Tutto è troppo veloce, niente pare destinato a durare: la "trend fatigue" e quella strana voglia di silenzio
C'erano una volta le mode: nascevano dalle contaminazioni di politica e società.
Oggi ci sono gli influencer che ogni giorno lanciano nuovi trend a cui nessuno riesce a stare dietro.
La trend fatigue di stare dietro alle cose: forse finalmente una vera novità dopo anni di nulla cosmico. Andando con ordine: le tendenze non sono mai arrivate una alla volta, spesso hanno convissuto due o più trend praticamente inconciliabili. Ma prima, almeno, avevano una durata dignitosa. Quindi si poteva elaborare su essi, capirli, capire da dove venivano e assistere alla contaminazione. La nascita della minigonna con l'estetica ha pochissimo a che fare, ma c'è voluto del tempo perché quel messaggio politico si diffondesse dalle strade di Londra alle periferie di Napoli e perché l'oggetto in sé stabilisse il perché della propria esistenza.
Com'è la giornata tipo di una modella durante la Fashion Week?
Lo stesso vale con i vestiti a tubo anni Venti: l'estetica è un ribaltamento delle regole che fino al decennio precedente opprimevano le donne anche imponendo loro l'uso del soffocante corsetto. Oggi tutto questo non c'è o, se c'è, non se ne accorge nessuno. I trend sono nuove decine ogni giorno e il tema non è legato alla "moda" in senso stretto, ma alla fatica mentale di stare dietro alle tendenze che ogni giorno esplodono per poi sparire nel giro di pochi giorni o, al massimo, poche settimane. La "trend fatigue" nell’epoca della sovrabbondanza delle tendenze, è la risposta psicologica al ciclo di vita delle mode o degli argomenti in trend: talmente rapido da essere impossibile. E la domanda allora diventa questa: siamo ancora in grado di capire cosa è importante e cosa non lo è? E no: non parliamo di vestiti e trucchi.
Il crepuscolo delle tendenze: troppe, inutili e senza valore
Cos'è una tendenza e come nasce? Una tendenza (o trend) è un fenomeno sociale, estetico o culturale che emerge in un determinato periodo e si diffonde influenzando il comportamento, i gusti e le scelte di un gruppo di persone. Le tendenze nascono a volte da un’esigenza collettiva, da un cambiamento culturale e sociale o da un’influenza esterna e un tempo duravano anni perché si evolvevano. Oggi durano venti secondi perché vengono sostituite prima ancora di essere capite. O meglio: l'alternarsi sincopato di tendenze è esso stesso un fenomeno culturale e sociale, è la restituzione della pochezza e della superficialità che distinguono questa epoca.
I mostri sacri della moda, i cosiddetti trend setter, stilisti e perfino icone pop e muse di artisti conoscevano le dinamiche sociali, la letteratura e la politica del loro tempo e se ne nutrivano per condensare i messaggi e trasformarli in "visioni": oggetti simbolo, interi stili di abbigliamento, di arredamento, di architettura, erano come filosofie di vita. E non erano miliardi, sconnesse e prive di senso.
Erano poche e diverse tra loro quel tanto che bastava a riconoscersi in una o in un'altra "visione": c'era il rigore sofisticato di Giorgio Armani, oppure il lusso sfacciato di Gianni Versace, oppure l’audacia di Jean-Paul Gaultier. C'erano i critici, i grandi magazzini che copiavano tessuti e stili, c'erano i fotografi di moda, c'erano le sartorie specializzate, le riviste, le boutique. E questo parlando solo di moda in senso stretto. Oggi pare che a dettare le "mode", che durano il tempo di un bicchiere d'acqua, siano gli influencer. Ragazzi e ragazze con uno smartphone in mano e una connessione internet che, pur di restare a galla, fanno cose veramente assurde. E sono loro a decidere cosa è in trend, spesso - sempre - dietro le richieste di brand paganti che vogliono che si parli del loro prodotto.
Ma il risultato fallimentare è sotto gli occhi di tutti: tendenze non-tendenze che svaniscono nel nulla, idee farlocche di cui si parla pochissimo e per pochissimo tempo, prive di sostanza, di visione e di legame con la realtà. Dove infatti non atterrano.
la democrazia della moda, siamo in "The Truman Show"
Oggi tutto è democratizzato e la democrazia, in certi casi, genera solo confusione. Evidentemente il potere di stabilire cosa è in trend non è più in mano a chi ha esperienza e cultura della moda, a chi sa leggere tra le dinamiche sociali per prevedere, creare e innovare ma a chi ha più follower su TikTok e recita a memoria la pappardella che gli/le fornisce l'azienda di turno.
Non importa se il suo unico talento è alzarsi dal letto e girare un video in pigiama, l’algoritmo lo/la premierà comunque e il brand di succhi di frutta chiamerà lui o lei perché mostri il suo prodotto nei reel in cui finge di svegliarsi in favore di telecamera. E, nonostante le imposizioni, quasi nessun influencer parla apertamente di ADV, cioè di advertising: eppure tutti promuovono qualcosa. Siamo nel film The Truman Show, in cui tutto è sponsor. E pure i trend, tutti i milioni di trend che ogni giorno escono dai social, sono o potrebbero essere tutt'altro che spontanei. Ma frutto di uno sponsor. Altro che visione, altro che studio e osservazione dei fenomeni. Altro che Donatella Versace.
il mondo pazzo dei social: e se lasciassimo gli influencer da soli?
In questo eterno riciclo, assistiamo pure a un gioco di specchi in cui si scava compulsivamente nel passato per riesumare qualcosa da trasformare in trend per poche settimane. Jeans a vita bassa, streetwear anni Novanta, acconciature per capelli anni Sessanta, stile Y2K. E la cosa surreale è che nessuno sembra averne il controllo mentre migliaia di voci parlano anzi urlano tutte insieme, ognuna cercando di attirare un attimo di attenzione prima di essere dimenticata. Se oggi si indossano occhiali da sole minuscoli e domani quelli oversize, non è perché c’è un ragionamento dietro, ma perché l’algoritmo ha deciso così.
Oggi il problema non è solo nella moda, ma in tutta la cultura. L’opinione di chiunque, se ha abbastanza visibilità, vale quanto quella di un esperto. Un tempo per parlare di stile servivano competenze; oggi basta avere un buon numero di seguaci per autoproclamarsi trend setter, opinionista, esperta di qualsiasi cosa. Anche di moda. Ma il guaio è che vale lo stesso per la Medicina, spesso: non c'è da stupirsi se un tiktoker senza diploma pretende di avere lo stesso peso di un medico nel parlare di cure per la gastrite, o se un influencer si improvvisa economista, analista geopolitico, psicologo.
Ma tornando al centro della questione, la trend fatigue altro non è che voglia di noia e silenzio. Questa inflazione di tendenze ha un effetto collaterale inevitabile: il desiderio di spegnere. Se una moda dura pochi giorni, nessuno ha il tempo di farla propria e le persone pronte a inseguire qualcosa che sfugge loro di mano in continuazione saranno sempre di meno.