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Chi ride, perde: l'estetica "Lobotomy Chic", intramontabile perché mette in scena l'assenza

Affascina perché è un'anomalia: il lobotomy chic è l'estetica del distacco emotivo e dell'assenza

L'estetica Lobotomy Chic non nasce propriamente come moda ma come risposta a condizioni che si ripresentano ciclicamente: in un ecosistema che (ciclicamente) è dominato dall'eccesso e dal presenzialismo, dalla fame di fama e dalla fomo, questa forma di presenza assenza affascina e diventa un linguaggio.

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Ultimamente lo sguardo neutro e distaccato di Billie Eilish funziona meglio di qualsiasi sorriso, fronte telecamera. Il fatto è che comunica indifferenza che a sua volta comunica status, perché segnala che non si ha bisogno di piacere o di approvazione

un'estetica nata anni fa e che torna ciclicamente

Il lobotomy chic è un’estetica visiva che sui social ha avuto fortuna attorno al 2022: alcuni magazine parlavano del dissociative pout come della faccia di un’epoca nichilista, o lo descrivevano come l’estetica che stava invadendo Instagram.

Consiste nel mettere al centro un’espressione volutamente svuotata, uno sguardo fisso e neutro, labbra chiuse o appena dischiuse e in generale le vibes sono quelle di un totale distacco emotivo. È chiaramente una posa costruita che simula distacco emotivo o dissociazione, insomma si sceglie di mettere in scena la propria assenza.

Il nome, evidentemente provocatorio, richiama l’idea di una mente spenta come quella neutralizzata dalla lobotomia, procedura barbara e per fortuna non più in uso negli ospedali psichiatrici. E infatti il punto non è apparire infelici o infastidite/i ma sembrare proprio altrove.

È una forma di rappresentazione che ribalta i codici dominanti dei social, andando a sostituire l’energia performativa e vagamente sinistra degli influencer sempre allegri, con un minimalismo emotivo che trasuda stile e controllo.

È un'estetica che è nuova solo nel nome, ma non nel meccanismo né nella manifestazione. Il lobotomy chic è l’ultima incarnazione di una dinamica che torna ogni volta che un sistema visivo si satura: dopo fasi in cui si chiede di essere espressivi/e, allegrissimi/e disponibili, performanti e iper presenti (sorridendo, reagendo e mostrandosi) arriva una controfase in cui il valore si sposta sulla sottrazione.

il lobotomy chic affascina perché è una anomalia

È successo già negli anni Sessanta, pensiamo all'iconica Twiggy. La modella amica di Andy Warhol comunicava impassibilità, impenetrabilità e boldness, diremmo oggi. Negli anni Novanta succedeva pure: si manifestava con l'allure sfatto dell'heroin chic, che proponeva corpi e volti di modelle e modelli e personalità della scena musicale soprattutto, che sembrava ci facessero un favore anche solo a esistere.

Altro che allegria. Succede oggi sui social, dove l’eccesso di esposizione produce il bisogno opposto. Quello che cambia nel tempo è il contesto tecnologico e culturale, ma la funzione resta identica: usare il distacco come forma di controllo e di postura.

E per questo ritorna, perché risponde a una tensione strutturale tra esposizione e difesa. Ogni volta che quella tensione si riaccende, riappare anche quello sguardo vuoto, con un nome diverso e un’estetica aggiornata. Intramontabile allora forse no ma ricorrente sì. L’idea che il distacco emotivo (un po' da black cat) possa essere affascinante perché anomala, rispetto alla massa chiassosa, ha senso