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Dritti (di tutti) Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Prime Video e l’intimacy coordinator: la figura d’oltreoceano che lavora sul consenso del cast anche in Italia

Prime Video e l’intimacy coordinator: la figura d’oltreoceano che lavora sul consenso del cast anche in Italia
Oltre il #metoo: anche in Italia, oggi, lavorano figure che si occupano di consenso, limiti e diritti di attori e attrici sul set.
di Alice Michielon

Molti esperti e professionisti del mondo dell’intrattenimento, che creano contenuti o ne parlano, negli ultimi due o tre anni si sono domandati in più di un’occasione: “Perché ci sono sempre meno scene di sesso nei film?”. Se è vero che in sala o sulle piattaforme le scene di sesso si vedono, eccome (soprattutto all’interno delle serie tv, in cui sembra esserci sempre un grado di libertà in più, e nei film d’essai, come il Poor Creatures di Lanthimos che arriva in Italia a gennaio), è vero pure che aleggia una sorta di paura del sesso, tanto all’interno delle trame finzionali che all’interno della produzione cinematografica in senso stretto.

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Emerge l'intimacy coordinator

Non è un caso che questo sentimento sia emerso negli ultimi anni, al definitivo sbiadire, ma mai scomparire, del movimento #Metoo, che ha dimostrato come l’industria dell’intrattenimento fosse sistematicamente pervasa da dinamiche misogine, sessiste e violente nei confronti delle donne di cui il sesso e la sessualità erano gli ingredienti principali. Grazie all’impegno delle primissime voci attiviste del movimento, dal 2018 in poi Hollywood è stata definitivamente scoperchiata e ribaltata da cima a fondo attraverso le denunce, prima tiepidi e poi via via sempre più eroicamente rumorose, delle attrici nei confronti di produttori come Weinstein ma anche di registi e attori e, in generale, verso un sistema che non le ha mai tutelate ma anzi, le ha messe a rischio e in pericolo durante i casting, al momento delle prove e pure durante le riprese.
Tristemente celebri sono, purtroppo, episodi come quello in cui l’attrice Maria Schneider ha dovuto subire durante una scena di sesso con Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi; questi i motivi per cui si è ritenuto necessario, indispensabile, introdurre all’interno dei set la figura dell’IC, intimacy coordinator.

Convento sul MeToo
Convento sul MeToo  (getty)

Limiti e consenso

Una figura che, in realtà, nasce nei primi anni Duemila con il nome di intimacy coreographer e il suo compito era più di tipo performativo che funzionale, secondo quanto teorizzato dall’accademica Tonia Sina nel saggio Intimacy Encounters: Staging intimacy. Attualmente, invece, l’IC è una figura riconosciuta nel settore oltreoceano tanto dalle produzioni quanto dai sindacati proprio in quanto responsabile della messa in sicurezza di tutti gli agenti coinvolti per le riprese di una scena di sesso, di intimità, di violenza o di particolare sovra-esposizione. Nel testo diffuso da SAG AFTRA, Standards and Protocols for the Use of Intimacy Coordinators di Gennaio 2020, si legge che l’intimacy coordinator è il “collegamento tra gli attori e la produzioni per quanto riguarda la nudità in scena, il sesso simulato o altre scene intime e con rischio di sovra-esposizioni”. Inoltre, si occupa di poter realizzare la visione del regista nel rispetto e nella tutela degli attori e degli altri professionisti sul campo, prestando particolare attenzione all’etichetta da mantenere sul set, alla collaborazione tra attori, alla comunicazione, all’utilizzo di ‘modesty garments’ e altre barriere, alle dinamiche di potere, alla consapevolezza di cosa significa essere nudi su uno schermo e al consenso.

IC anche in "Gigolò per caso" di Prime Video

Bridgerton, Euphoria, Sex Education e tanti altri prodotti recenti dell’intrattenimento vantano figure di questo ruolo sul set, ma non solo; l’importanza della figura dell’IC ha raggiunto anche l’Italia: ce lo ha raccontato il cast della nuova serie comedy targata Prime Video, coprodotta da Amazon Studios e diretta da Eros Puglielli, Gigolò per caso, dopo la proiezione delle prime puntate e durante un incontro con il cast. Di sesso in effetti, in questa serie, si parla parecchio: Alfonso (Pietro Sermonti) è un uomo che, per cercare di raddrizzare la propria vita in seguito a un paio di inaspettate scoperte, decide di tentare la carriera da gigolò, seguendo la carriera del padre (De Sica) e cercando di risolvere problemi economici e quelli sentimentali con la moglie (Ambra Angiolini). 

Gigolò per caso
Gigolò per caso  (prime video)
Insieme a loro anche Asia Argento, Isabella Ferrari, Virginia Raffaele, Greg e tanti altri nomi davvero degni di un cast che non si può che definire stellare. Durante l’incontro con il cast, Angiolini e Argento hanno raccontato com’è stata la loro esperienza a contatto con un intimacy coordinator; gli studi di Prime Video, infatti, hanno deciso di rendere obbligatoria questa figura all’interno delle loro produzioni. E non solo: la piattaforma, infatti, ha stanziato ben 8 borse di studio per la formazione di questa figura professionale dell’intrattenimento, che permetterà di certificare il mestiere e renderlo possibile sia in Italia che all’estero. Ambra Angiolini ha spiegato che le ha fatto molto piacere poter lavorare a contatto con un professionista del genere: “Era la prima volta che qualcuno mi chiedeva se fossi a mio agio nel girare certe scene, nello scoprirmi”. Sull’onda della necessarietà dell’IC sul set, è intervenuto anche l’attore di Boris, protagonista di Gigolò per caso: “Credo sia fondamentale per le giovani attrici che possono trovare un punto di riferimento con cui parlare, soprattutto in questo momento così centrale e delicato”.
Gigolò per caso
Gigolò per caso  (prime video)

Serve davvero? La risposta breve è: sì

Non tutti però, sembrano apprezzare questa figura. In una recente intervista, Jennifer Aniston ha dichiarato di preferire non avere l’intimacy coordinator sul set con Jon Hamm nelle riprese per The Morning Show, spiegando così a Variety la propria decisione: “Non mi sono mai sentita a disagio. Jon è stato un gentiluomo. Mi chiedeva costantemente: ‘Stai bene?’. Era tutto curato, la musica, le luci. Mi hanno chiesto se volessi un intimacy coordinator. Sono della vecchia scuola, per questo ho chiesto: ‘Che significa?’, e mi hanno risposto: ‘Qualcuno che ti chieda se va tutto bene’. E io: ‘Per favore, è già abbastanza imbarazzante’. Siamo esperti: ce la possiamo fare”.
Ed è proprio questo il punto, il “siamo esperti”, professionisti: che non tutti, purtroppo, lo sono. Una figura di tutela che crei una rete di supporto per attori e attrici e che possa permettere loro di avere voce in capitolo su cosa o meno sono d’accordo di fare, evitando eccessi di potere da parte di registi e produttori che hanno avuto, per troppi anni, il coltello dalla parte del manico.