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Dive che scompaiono: ritirarsi dalle scene (prima di diventare invisibili)

Mina, Brigitte Bardot e le altre che si sono ritirate dalle scene prima dei quarant'anni: la vecchiaia delle donne è ancora sinonimo di invisibilità.
E la scelta di sparire allora è indotta, non spontanea. 

Il giornale francese Paris Match ha "spottato" Brigitte Bardot. La foto ha fatto il giro del mondo perché l’attrice, cantante e attivista francese nata a Parigi nel 1934 si è ritirata dalle scene nel 1974. Poco prima del suo quarantesimo compleanno. Audrey Hepburn, l'interprete di film cult come Colazione da Tiffany e Vacanze romane, dal 1967 abbandona la scena pubblica. L'attrice è nata nel 1929: anche lei si dà alla macchia poco prima dei quarant'anni. La cantante Mina, nata nel 1940, si esibisce l'ultima volta nel 1978 per non mostrarsi mai più in pubblico.

Ha appena 38 anni. Sul perché ne abbiamo sentite tante, ma la spiegazione è arrivata di recente dal figlio, Massimiliano Pani, che ha detto che sua madre ha avuto “l'intelligenza nel vedere dove stava andando l'industria” musicale e ha compiuto la scelta di vivere una vita più riservata. Però Mina non ha smesso di produrre e di cantare. Ha solo smesso di farsi vedere.

La scelta di Mina o di Brigitte Bardot

Chi non ha avuto la possibilità di guardare la serie Grace e Frankie, sappia che.il prodotto fa un ottimo lavoro nel mettere in luce con umorismo molte situazioni che le donne anziane possono sperimentare. E spesso sperimentano. Per esempio, in uno degli episodi Grace e Frankie entrano in un negozio solo per essere ignorate dallo staff. Provano in ogni modo immaginabile a farsi notare ma non hanno fortuna nel ricevere attenzione e infine, quando pensano di avere ottenuto l'attenzione di una commessa, scoprono che in realtà contunua a ignorarle perché si sta occupando di una donna molto più giovane di loro. Grace a quel punto perde la testa e poi dice all'amica la frase iconica Mi rifiuto di essere irrilevante.

L’invecchiamento per le donne non è attraversato dalle stesse dinamiche dell'invecchiamento maschile. Lo ha detto anche la cantante Cher, in un'intervista di almeno trent'anni fa: le donne che invecchiano diventano "vecchie", gli uomini acquisiscono dignità. E le donne, superata una certa età varabile a seconda dell'aspetto e del contesto, denunciano di sperimentare "l'invisbilità". Ma non l'invisibilità funzionale e magica del mantello di Harry Potter: una invisibilità sgradevole che ha dato perfino il nome a una sindrome, la sindrome della donna invisibile.

In un articolo intitolato Invisible Woman Syndrome: Do You Have It , la ricercatrice del National Aging Research Institute (NARI), Melanie Joosten spiega che "Se le donne iniziano a non essere più attraenti, che è ciò che alcune persone danno per assodato che accada quando una donna invecchia, allora diventano meno rilevanti, visibili. Lo stesso non vale per gli uomini perché quando invecchiano ottengono più rispetto, se non altro, e non importa a nessuno che aspetto hanno". 

il mantello dell'invisibilità

Sembra che la principale causa di questa sindrome sia una visione, ben radicata nella società, rispetto al ruolo della donna. Se una donna non viene vista né attraente né riconosciuta come fertile, quindi non in grado di coprire il ruolo di madre, l'inconscio ci suggerisce che non ha più alcuna influenza e l'automatismo ci suggerisce di ignorarla (quindi di considerarla "invisibile").

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Alcune donne non arrivano nemmeno alla vecchiaia, alcune donne hanno appena 40 anni o ancora meno, ma avvertono la sensazione di non essere più viste. Stop. Nessuno sguardo sessualizzato per strada, nessuna battuta oggettificante, nessuna sensazione di sentirsi spogliare con gli occhi dai colleghi di ufficio. "Meraviglioso", giustamente pensiamo tutte. Ma non è così semplice: dopo aver ricevuto attenzioni sgradite a conferma del nostro essere donne in una società che ci vede ancora quasi esclusivamente per come appariamo, quando l'attenzione manca è fisiologico sentirsi private di qualcosa che ci legittimava. Sbagliato, ma ahinoi naturale. Automatico.

A ragionare attorno alla desessualizzazione imposta sulle donne più grandi delle riviste di moda, dall'industria dell'intrattenimento e dagli sguardi maschili per la strada c'è, ovviamente, un contingente forte, orgoglioso e schietto di donne di una certa età che denunciano l'invisibilità della vecchiaia come misoginia interiorizzata. Non solo: l'accusa di misoginia interiorizzata è anche verso quelle donne che smettono di truccarsi - se prima lo facevano - di prendersi cura del proprio corpo e del proprio aspetto e che insomma abbandonano altre consuetudini che nel loro vissuto erano state indicatori della femminilità.. Ed è facile pensare che Mina, Brigitte Bardot o Audrey Hepburn abbiano in qualche modo introiettato la sindrome della donna invisibile e scegliere quindi di avvicinarsi alla vecchiaia nell'invisibilità. Per quanto stiamo scrivendo senza averne parlato con loro, Quindi è un'ipotesi. 

la vecchiaia che ci fa vergognare

C'è troppa complessità tra le donne per ridurle tutte a una semplice equazione o a una semplice ipotesi. Infatti va sottolineato che proprio come abbiamo assistito, per decenni, alle faide tra mamme che vedevano la divisione tra le madri che lavorano fuori casa e quelle che rivendicavano la volontà di restare a casa con i bambini, tra quelle che allattano al seno e quelle che usano il latte artificiale e ogni altra possibile differenza che può esistere negli stili genitoriali, così le oggi "donne invisibili" a volte si sentono giudicate dal "Contingente ancora sexy". E contrastano l'idea che la loro invisibilità sia il risultato di una resa ma che anzi vedono come "disperate" o fuori luogo quelle donne, specie se in postmenopausa, che se ne vanno in giro con abiti succinti o che postano selfie e hanno ancora le loro vite sessuali dinamiche.

Ma chi siamo noi per giudicare chi si ritira dalle scene (o smette di truccarsi? E chi siamo noi per giudicare chi continua a mostrarsi nella sua orgogliosa vecchiaia (e continua a postare selfie)? Le fazioni opposte di donne vengono alimentate attentamente in quella serra-laboratorio che è il patriarcato. Le donne più vengono tenute impegnate a puntare il dito l'una contro l'altra e meno si concentrano sulla loro personale soddisfazione e autodeterminazione. Fosse anche nella scelta - libera - di ritiarsi dale scene, rifiutare servizi fotografici, concerti, interviste. E make up.

uscire dal tunnel

La prossima volta che vediamo un'altra donna, di qualsiasi età, invece di giudicare le sue scelte in fatto di moda e la sua vita sessuale concentriamoci nel, semplicemente, vedere qualcuno fare del suo meglio in un mondo troppo spesso schierato contro di lei. Impariamo a dire ti vedo, ma soprattutto impariamo anche a dire eccomi qui