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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Il falso mito del “bambino che non dorme”: perché nessuno ci insegna a far dormire i bambini

Mamma che cerca di addormentare un neonato
Mamma che cerca di addormentare un neonato  (getty images)
Non è un caso: oggi quasi un genitore su due si affida al web per trovare soluzioni al sonno dei figli, spesso senza sapere se siano affidabili . E mentre le informazioni aumentano, la sensazione di essere inadeguati cresce. Forse perché la domanda di partenza è già sbagliata
di Giulia Cimpanelli

C’è un momento preciso in cui quasi tutti i genitori ci arrivano: non è il primo risveglio, né il quinto. È quando capisci che non si tratta di una fase passeggera. Che la stanchezza non finisce con una notte “buona”. Che qualcosa, forse, non sta funzionando come ti avevano detto. E allora inizi a cercare. Libri, consigli, metodi. Routine perfette. Strategie infallibili. Eppure, più cerchi, più ti senti confuso.

Meditazione serale guidata per ridurre ansia e dormire meglio
Non è un caso: oggi quasi un genitore su due si affida al web per trovare soluzioni al sonno dei figli, spesso senza sapere se siano affidabili . E mentre le informazioni aumentano, la sensazione di essere inadeguati cresce. Forse perché la domanda di partenza è già sbagliata.

Il grande equivoco: “insegnare a dormire”

Ci hanno fatto credere che dormire sia una competenza da apprendere. Come mangiare da soli o usare il vasino. Ma il sonno non funziona così. Nel suo nuovo libro, “Nati per dormire. L’approccio che rivoluziona il sonno dei bambini basato sui 4 profili C.A.R.E.” (Vallardi Editore, in uscita il 21 aprile), Chiara Baiguini parte da qui: “il sonno non è un comportamento da correggere, ma un processo da comprendere”.

È una frase che cambia completamente prospettiva. Perché implica che non esiste un metodo universale. E soprattutto che il problema non è il bambino. Un’idea che mette in crisi un intero sistema fatto di regole, schemi e aspettative.

Genitori esausti, non incompetenti

Prima di parlare di bambini, però, serve guardare i genitori, perché la fatica che si accumula nelle notti interrotte non è solo fisica. Sempre più spesso si parla di “genitorialità esausta”, una condizione che va oltre la semplice mancanza di sonno e può trasformarsi in un vero e proprio burnout. Dormire poco non significa solo essere stanchi: significa essere più irritabili, meno lucidi, meno capaci di leggere i segnali del proprio figlio. E qui si crea un circolo vizioso: meno capisci, più provi a controllare, meno funziona, più ti senti sbagliato. Non è solo una questione di sonno, è una questione di relazione.

Il falso mito del “bambino che non dorme”

Un altro punto da mettere in discussione: esistono davvero bambini che “non dormono”? I dati raccontano una realtà diversa. Circa un bambino su quattro sotto i 5 anni ha difficoltà legate al sonno. Non è un’eccezione: è la norma. E soprattutto, il problema raramente è un “difetto” del bambino. Piuttosto, è il risultato dell’incontro tra un sistema nervoso ancora immaturo e un contesto adulto sotto pressione. In altre parole: non è che i bambini non sanno dormire, è che dormono in modo diverso da come ci aspettiamo. E forse siamo noi a non essere preparati a questo.

Il punto di svolta: i profili sensoriali

È qui che entra la parte più interessante del lavoro di Baiguini. In “Nati per dormire”, introduce un concetto poco esplorato nel dibattito comune: i profili sensoriali: “Non esiste una soluzione valida per tutti, ma un modo personale di funzionare per ogni bambino”. Tradotto: ogni bambino elabora il mondo in modo diverso. Luce, rumori, contatto, movimento. Tutto passa attraverso il sistema nervoso. E questo cambia completamente il modo in cui si addormenta, si sveglia, si calma. Un bambino che cerca movimento prima di dormire non è “agitato”, uno che si sveglia al minimo rumore non è “viziato”. Stanno semplicemente funzionando secondo il loro profilo. La domanda diventa allora: stiamo davvero osservando chi abbiamo davanti o stiamo cercando di adattarlo a uno standard?

Bambino che non dorme
Bambino che non dorme  (getty images)

E se il problema fossimo (anche) noi?

C’è un passaggio del libro che merita attenzione: anche i genitori hanno un proprio profilo sensoriale e questo cambia tutto, perché il sonno non è solo ciò che fa il bambino, ma ciò che accade tra due sistemi nervosi. “Il sonno diventa un punto di incontro tra due sistemi nervosi, non un problema individuale”, scrive Baiguini. È una prospettiva scomoda. Perché sposta parte della responsabilità anche su di noi. Ma è anche più realistica. Pensiamoci: quanto la nostra reazione al pianto, alla stanchezza, all’imprevedibilità influenza ciò che succede di notte? E quanto di quello che chiamiamo “problema del bambino” è in realtà una dissonanza tra bisogni diversi?

L’approccio C.A.R.E.: oltre i metodi

Nel libro, questo cambio di sguardo prende forma nell’approccio C.A.R.E.: Connessione: il sonno nasce nella relazione. Accoglienza: la fatica non va negata, Regolazione: il genitore co-regola il bambino. Empowerment: fidarsi di sé. Non è una tecnica o una sequenza di passaggi, ma un vero e proprio cambio di paradigma. E qui vale la pena fermarsi un attimo: siamo davvero pronti ad abbandonare l’idea del controllo? Perché tutto il sistema dei “metodi per dormire” si basa su quello: prevedibilità, ripetizione, risultato. Ma il sonno – come le emozioni – non funziona così.

Più strumenti, meno giudizio

Una delle cose più utili di “Nati per dormire” è che non si limita alla teoria. I quiz sensoriali, ad esempio, permettono ai genitori di iniziare a leggere in modo diverso ciò che succede ogni giorno. Non è una soluzione immediata. E questo potrebbe essere un limite per chi cerca risultati rapidi. Ma forse è proprio questo il punto, perché la promessa di una soluzione veloce è parte del problema. È ciò che alimenta il senso di fallimento quando non funziona.

La domanda giusta (forse)

Alla fine, tutto torna lì. Non è “come faccio a farlo dormire?” ma “cosa mi sta comunicando?”. E ancora: “cosa succede a me mentre succede?”. Non è una risposta semplice e non è nemmeno rassicurante, ma è onesta. In un panorama pieno di regole e metodi, “Nati per dormire” prova a fare qualcosa di diverso: non insegnarti cosa fare, ma aiutarti a capire cosa stai vivendo. E in un mondo che giudica molto e spiega poco, forse è già una piccola rivoluzione.