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Il conflitto genitori e figli è normale, ma non sottovalutarlo

Perché il rapporto genitori figli deve essere così complicato? Ecco qualche consiglio per saper accettare il conflitto, ma cercando di superarlo senza commettere errori
di Redazione

A volte non si riesce a fare a meno di litigare e di vivere incomprensioni nel rapporto con i figli. Anche se può sembrare strano, entrare in conflitto con loro fa bene e non è solo una cosa negativa: vuol dire che manifestano un loro punto di vista. L’importante è non sottovalutare la situazione, evitando di commettere errori comuni per crescerli in maniera serena. Ad esempio? Guarda il video, per non sottovalutare piccoli segnali che potrebbero sfuggirti

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I problemi più comuni

Imparare come gestire i conflitti con i propri figli è una richiesta che arriva molto più frequentemente da padri e madri di figli piccoli, adolescenti o anche adulti. Per ogni fascia di età i problemi da gestire sono differenti, mentre è identica la sensazione di inefficacia e impotenza che hanno i genitori sentendo di non avere le “armi” giuste per affrontare situazioni più o meno complesse che sfuggono al loro controllo e che non mostrano miglioramenti nonostante gli sforzi messi in atto. Ma quali sono le problematiche che riscontrano più difficoltà da parte dei genitori? Anche in questo caso si modificano a seconda delle età, per esempio per un bambino dai 6 agli 11 anni, i genitori affrontano problemi di capricci, cibo, sonno, paure, ansie, panico, aggressività, problemi scolastici sia di studio che di socializzazione e, infine, difficoltà nel distacco con la madre e i familiari. Per i preadolescenti e adolescenti rimangono sempre alcuni disturbi precedenti ma si aggiungono quelli derivanti all’approccio alla relazione con l’altro sesso e la sessualità, anoressia giovanile, bugie, ribellione, comportamenti violenti e autolesionistici, dipendenze, isolamento e chiusura. Nell’età tra i 19 e i 25 anni si aggiungono anche le difficoltà del lavoro quindi prosegue una conflittualità persistente verso i genitori. Anche quando pensi che tuo figlio sia maturato, ecco che nascono altre problematiche, per esempio l’incapacità di staccarsi dalla famiglia, la paura di non trovare un lavoro e aumentano i problemi relazionali.

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Cosa devono fare i genitori?

I genitori, in tutte le età anche se soprattutto quando i figli sono ancora bambini, hanno un ruolo fondamentale, sia a livello educativo che normativo. Questo compito diventa addirittura legale nella fase peggiore della vita di tutti, ossia quella preadolescenziale e adolescenziale. In questa fase i genitori dovrebbero prediligere una terapia diretta, ossia devono essere loro a intervenire, invece, molto più frequentemente, i padri e le madri si affidano a quella indiretta, ossia non gestita da loro stessi ma affidandosi a degli psicologi. Un’altra brutta età da gestire è quella giovanile poiché per i genitori termina quella che viene definita la responsabilità legale, ma questo non comporta la fine delle responsabilità totali, della protezione e dell’affettività nei confronti dei propri figli. Questa è una fase della vita molto particolare poiché i figli vorrebbero essere indipendenti ma spesso sotto l'aspetto economico non riescono ad avere fin da subito la loro autonomia. Tutto ciò porta i genitori ad avere ancora un ruolo preminente e forte che viene percepito dai figli come invasivo, quindi è facile che si creino conflitti, anche di grande portata. Quando i figli poi diventano adulti a tutti gli effetti e iniziano a fare delle scelte che li portano ad avere una propria autonomia, anche a livello economico, e a vivere fuori dalla casa d’origine, il ruolo dei genitori necessariamente si modifica e per poter mantener una relazione efficace, funzionale e duratura nel tempo deve spostarsi da una posizione di superiorità a una di pari ruolo, che permette così di riconoscere al figlio la propria dignità di adulto.

Un metodo famoso per gestire i legami con i figli

Una teoria che ha preso corpo in Germania grazie al sostegno di diversi psicologi affermati, sostiene che un conflitto tra genitore e figlio avvenuto durante l’infanzia può rimanere latente dentro ognuno di noi per un certo periodo, per poi scoppiare in un altro momento e ciò segna l’intera esistenza della persona che lo ha subito. Affinché il rapporto con i propri figli sia positivo e soddisfacente, i genitori hanno il dovere di occuparsi dei loro bisogni primari ma non solo. Per creare un rapporto di fiducia, per esempio i genitori devono dedicare del tempo di qualità ai propri figli, dovrebbero stabilire dei momenti di dialogo, non solo domande generiche. Questi ultimi sono preziosi poiché è molto importante sapersi ascoltare a vicenda. Infine, i padri e le madri dovrebbero cercare di riconoscere quando è il momento di lasciar perdere.

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Problem solving

I genitori si dividono in tre categorie: autoritari, permissivi e indecisi. Tu in quale di questi ti riconosci? Tutti i modelli non sono efficaci, poiché hanno tutti un comune denominatore che li rende negativi, perché tutti prevedono un vincitore e un vinto. Esiste un’altra soluzione, che può avviare a una relazione educativa senza perdenti. Questo metodo si divide in cinque fasi: identificare il conflitto, lasciare emergere ogni soluzione possibile, valutare le soluzioni emerse, scegliere la soluzione migliore e programmare e attuare la soluzione. Con questo metodo “senza perdenti” ogni relazione può essere migliorata avendo così un rapporto all’insegna dell’indipendenza ma anche di affetto e stima reciproca.