Non sono solo parole: imparare sin da piccoli il valore del linguaggio inclusivo
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Secondo i dati della Sorveglianza Health Behaviour in School-aged Children di HBSC Italia, nel 2022 gli atti di bullismo subiti nella cornice della scuola sono più frequenti tra le persone che hanno tra gli 11 e i 13 anni (e nelle ragazze). Il fenomeno del cyberbullismo (atti di violenza fisica o psicologica, anche in anonimato, compiuti attraverso i social network e attraverso la diffusione di materiale denigratorio come foto e i video o la creazione di gruppi contro una persona, una specifica comunità o perfino usanze e oggetti) è pure in crescita nella stessa fascia di età.
Il metodo più usato per bullizzare una persona o una comunità o per denigrare usi, costumi e oggetti è la parola: le discriminazioni di genere, di orientamento sessuale, di identità di genere, legate all'etnia o alla classe sociale avvengono anche sotto forma di scherno continuo e costante oltre che sotto forma di espressioni comuni che, come società, abbiamo normalizzato, ma che, alle orecchie della persona offesa, risuonano come insulti e violenze psicologiche. In Italia, nel 2017 è stata istituita la Giornata contro il Bullismo: ogni 7 febbraio istituzioni, spazi culturali, associazioni e aziende si schierano contro un fenomeno in crescita per sensibilizzare soprattutto i giovani e le giovani (ma anche gli adulti e le adulte).
PERCHé è FONDAMENTALE PARLARE UN LINGUAGGIO INCLUSIVO
In tal senso è importante parlare di linguaggio inclusivo, da contrapporre a qualsiasi linguaggio che tratta le persone ingiustamente, insulta o escluda una persona o un gruppo. Un esempio di linguaggio inclusivo è adattare ciò che si dice e come lo si dice alla situazione come atto di responsabilità: cosa è appropriato e cosa no? Con chi stiamo interagendo? I danni che un linguaggio non inclusivo può causare vanno dall’insultare leggermente qualcuno fino, in casi estremi, a provocare traumi e depressioni. E non stiamo esagerando. Soprattutto nell'ambiente scolastico la perpetrazione di linguaggi non inclusivi può minacciare la salute mentale, causare danni psicologici a lungo termine e persino dare origine a sintomi fisici, ad attacchi di panico, stress, incapacità di apprendere o di socializzare.
Generation-Ami: l'iniziativa che guida verso una scuola più inclusiva
Si inserisce in tal senso l'impegno di molte realtà, non solo associative (come il Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop) ma anche aziendali, come Citroën che, grazie all'iniziativa “GënerationAMI – a scuola di anti bullismo”, coinvolge 700 classi e 17mila studenti proprio con lo scopo di contrastare il fenomeno.
Consapevoli che persone molto giovani, ragazzini e bambini in particolare, tendano a lasciarsi influenzare dalle dinamiche di “branco” e a sviluppare linguaggi di gruppo che creano un senso di connessione ma che diventano facilmente offensivi per chi è identificato come diverso o estraneo al gruppo, l'iniziativa entra nelle scuole per lavorare sul linguaggio inclusivo. Da contrapporre a qualsiasi linguaggio che verbalizza la violenza perpetrando stereotipi e scherno, linguaggio inclusivo significa adattare ciò che si dice, e come lo si dice, alla situazione come atto di responsabilità. Cosa è appropriato e cosa no? Con chi stiamo interagendo?
La ricerca: natura e dimensioni del fenomeno
Lo scorso anno Citroën ha realizzato una survey che ha permesso di misurare la diffusione e la natura degli episodi di bullismo e cyber-bullismo nelle scuole: è emerso che 4 adolescenti su 10 sono stati vittime di bullismo per il loro orientamento sessuale e oltre un terzo (35 per cento) è stato preso in giro per l’aspetto fisico. Da qui nasce il progetto formativo “GënerationAMI – a scuola di anti bullismo”, che la maison automobilistica realizza in collaborazione con il Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop.
Tra le scuole aderenti all’iniziativa, venti sono state selezionate per ospitare delle sessioni in aula ma anche test drive nel cortile interno degli istituti (la “testimonial”, Citroën Ami 100% ëlectric, è pensata per i giovanissimi e si può guidare a partire dai 14 anni).
Si tratta di iniziative fondamentali, dalle più piccole sessioni di confronto tra alunni e docenti fino alle occasioni istituzionali: occorre comprendere che il bullismo nasce sempre da uno squilibrio di potere. Un bullo o un gruppo di bulli hanno il potere sulla vittima a causa di fattori come sesso, età, classe sociale, colore, abilità e di meccanismi di replica. I bulli spesso copiano ciò che vedono in casa o, in generale, i linguaggi usati dagli adulti di riferimento: per questo è importante che le scuole, grazie anche al sostegno di aziende e associazioni friendly, intervengano esercitando il loro ruolo di spazio educativo.
Se pensi di essere vittima di bullismo o qualcuno che conosci lo è, non esitare a contattare il Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop alla mail info@bullistop.com.
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