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Come capire se tuo figlio è vittima di bullismo o cyberbullismo: il decalogo dei punti a cui prestare attenzione

Il bullismo è un fenomeno in continua crescita, soprattutto nella sua forma virtuale di cyberbullismo, legata cioè al mondo del web. Ma cosa si intende per bullismo? Come individuarlo, approcciarlo e contrastarlo?

Con il termine bullismo si indicano generalmente le prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei. La definizione del fenomeno si basa su tre condizioni: intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione. Il bullismo è contraddistinto da un’interazione tra coetanei caratterizzata da un comportamento aggressivo e purtroppo si tratta di un fenomeno in continua evoluzione: le nuove tecnologie a disposizione, Internet o telefono cellulare, sono divenute ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi per poi diffonderli e renderli pubblici. Trattasi del cosiddetto cyberbullismo, che consiste nell’invio di messaggi offensivi, insulti o foto umilianti tramite sms, e-mail, diffuse in chat o sui social network, allo scopo di molestare una persona per un periodo più o meno lungo.

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Come capire se siamo di fronte a una vittima di bullismo e come comportarci?

Ma quali sono i segnali a cui genitori e insegnanti dovrebbero prestare particolare attenzione per riconoscere quando un bambino/ragazzino è vittima di azioni di bullismo? L’Osservatorio “Bullismo e Cyberbullismo”, uno studio che ha coinvolto oltre 3mila giovani tra gli 11 e i 19 anni e che fa parte del più ampio progetto GënerationAMI, promosso da Citroën Italia e dai suoi alleati Bulli Stop, ha rivelato altrettanti dati sconcertanti, per i quali è necessario intervenire con misure ad hoc. Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop, ha come obiettivo quello di aiutare e sensibilizzare giovanissimi e adolescenti sul tema del bullismo e su come esso possa essere prevenuto e sconfitto in ogni sua forma.
Per questo, all’interno delle azioni promosse da “
GënerationAMI”, c'è anche un decalogo di punti chiave contro il fenomeno: un elenco puntato dei “do’s and dont’s”, ma anche suggestioni pratiche su come affrontare il bullismo sia in quanto ragazzi che in quanto genitori, a cui Citroën si è ispirata dopo aver subìto, a sua volta, una lieve forma di "bullismo" nei confronti della propria auto, Citroën Ami – 100% ëlectric, spesso derisa per il design e le dimensioni.

I dati del bullismo

Da un sondaggio di Amnesty International, realizzato in collaborazione con Doxa, emerge che 7 italiani su 10, circa il 71%, sono convinti che il fenomeno stia aumentando. Di questi il 45% crede che l'incremento sarebbe dovuto proprio alla cassa di risonanza fornita dai social media, mentre per il 26% è colpa del costante clima di incitamento all'odio presente sui media. Ma per un italiano su quattro, in realtà il bullismo è sempre stato presente. E non ci sono sostanziali differenze rispetto al passato, se non che oggi si registrano più denunce.

I dati raccolti dalla rilevazione 2022 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come il 54% degli intervistati tra gli 11 e i 15 anni è stato vittima di episodi di bullismo; il cyberbullismo, invece, ne ha colpito il 30%. Come riporta Wired, “in poco meno della metà dei casi si tratta di offese verbali, ma sono diffuse anche violenze fisiche e psicologiche”. Per queste vittime, la conseguenza del bullismo più evidente e frequente è il senso di solitudine (che colpisce il 28% degli intervistati), di rabbia (27%) e paura (25%). Situazioni che sono anche virtuali e inevitabilmente “social”, visti i dati raccolti dal Moige (Movimento Italiano Genitori): il 22% degli adolescenti, infatti, è collegato per più di 5 ore al giorno.

 

Parliamo quindi ora del decalogo del progetto GënerationAMI: i punti da non dimenticare davanti a bullismo e cyberbullismo.

 

1. Non fingere che vada “tutto bene”

Le vittime di bullismo, spesso, tendono a evitare di parlare di quanto subìto ai propri genitori, tutori o insegnanti, perché è proprio il meccanismo del bullismo che crea vergogna, umiliazione e paura di “disturbare” la propria famiglia o di non essere preso sul serio. Ovviamente, ignorare il problema, sottovalutarlo o addirittura tenersi tutto dentro non è certamente d’aiuto. Secondo Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta oltre che Presidente dell’associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo), “il primo passo per uscirne è prendere consapevolezza e non far finta che vada tutto bene o che sia tutto solamente un gioco. Non è facile, ma la rinascita inizia nel momento in cui si ammette di aver bisogno di aiuto”.

