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Romanticize your life, oppure? Perché sentiamo il bisogno di infiocchettare la nostra vita

Romanticize your life, oppure? Perché sentiamo il bisogno di infiocchettare la nostra vita
Cosa farmene della lettura di questo bel libro se nessuno può vedere che lo sto sfogliando? Mi sembra che il trend di TikTok "romanticize your life” parta tutto da qui, ma potrei sbagliarmi. Di lati positivi di questa attitudine totalmente gen z, in effetti, ce ne sono. Ma facciamo un passo indietro.
 
di Alice Michielon

L’hashtag #romanticizeyourlife, su TikTok,ha più d 525 milioni di visualizzazioni, e un numero esorbitante di contenuti associati. Stiamo parlando di edit, video e riprese in cui gli utenti ti suggeriscono di iniziare al più presto a romanticizzare la tua vita, ossia a rendere unici, imperdibili e memorabili anche i momenti più quotidiani e “di routine”. Così, un caffè preso al bar diventa un’inquadratura che passa dal bancone dei dolci al magazine appoggiato sul tavolino, fino a raggiungere il sole al tramonto alla finestra, passando per un breve scorcio delle “5 things to have in your purse” appoggiate accanto alla disposable cup

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Inoltre, tanti video ti suggeriscono direttamente come romanticizzare la tua vita e perché dovresti farlo. L’opinione più comune è che, davanti alla “scontata” quotidianità della vita, noi ci dimentichiamo di apprezzare i momenti che trascorriamo con noi stessi o con gli amici, dando per ovvi privilegi, bellezze e attimi che non lo sono affatto, specialmente in termini di accessibilità. Non tutti, insomma, possono godere di una passeggiata tranquilla in riva al mare (o semplicemente di una passeggiata) ed è quindi gusto ricordarci di quanto ciò sia prezioso.

#romanticizeyourlife: la regola del benessere 2.0

Una buona parte degli estimatori del trend della romanticizzazione, inoltre, crede che questa tendenza abbia moltissimo a che fare con l’approccio tipico della Mindfulness. In “The Mindful College Student”, scritto dal professore di scienze sociali e comportamentali della Brown University, oltreché direttore della scuola Mindfulness Center, Erick B. Louck, viene spiegato il modo in cui queste due strategie si intrecciano. Il punto principale è il modo in cui la romanticizzazione ci mette più a contatto con noi stessi (cosa mi piace fare/vedere/ascoltare? In cosa trovo pace e gradimento?), uno step imprescindibile della pratica mindfulness.
Come spiega per la rivista online Self Alyssa Mancao, direttrice di un centro di mindfulness, “molti confondono questa pratica con lo schiarirsi i pensieri o il semplice non fare nulla. In realtà, riguarda soprattutto l’essere consapevoli di ciò che succede intorno a noi, senza giudizio e cercando di accettare le cose per come sono”.

“Siamo così presi dalla cosa successiva che dobbiamo fare che non sappiamo cosa accade davanti a noi. Facciamo costantemente più cose contemporaneamente, e per questo è molto utile fermarsi un attimo, rallentare e diventare consapevoli di ciò che abbiamo intorno”. Trovare la magia nei momenti meno presi in considerazione, quindi, può allontanarci dall’assorbimento del digitale e dalla cultura della performance, per esempio (due fattori di stress non indifferenti della nostra epoca) per permetterci di avvicinarci maggiormente al nostro vero io.
Ma è davvero così?

Mettere un fiocco sulla nostra presenza digitale

No, verrebbe da dire. E lo affermiamo in seno a quel numero, 525 milioni, che sono le volte in cui un video sulla romanticizzazione della propria vita è stato visto, il che equivale a un discreto numero di contenuti caricati dagli utenti che, nel “percorso di romanticizzazione”, sono inciampati nell’inganno della condivisione pubblica come strumento di autoaffermazione. Essere tiktoker può essere romanticizzato?
Coloro che infatti non sono fan di questo nuovo trend, lo associano all’ennesima calendarizzazione e digitalizzazione pubblica del privato; la manifestazione concreta di quanto, nell’epoca dell’iperconnessione e degli schermi che ci riflettono ovunque, noi esistiamo (o sentiamo di esistere) solo se viviamo (anche) all’interno di uno di questi schermi.

Main character, Vita Lenta e altre allucinazioni

Non è un caso che questo trend sia direttamente collegato a quello del “main character”, ossia il desiderio di molti (utenti) di vivere la propria vita, e quindi anche raccontarla online, attraverso una lente cinematografica che lì pone al centro del film delle loro giornate, per potersi sentire il vero protagonista, ossia il personaggio che più di tutti ha potere e controllo su ciò che gli accade. Il personaggio, insomma, dalle cui azioni prende vita la narrazione.

Secondo la psicologa Sherry Turkle, questo trend del main character racconta anche il desiderio di crearsi una propria identità, e di portarla nel mondo, superando la coltre dell’isolamento digitale. Un meccanismo che esiste dall’alba dei tempi e che post pandemia si è unito all’urgenza di raccontare il bello delle piccole cose, per trarre da esse gioia e piacere. È la stessa dinamica che ha dato vita alla pagina Instagram “Vita Lenta”, un account dove ogni post inquadra una piccola porzione di “mondo antico”, una vita tranquilla, che non segue i ritmi del digitale ma solo quelli più naturali.
Un fenomeno social nato per mano del designer pugliese Gianvito Fanelli, che ha voluto portare “un luogo di serenità su Internet”.
Romanticizzare la propria vita da protagonista, quindi, servirebbe a farci sentire più presente con noi stessi, a conoscersi meglio ed apprezzare le piccole cose, rendendo ogni quotidianità speciale a modo suo. Ci viene da chiederci, però, se sarebbe poi così male non romanticizzare un piatto di pasta o una passeggiata con il nostro cane. Cosa accadrebbe se vivessimo semplicemente le nostre vite, senza la pressione di dover confezionare a favore di romanticismo e di telecamera ogni singolo attimo, e accettando inoltre che non tutto sia godibile e “aesthetically pleasing”. That’s life.