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Fabrizio Corona e Falsissimo: un "metodo" che (per ora) funziona benissimo

Se non ti fidi dei media, ti fidi di chi ti intrattiene facendoti sentire che stai guardando dietro le quinte.
E l’algoritmo, come un gatto, ama tutto ciò che fruscia.

Già la scelta del titolo del format, "Falsissimo", è programmatica, dal posizionamento anti-mainstream alla pendenza con Verissimo (che è abbastanza palesata). Fabrizio Corona prende un pezzo dell’aura del programma Mediaset, ma se ne avvale in modalità pirata: quello che dicono a Verissimo è tutto falso, quello che sentite a Falsissimo è tutto vero.

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Corona: numeri da capogiro per i suoi video

Tutti guardano Falsissimo: intellettuali, gente che vive di sussidi, politici e CEO di aziende multimilionarie. Perché? L’intento dichiarato di Fabrizio Corona, secondo le sue stesse parole, è quello di dire ciò che gli altri tacciono. Il suo posizionamento pubblico è quello del rivelatore d'eccezione che si assume la responsabilità di far emergere ciò che i media ufficiali nasconderebbero per complicità, paura e/o convenienza. Ma dietro questa dichiarazione di intenti si muovono varie motivazioni, che si possono scomporre in almeno due livelli: quello appunto esplicito di fare giustizia attraverso la verità, di smascherare ipocrisie e fetidi giochi di potere raccontando ciò che viene insabbiato o manipolato. E quello evidentemente strategico di capitalizzare attenzione, quindi consenso e quindi potere.

Dietro le dichiarazioni di principio che per carità, sono pure legittime, è evidente una logica di massimizzazione dell’attenzione e del controllo narrativo. Il "metodo Corona" è infatti altamente redditizio, sicuramente dal punto di vista della visibilità e della monetizzazione indiretta (abbonamenti, contenuti premium, interviste, libri) e del potere culturale. Insomma nel suo racconto, Falsissimo è una risposta al falso sistemico che comunque gli fa pure guadagnare qualcosina convogliando tra i due account circa cinque milioni di interazioni (dati dell'ultimo mese).

"giornalista è chi il giornalista fa"

Chiamarlo giornalismo sarebbe fuorviante (non è giornalista), ma anche ridurlo a gossip è ormai insufficiente. Il "metodo Corona" piace perché è un genere a sé: un ibrido tra spettacolo, indagine e narrazione performativa, in cui il contenuto è inseparabile dalla figura del narratore. La forza di questo metodo sta infatti nella sua performance (siparietti, versi, fascicoli sbattuti sulle ginocchia), non tanto nella documentazione, che però c'è: carte che lancia per ariatestimonianze, trascrizioni di chat e fotocopie di documenti legali come avvisi di chiusura di indagini e sentenze.

Ma ancora, pure nel modo in cui frammenti di realtà vengono ricombinati per costruire senso. Screenshot, messaggi vocali, mezze frasi e insinuazioni vengono distribuiti al pubblico come materiale grezzo (quindi "vero") montato ad arte e trasformato in racconto completo. La logica non è quella della notizia - che pure c'è, e lui lo sa - ma dell’impatto emotivo e del coinvolgimento.

E l’effetto non è paradossale, se pensiamo a come funzionano le cose oggi: la sua modalità di narrazione sembra più vera del giornalismo tradizionale, proprio perché aderisce a una grammatica nuova, quella del web, in cui si può dire qualsiasi cosa senza avere in tasca un pezzo di carta che ne attesti la veridicità, purché si sappia come dirla.

Ma Corona le prove, spesso, le ha. E quando non le ha, poggia l'impalcatura dell'episodio di Falsissimo sulla testimonianza di qualcuno: Antonio Maduro, Claudio Lippi nel caso di Passaparola e le Letterine, amici e familiari di Leonardo Apache La Russa assolto dalle accuse di stupro di gruppo e di Ciro Grillo, condannato in primo grado per stupro di gruppo. 

C'è chi pensa che Corona sia manovrato e protetto

A parte che è evidente che non sia protetto, visto che un giudice lo ha diffidato "preventivamente" dal pubblicare contenuti su Alfonso Signorini. Ma l’idea che Fabrizio Corona possa essere protetto è anche in contraddizione con la sua posizione: solo, osteggiato dal potere e apparentemente fuori dal sistema che dice di aborrire e voler scardinare. Ma proprio questo ruolo da outisder potrebbe renderlo utile e quindi coperto da soggetti che hanno interesse a vedere indeboliti alcuni degli attori dominanti dell’informazione o perché no, della politica.

E qui entra in gioco il tema Mediaset. Se c’è un’azienda che Corona attacca sistematicamente, quella è Mediaset: per le logiche interne, per il modo in cui costruisce la narrazione pubblica, per i volti che la animano o hanno animato (Signotrini, D'urso, Toffanin) e per quelli che la governano (la famiglia Berlusconi). 

Ma se Corona mira a quel bersaglio e lo colpisce con efficacia virale, chi potrebbe trovare vantaggio da questa erosione? Competitors editoriali? La politica? Un personaggio come Corona può essere visto come un guastatore utile: non vincolato, non controllabile, capace di portare a galla imbarazzi, dinamiche sotterranee, scandali di cui i grandi media si occuperebbero carte in mano a sentenza emessa. Lui, invece, smolla tutto prima ancora che partano le denunce augurandosi che le denunce partano. 

strane manovre e vendette personali

Apparentemente, l'ex re dei paparazzi è in scontro aperto con Mediaset, da cui è stato pubblicamente ostracizzato. I suoi attacchi colpiscono personaggi chiave della rete: Pier Silvio Berlusconi (con allusioni sulla sua identità personale) Signorini e Toffanin, compagna di Pier Silvio, per finire con programmi simbolo come Verissimo o il Grande Fratello. Tutto questo sembrerebbe porlo in una posizione anti-Berlusconiana. Ma il paradosso:è che Corona, pur contestando pubblicamente Mediaset, genera un’enorme attenzione proprio attorno ai suoi contenuti.

I suoi attacchi innescano reazioni a catena: querelle (oltre che querele), smentite, comunicati stampa e un sacco di ciccia per chi ama il gossip. Questo ciclo alimenta il dibattito e alza gli ascolti. E questa dinamica, per certi attori politici o mediatici, può essere funzionale. E questa modalità di attacco violento e costante che agisce solo sulla sfera del gossip può servire amche a distrarre le persone da altre crisi (economiche, ambientali, sociali, giudiziarie, politiche). Ma occorre essere complottisti per analizzare il metodo Corona da questa prospettiva.

il metodo corona funziona perché alle persone basta

L'attacco ai "salottini", ai "circolini" e ai "giornaloni" schiaccia l'occhio a una certa destra populista ma non parla realmente contro il sistema, perché non mette davvero in discussione i vertici del potere politico attuale In questo senso, Corona insomma non è un nemico del governo Meloni, né di Giorgia Meloni e dei suoi. Non la supporta ufficialmente, d'altro canto.Ma non la disturba.

E nel linguaggio del potere, l’assenza di ostacolo è già una forma di alleanza. Oppure semplicemente non gliene importa di andare a scavare negli armadi di chi popola palazzo Chigi o suppone che non importi al suo pubblico, più attento a storie di "chi va a letto con chi" che non alla recessione del Paese. E forse in questo ha ragione. Del resto i numeri gliela danno.