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Non voglio figli party, fatemi un regalo: la reciprocità che manca nella vita dei childless

La vita sociale legata ai bambini genera una serie di occasioni che comportano spese ma esistono pochi rituali equivalenti per celebrare le scelte dei "childless" 

Le persone childless o childfree verranno mai ricambiate in termini di partecipazione (o regali) dopo che per anni si sono spese per i figli degli amici e dei parenti? Conosciamo già la risposta.

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Spendiamo soldi per i compleanni dei figli degli amici, per i baby shower, i battesimi e le comunioni. Partecipiamo anche a questi compleanni, battesimi, comunioni, recite scolastiche, feste in ludoteca. Ci adattiamo agli orari dei sonnellini, delle cene anticipate all'ora in cui di solito al massimo prendiamo il té, alle chiacchiere interrotte dal continuo "mamma, mamma, mamma".

soldi, tempo ed energie per sostenere le scelte di genitorialità degli altri

Entriamo, in modi diversi, nella vita familiare delle persone che ci circondano. Ma chi non ha figli non vedrà mai ricambiato questo adattamento. Non è una questione che solleviamo per accusare qualcuno piuttosto vogliamo dire che tutto ciò si lega al, e riguarda il, modo in cui organizziamo le relazioni e le aspettative reciproche. E forse anche il modo in cui immaginiamo il corso normale di una vita.

La sensazione raccontata da persone senza figli è spesso quella di essere molto presenti nelle vite degli amici diventati genitori senza percepire sempre una reciprocità equivalente. Lo sappiamo che avere figli richiede tempo, energie, risorse economiche e una continua capacità organizzativa ed è perfettamente comprensibile che le amicizie debbano adattarsi a questa nuova realtà.

Ma il tema resta, perché la partecipazione sembra andare in una direzione sola. Una possibile risposta è che il tema sia principalmente culturale. Le società continuano a considerare la genitorialità come una tappa inevitabile anche se oggi sempre più persone scelgono di non avere figli o semplicemente non ne hanno. Rimane che che l'immaginario collettivo è fortemente orientato verso l'idea che, prima o poi, tutti arriveranno lì e verranno "ricambiati" con regali, presenza e comprensione. L'investimento relazionale da questa prospettiva appare logicamente temporaneo: oggi sono io che partecipo alla vita dei tuoi figli; domani tu parteciperai alla vita dei miei.

Ma invece accade che  "oggi compro il regalo per il battesimo del tuo bambino" e "domani comprerò quello del compleanno, poi quello della comunione, poi quello della laurea". E spesso all'altro non tocca mai, il turno dell'altro non arriva mai quando figli da celebrare non ce ne sono.

Per chi sceglie di non avere figli, o per chi non li ha per circostanze della vita, la sensazione è quella di contribuire e - con gioia, ovvio - sostenere anche economicamente le scelte dell'amico, dell'amica, senza che loro sostengano le sue.

"non voglio figli party": fatemi un regalo

Sembra quindi di sostenere le scelte e pure un sistema di falsa reciprocità pensato per un percorso esistenziale che non sarà mai proprio. La vita sociale legata ai bambini genera una serie di occasioni che comportano spese e lo ripetiamo, nella maggior parte dei casi si tratta di gesti fatti con affetto e spontaneità, di certo non guardando il portafogli.

Ma è interessante osservare come esistano pochi rituali equivalenti per celebrare altri tipi di scelte o di percorsi di vita. Raramente organizziamo una festa per chi decide consapevolmente di non avere figli. Non esistono celebrazioni collettive per chi conclude un percorso di fecondazione assistita senza successo e decide di andare avanti in altro modo, non ci sono momenti socialmente riconosciuti per chi investe anni nella cura di sé, della propria carriera, di un progetto artistico o di una comunità.

La genitorialità invece dispone di un linguaggio simbolico tutto suo e che va festeggiato sin dall'inizio oltre che celebrato per sempre con tutta una serie di adattamenti e cambiamenti nella vita di amici e amiche che figli non ne hanno.

Chi non ha figli continua ad avere compleanni, malattie, sogni, cambiamenti, successi e quei sani ma frustranti fallimenti che rendono la vita spicy. Continua, insomma, ad avere bisogno di amici e amiche che partecipino e celebrino. E forse la questione più interessante è chiederci quali vite consideriamo naturalmente centrali e quali, invece, tendiamo a considerare periferiche. E perché questo succede.