.
Quali i risultati?
Posso parlare per me e per la mia esperienza di mamma: noto che quando mi pongo con calma e dando spiegazioni, sempre rapportate a ciò che lui può comprendere, c’è più possibilità da parte sua di capire ciò che voglio dirgli, soprattutto in momenti in cui magari c’è stato un “no”. Non sempre funziona, non sempre capisce, giustamente data la sua tenera età, e non sempre si risolve senza pianti, ma a lungo termine vedo i risultati. Noto per esempio che le regole che abbiamo in casa, come di non lanciare i giochi, è stata interiorizzata spiegando più volte con calma perché non va fatto, piuttosto invece di urlare, arrabbiarmi e togliere il gioco. Lui sa che non si fa, ha capito il perché e, nonostante capiti magari quando è arrabbiato che lo faccia, è poi lui, nei momenti più lucidi, a spiegarmi che cosa è successo e perché non andava fatto. Questo è solo un esempio, ma io personalmente noto un riscontro positivo.
Consigli per seguirla
Come riuscire a essere meno apprensivi?
Non so se ho una risposta, è molto soggettivo, sia per i genitori sia per i bambini, ognuno con le sue peculiarità. Sicuramente riporre la nostra fiducia in quello che i bambini fanno è importante, così come il dialogo e la comunicazione.
Come comportarsi quando un bambino non fa quello che deve, fa i capricci o non si comporta come ci aspetteremmo?
Non è mai facile, la maternità e la paternità ci mettono di fronte a innumerevoli sfide, a tanta stanchezza e spesso poco tempo. Credo che cercare, per quanto possibile, di fare del nostro meglio, pensando a come ci comportiamo, cosa diciamo e come agiamo sia importante. Non daremo sempre il nostro meglio, non riusciremo a essere sempre calmi, ma almeno provarci può fare la differenza.
Il metodo è applicato a una fascia di età ben precisa?
Così su due piedi mi verrebbe da dire di no, in quanto penso che tutto ciò che ho elencato come ascolto, comprensione, empatia e il resto siano importanti ad ogni età.
Una mamma italiana in Svezia
Qual è, in breve, la sua storia?
Sono sempre stata affascinata dai paesi nordici e a 26 anni sono partita da sola per fare la ragazza alla pari in Inghilterra, a Manchester, sperando che sarebbe stato il mio trampolino di lancio per vivere all’estero. Lì, tramite però una app di incontri, ho “conosciuto” Joakim, oggi mio marito, un ragazzo svedese che era lì in vacanza. Non ci siamo visti, ma abbiamo parlato al telefono per quattro mesi prima che io volassi in Svezia a conoscerlo. Ci siamo innamorati a prima vista e dopo qualche mese di relazione a distanza Italia – Svezia, mi sono trasferita. Cercavo lavoro in un asilo, lavoro che avevo svolto anche in Italia, ma ho inizialmente cominciato a lavorare in una gelateria fino a quando non ho iniziato a masticare un po’ di svedese e qualche mese dopo ho iniziato a lavorare in un asilo bilingue inglese- svedese. Dopo che è nato il mio bambino, durante la maternità, ho iniziato a raccontare la nostra storia sui social, la vita di una mamma italiana in Svezia e soprattutto l’approccio educativo che c’è qui.
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