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Donne e salute mentale: da Supereroine a Superesauste

Mantenere il benessere mentale è una sfida per tutte le persone ma il divario di genere lo rende più difficile per le donne.
Per scoprire come il mito del multitasking e la cultura sessista siano fattori determinanti per lo stress femminile il nuovo episodio di FEM TALK – Un altro genere di storie riceve Ilaria Albano, la Psicologa Scortese. 

In un mondo caotico e frenetico, dove l'alta performance è celebrata e la resilienza è considerata un simbolo di successo, diventa sempre più difficile preservare il benessere emotivo e psicologico. Secondo una ricerca condotta da IPSOS (AXA Mind Health Report 2023), l'Italia è l’ultima (insieme a al Giappone) quando si parla di salute mentale: solo il 18% della popolazione infatti si dichiara pienamente soddisfatta del proprio benessere emotivo e, guarda caso, le donne sono le più a rischio. 
Fattori come il post pandemia, la precarietà lavorativa e  la crisi economica e ambientale sono fonte di stress, disturbi d'ansia e burnout. Ma se questi stati emotivi sono condivisi e colpiscono tutti, per le donne sono solo una minima e recente parte della storia: lavoro di cura, discriminazioni, pressioni estetiche hanno fatto credere per decenni alle donne di essere supereroine, finendo poi per ritrovarsi semplicemente superesauste
La cultura sessista e il divario di genere che permea ogni aspetto della nostra vita infatti non può che avere conseguenze concrete sulla condizione psicologica femminile. E questo senza contare che ci sono poi ostacoli di varia natura a rendere difficile spiegarci perché ci sentiamo così, esaurite e inadeguate. 

Lavoro emotivo: un altro compito femminile

Non è un segreto che stiamo affrontando un sovraccarico di lavoro, contratti precari e retribuzioni insufficienti, ma fatichiamo come società a riconoscere i problemi legati alle discriminazioni di genere. La mancanza di riconoscimento del lavoro femminile si nasconde dietro l'affermazione "non ci sono donne abbastanza brave", le discriminazioni legate alla maternità sono giustificate dal mito dell'istinto materno e le battute sessiste scambiate nella sala caffè non vengono considerate come un problema da risolvere. Neppure le situazioni di disagio e violenza più gravi, come nel caso delle molestie nelle agenzie di pubblicitarie, vengono affrontate seriamente, e allora, le donne devono fronteggiare da sole i disagi scaturiti da una cultura così ostile.  
Tuttavia non è solo l'ambiente professionale a pesare sullo stato di esaurimento delle donne. Una volta tornate a casa, la maggior parte delle italiane inizia un nuovo turno lavorativo, con il carico delle incombenze pratiche, organizzative e anche di quelle emotive. Sono ormai noti i dati sbilanciati (a sfavore delle donne) sul lavoro di cura ma è ancora difficile da riconoscere il peso della gestione emozionale. Il lavoro emotivo, termine che è stato coniato da Arlie Hochschild nel lontano 1983 e appena rivisto da Rose Hackman nel suo libro Emotional Labour (Hardcover, 2023), è un'altra attività nella lista dei compiti femminili. Considerate accudenti e naturalmente empatiche, tutti si aspettano che siano le donne a lavorare per il benessere emozionale collettivo
Conosciamo tante donne che confortano i loro partner quando si sentono fragili, che li incoraggiano a cercare l'aiuto di uno psicologo o che affrontano i conflitti nella coppia cercando una soluzione. Dall'altra parte però spesso si trovano di fronte all'indifferenza e alla mancanza di impegno da parte di partner uomini che non sanno gestire le proprie emozioni. E non è diverso quando i bambini hanno dei problemi o quando i genitori anziani richiedono sostegno emotivo.  Di solito sono sempre le donne a prendersi cura di tutto e di tutti, ma nel frattempo, chi si prende cura di loro? Superare le aspettative di genere che dipingono il multitasking come un punto di forza delle donne potrebbe essere il primo passo verso la liberazione da quello elenco infinito di compiti che sta portando le donne all'esaurimento. Inoltre, riconoscere il contesto sociale come fattore determinante per lo stress rivela che questo non è solo un problema individuale, ma una realtà condivisa tra molte donne. 
Per approfondire l'argomento e cercare soluzioni per alleviare questa sensazione di vuoto il nuovo episodio di FEM TALK - un altro genere di storie ha come ospite Ilaria Albano, Psicologa specializzata in Psicologia Cognitiva, che potete trovare su Instagram con il nome di "La Psicologa Scortese".