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Violenza economica: manette invisibili per quasi la metà delle donne in Italia

Dal sabotaggio della carriera della vittima alle domande su come spende i soldi: quasi la metà delle donne in Italia subisce violenza economica da parte del partner.
Un tempo considerata abuso emotivo (o psicologico), oggi la violenza economica è riconosciuta come un tipo distinto di violenza

Paola Cortellesi e Emanuela Fanelli in "C'è ancora domani", di Paola Cortellesi 

La violenza di genere assume molte forme, come se indossasse vestiti sempre diversi per non farsi identificare. Una delle sue forme è legata al potere d'acquisto e all'istruzione finanziaria e il suo nome è violenza economica. E la violenza economica è "Qualsiasi atto o comportamento che causi un danno economico a un individuo. Può assumere la forma, ad esempio, di danni alla proprietà, di limitazione dell’accesso alle risorse finanziarie, all’istruzione o al mercato del lavoro, o al mancato rispetto delle responsabilità economiche, come gli alimenti", secondo la definizione dell'Istituto Europeo per l'uguaglianza di genere.

"Le donne hanno bisogno di essere messe in condizione di realizzare i proprio sogni, i proprio desideri, comprese le proprie competenze", così Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale Istat, sottolinea l'importanza dell'empowerment femminile

quante donne in italia subiscono violenza economica

Secondo l'indagine di WeWorld, organizzazione impegnata da oltre 50 anni in progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario attiva in 27 Paesi, il 49 per cento delle donne italiane dichiara di aver subito nella vita almeno un episodio di violenza economica. Il 67 per cento tra le donne separate o divorziate. Una donna su 10 dichiara che il partner le ha negato il permesso di lavorare. Più di una donna separata o divorziata su 4 (28 per cento) dichiara di aver subito le decisioni finanziarie prese dal partner senza essere stata consultata prima. Quasi un/una italiano/a su due ritiene che le donne siano più spesso vittime di violenza economica perché hanno meno accesso degli uomini al mercato del lavoro

Nei casi di separazione e divorzio, ovvero dopo la separazione o il divorzio, il 61 per cento delle donne riporta un peggioramento della propria condizione economica. Il 37 per cento delle separate o divorziate dichiara di non ricevere la somma di denaro concordata per la cura dei figli e delle figlie. 

E sono solo alcune delle evidenze del report Ciò che è tuo è mio. Fare i conti con la violenza economica di WeWorld e Ipsos: indagine che vuole fare luce su una delle forme di violenza contro le donne più subdola e meno conosciuta,.

Un tempo considerata una forma di abuso emotivo o psicologico, oggi la violenza economica è riconosciuta come un tipo di violenza a sé. Parlando di violenza economica si intendono allora tutti i comportamenti messi in atto per controllare l’abilità della donna di acquisire, utilizzare e mantenere risorse economiche. Questo tipo di violenza viene messo in atto soprattutto all’interno di relazioni intime e/o familiari e spesso la violenza economica è parte di un più ampio ciclo di violenza (fisica, psicologica, sessuale, digitale, ecc.).

abuso finanziario

L’abuso finanziario rientra quindi tra le forme di violenza economica e si verifica quando qualcuno esercita il controllo su qualcun altro/a allo scopo di limitarne la libertà e la dignità. Fa spesso parte di un modello di controllo coercitivo e abusi domestici caratterizzati da comportamenti sminuenti, minacciosi, intimidatori e prepotenti: Le vittime possono rimanere senza la capacità di vivere in modo indipendente o i mezzi con cui abbandonare la situazione di abuso. E spesso, anche se riescono ad andarsene, le conseguenze di natura finanziaria possono durare per anni (il sistema antiviolenza ha delle piccole falle rispetto al reinserimento a lavoro).

E ”Dietro ai dati raccolti in questa indagine si trovano storie vere, voci di donne che hanno subito violenza economica e che vogliono raccontarla - commenta Martina Albini, Coordinatrice Centro Studi di WeWorld - la violenza economica, come tutti gli altri tipi di violenza, ha radici ben precise in sistemi socioculturali maschio-centrici e patriarcali che alimentano asimmetrie di potere”.

Domande su come spendi i soldi e divieto di studio: gli esempi

Le esperienze di violenza economica possono essere particolarmente complesse e diverse, a seconda dei contesti in cui si inseriscono. Per esempio gli autori di violenza possono agire comportamenti abusanti culturalmente connotati nel Nord o Sud globale. Ma esistono alcuni principali tipi di violenza economica.

Il controllo economico: l’autore della violenza impedisce, limita o controlla l’uso delle risorse economiche e finanziarie della vittima e il suo potere decisionale. Questo include, tra le altre cose, fare domande alla vittima su come ha speso il denaro; impedire alla vittima di avere o accedere al controllo esclusivo di un conto corrente o a un conto condiviso; monitorare le spese della vittima tramite estratto conto; pretendere di dare alla vittima la propria autorizzazione prima di qualsiasi spesa.

Sfruttamento economico: l’autore della violenza usa le risorse economiche e finanziarie della vittima a suo vantaggio. Ad esempio rubando denaro, proprietà o beni della vittima; costringendo la vittima a lavorare più del dovuto (per più ore, svolgendo più lavori, incluso il lavoro di cura, ecc.); relegando la vittima al solo lavoro domestico.

inventa problemi se hai appuntamenti di lavoro

Sabotaggio economico: l’autore della violenza impedisce alla vittima di cercare, ottenere o mantenere un lavoro e/o un percorso di studi distruggendo, ad esempio, i beni della vittima necessari a lavorare o studiare (come vestiti, computer, libri, altro equipaggiamento, ecc.); non prendendosi cura dei figli/e o di altre necessità domestiche per impedire alla vittima di lavorare e/o studiare; adottando comportamenti abusanti in vista di importanti appuntamenti di lavoro o di studio della vittima.

Prevenire - e curare - la violenza economica

Alimentare nelle bambine e nelle ragazze le aspettative rispetto a loro stesse: smettiamo di dire alle bambine che la matematica (quindi la finanza, l'economia) non è una materia per loro. L'educazione sessuo-affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola dell'infanzia, aiuta tutta la comunità perche serve a scardinare le ideologie sui ruoli di genere. Insegnare l'educazione economico-finanziaria nelle scuole a partire dalla scuola primaria è importante: il 37% delle donne italiane non ha un conto corrente anche perchè in Italia le donne non sanno parlare di soldi. Naturalmente, servono campagne di sensibilizzazione multicanale e rivolte alla più ampia cittadinanza che individuino il fenomeno e le sue specificità. E a questo dovrebbe pensarci la Tv pubblica, per esempio.