Gli stay at home dad ci svelano un segreto: anche gli uomini sono in grado di fare i genitori
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Conosciamo tutte una donna che, per scelta o per mancanza di alternative, ha rinunciato a una carriera per prendersi cura della famiglia. I dati sull'occupazione femminile, che si avvicina al 51%, confermano che molte donne italiane dedicano le loro giornate alle faccende domestiche e alla cura dei figli. Queste attività sono ripetitive, continue e soprattutto non retribuite.
Mentre il lavoro salariato richiede formazione, competenze specifiche ed esperienza, sembra che l'unico requisito per svolgere il lavoro domestico sia essere donna. Non è un caso che venga spesso descritto come una vocazione femminile, frutto del cosiddetto istinto materno. Nonostante si tenda a nasconderlo dietro l'amore per la famiglia, il lavoro domestico è, forse più di tante altre mansioni, fondamentale per far funzionare il sistema sociale in cui si svolge il "vero lavoro". Banalmente, per poter uscire di casa e lavorare, abbiamo bisogno di vestiti puliti, un pasto da mangiare, una casa dignitosa e qualcuno che si prenda cura dei figli (in un paese in cui solo il 27% dei bambini trova posto negli asili nido).
Questo lavoro invisibile si sorregge ancora sulla buona volontà (o mancanza di consapevolezza) delle donne che dedicano molte ore della loro giornata affinché la vita al di fuori della casa proceda senza intoppi. Non è quindi difficile capire perché la strategia che collega il lavoro di cura alla "natura femminile" sia ancora avvincente e utilizzata per ridurre le spese statali e private del welfare. Qualcuno deve svolgere questo compito, e se le donne sono convinte che sia una loro responsabilità, tanto meglio.
Immaginiamo un mondo di papà a tempo pieno
Ma cosa succederebbe se anche gli uomini, spinti dalla necessità o dal desiderio personale, rimanessero a casa per prendersi cura della famiglia e gestire le faccende domestiche? Si potrebbe ancora sostenere che il lavoro di cura non è un "vero lavoro" ma un'inclinazione naturalmente femminile?
Forse è una domanda troppo speculativa, dato che in Italia, a differenza dei paesi del nord Europa, sono ancora rari i casi di uomini che rinunciano alla carriera per prendersi cura della famiglia. Sia per motivi culturali che per scelte familiari condizionate dal divario salariale tra le coppie, è ancora scontato che sia la donna a rimanere a casa. Nonostante ciò, in contrasto con la famosa frase "la mamma è la mamma", sempre più padri stanno prendendo la decisione di dedicarsi alla famiglia a tempo pieno. Gli "stay-at-home dad" iniziano a farsi vedere e a raccontare la propria esperienza, rivelando qualcosa che avremmo potuto capire prima: uomini e donne sono in grado di prendersi cura dei bambini, pulire, cucinare, lavare e organizzare una casa.
Questo è il grande contributo che gli uomini che scelgono di diventare padri a tempo pieno possono offrire. Sappiamo che non è sufficiente aprire il mercato del lavoro alle donne per smantellare il mito dell'angelo del focolare. Per scuotere le dinamiche tradizionali e ampliare i modelli di organizzazione sociale e familiare, è necessaria la partecipazione di tutti. Una presenza massiccia e diversificata di uomini che rivendicano il loro ruolo di genitori potrebbe contribuire a demistificare il ruolo della maternità sacra che ancora imprigiona molte donne italiane.
Le eccezioni non sono sufficienti per trasformare l'immaginario collettivo, ma raccontare le storie dei papà a tempo pieno può servire da ispirazione per ampliare la discussione e stimolare altri uomini a intraprendere questa strada. Nel nuovo episodio di "FEM TALK - Un altro genere di storie", conosciamo la storia di Diego Di Franco, content creator e "stay-at-home dad" di @ilmeravigliosomondodeipapà.
L'episodio è online sull'app di OnePodcast e tutte le piattaforme di streaming.
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