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Perché restituire (o rivendere) l'anello di fidanzamento quando si può trasformare in "anello del divorzio"?

La moda dell'anello del divorzio è stata lanciata dalla modella Emily Ratajkowski, che ha fatto smontare la pietra del gioiello di fidanzamento per crearne uno nuovo "e fresco"

Il fatto che un amore finisca non significa che si debbano restituire - o rivendere - gli anelli che lo hanno simboleggiato. Da questa idea origina quella dell’anello del divorzio (che poi negli Stati Uniti ha il più emblematico nome di "Fuck you ring", cioè l'anello del vaffa*).

Emily Ratajkowski sull'importanza di rompere il tabù sugli abusi quando le vittime sono uomini

Allora se l'anello di fidanzamento e la fede - in caso di matrimonio - sono il simbolo per eccellenza della promessa e dell'unione, questo è il simbolo dell'identità e della rinascita.

Sempre più donne, stando alle cronache, stanno ridefinendo e trasformando quegli stessi anelli in anelli del divorzio, a cominciare dalla modella Emily Ratajkowski che ha lanciato il trend. Ma ridurre questa pratica a trend sarebbe superficiale: dietro questi oggetti si nasconde una trasformazione, cioè la ridefinizione del significato della parola fine, quando si parla d'amore, e forse pure della cultura delle relazioni.

Da simbolo di un legame diventa simbolo di autonomia

Circolano in rete anche storie di donne ordinarie, non modelle né attrici, che mostrano che il gesto di riciclare un anello non è un atto di nostalgia, bensì di riappropriazione. Nel senso che l'oggetto, che sappiamo essere carico di significato, non viene conservato come reliquia del passato, né eliminato per liberarsi dal suo retaggio: viene trasformato, letteralmente nella forma, e spesso finisce al dito medio - provocatoriamente, il dito con cui si dice vaffa* - per cambiare narrazione.

Questa trasformazione riflette anche un cambiamento culturale più ampio: se in passato il divorzio era accompagnato da stigma e silenzio, oggi viene sempre più raccontato come un momento di passaggio, talvolta doloroso, ma quasi del tutto normalizzato e per molte persone rigenerativo. Non a caso, molte delle donne coinvolte rifiutano esplicitamente la lettura negativa del gesto: non è rabbia né vendetta, dicono, ma un atto di cura e di rinascita.

l'anello "del divorzio" celebra il cambio di fase

Il linguaggio stesso utilizzato ("F-you ring") ci racconta la presenza di un elemento di ironia, non solo di rottura con la tradizionale compostezza associata al matrimonio e alla gestione della sua fine. L'anello del divorzio insomma sdrammatizza e diventa anche uno strumento narrativo: permette di raccontare la propria storia.

C’è poi ovviamente un aspetto economico e materiale che non va trascurato. I diamanti sono difficili da rivendere senza andare in perdita soprattutto per la lavorazione che raramente viene valorizzata, allora vengono smontati e reinseriti in oggetti nuovi e "freschi", come ha osservato Ratajkowski. La modella spiega che l’idea che una donna debba perdere i suoi diamanti insieme a un uomo è anacronistica, perché quei gioielli sono suoi, della donna, e quel possesso insieme al significato del gioiello, vanno separati dalla relazione che lo ha originato. Oggettivamente siamo d'accordo.