2. L’isolamento non aiuta

Davanti al bullismo, il primo istinto è quello di scappare, evitare l’altro o ulteriori occasioni in cui può ripresentarsi il fenomeno. Si tende, quindi, a isolarsi dal resto del mondo e a smettere di sviluppare rapporti umani e di amicizia poiché solo da soli ci si riesce a sentire al sicuro e protetti. Tuttavia: “Aprirsi a persone esterne alla situazione dolorosa che stai vivendo può aiutare a contestualizzarlo e, magari, a capire che non dappertutto si incontra la prepotenza. Si può trovare anche l’amicizia”.

3. “Dente per dente” non è la soluzione

D’altro canto, c’è chi invece di isolarsi tende a reagire al bullismo subìto con la stessa dose e forma di violenza. Oltre a rischiare di passare dalla parte del torto, questo comportamento è spesso anche controproducente davanti al bullo e rispetto all’integrità della vittima.

4. Il cyberbullismo è bullismo

Spiega lo psicologo: “Il fatto di non avere segni sulla pelle non fa una vittima meno vittima, e per nessun motivo la si deve ritenere responsabile di ciò che le sta capitando”. Insulti sui social, umiliazioni pubbliche, video pubblicati a scopo di derisione: tante sono le sfaccettature del cyberbullismo, che va preso in considerazione e contrastato tanto quanto il bullismo “fisico”.

5. Sii consapevole di cosa significa essere presente online

Nonostante sia in ogni caso sbagliato dare la colpa alla vittima, è anche importante che i giovani, specialmente i minori, siano ben consapevoli di cosa significa condividere foto, video e momenti della propria vita sui social. Il consiglio di Lavenia è di tenere per sé e per la propria cerchia di amici “le tue foto private, i tuoi pensieri più intimi, le situazioni che ti imbarazzano”.

6. Genitore, attento ai segnali

Genitori e amici, state attenti ai segnali delle persone accanto a voi. Lavenia spiega, infatti, che è essenziale che, soprattutto i genitori, siano accoglienti e disposti all’ascolto: “Se ci si accorge che un figlio è triste, irritabile, particolarmente solitario, bisogna cercare di tenere sempre le antenne pronte a captare i segnali, il cuore aperto ad ascoltare”. Per quanto possa essere difficile vedere nostro figlio soffrire, è indispensabile che lui si senta a proprio agio nel dimostrare la sua sofferenza e condividerla.

7. Imparare ad accogliere

Difatti, agganciandoci al punto precedente, la miglior qualità che i genitori possono dimostrare di avere in queste occasioni è la capacità di accogliere senza giudicare. “Metti da parte il rimprovero, il giudizio, il ‘ti avevo avvisato’”, spiega Lavenia, “e prova a essere il porto sicuro a cui tuo figlio possa ancorarsi quando sta male, quando ciò in cui crede crolla, quando gli amici lo tradiscono, quando si accorge di non essere ancora davvero grande da farcela da solo”.

8. Conoscere i pericoli sui social

Consapevolezza e conoscenza dei pregi e dei limiti, talvolta rischiosi, dei social: due strumenti indispensabili e che devono essere insegnati in famiglia. Secondo Lavenia, sarebbe ideale impostare con il figlio “le password e la privacy sui social”, oltre che controllare “l’età consentita per app e games”. Come sempre, la comunicazione è la chiave: “Parlane con i tuoi figli”, dice rivolgendosi direttamente ai genitori, “e scopri con loro ciò che di buono c’è e aiutali a capire a che cosa stare attenti”. Un’accortezza fondamentale, in questo senso, va chiesta anche agli adulti. “Non condividere foto o situazioni che riguardano i figli senza chieder loro il permesso. Chiediti comunque se può essere imbarazzante per loro, in fondo l’adulto sei tu”.

9. Capire che i ragazzi esistono anche su internet

Dire di conoscere i propri figli senza sapere cosa fanno online, difatti, è come conoscerli in parte. L’identità dei ragazzi di oggi si sviluppa tanto fuori quanto dentro i social, e sapere cosa amano condividere ci può aiutare a capirli meglio, e quindi ad aiutarli in situazioni di disagio o se dovessero essere vittime di bullismo e cyberbullismo. Entrare nel loro mondo virtuale, seppur difficile, può essere più semplice se poniamo loro delle domande “con curiosità autentica e desiderio di comprendere una parte fondamentale della loro vita”.

10. Cosa fare quando sono i genitori a essere in difficoltà

Bullismo e cyberbullismo possono avere conseguenze serie sulla salute fisica e mentale di un adolescente; ricadute che, inevitabilmente, colpiscono anche i genitori e i familiari. Secondo l’esperto, è “consigliabile rivolgersi a un professionista, a un’associazione o a un esperto che sappia supportare tutti i membri di una famiglia, soprattutto se il bullismo o cyberbullismo è grave e sistematico”.

 

Se credi che tuo figlio o una persona a te vicina sia vittima di bullismo, o se sei tu stesso a voler chiedere aiuto, puoi contattare Bulli Stop a questo indirizzo: info@bullistop.com