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Questo romanzo racconta quanto può fare male crescere prima di riuscire ad accettarsi

Un romanzo sulla fatica di crescere nella propria pelle: doloroso, vertiginoso, impossibile da dimenticare una volta chiuso. Questo è "I taccuini del coccodrillo" di Qiu Miaojin.

Non c’è niente di più difficile al mondo che crescere nella propria pelle. E non c’è niente che ci prepari davvero a quella metamorfosi scomoda, imbarazzante e disagevole: il momento in cui abbandoniamo l’esoscheletro dell’adolescenza e proviamo, senza sapere bene come, a costruirci la fragile epidermide della prima età adulta.

La struttura si dissolve. Gli orari delle lezioni, i ritmi della vita familiare, le regole che fino a quel momento hanno dato una forma alle giornate lasciano spazio a qualcosa di instabile: l’anarchia dell’università, l’età in cui si viaggia sull’orlo della propria identità nascente, senza sapere se si sta diventando qualcuno o se ci si sta soltanto perdendo.

Quanto è più grave la crisi, allora, quando sono gli anni Ottanta, il tuo Paese è appena uscito da quasi quarant’anni di legge marziale e tu sai, nel profondo del tuo essere, fin dai primi bagliori di pubertà, di essere lesbica.

Qual è un libro che rileggeresti di nuovo come se fosse la prima volta?

I taccuini del coccodrillo: il romanzo della crescita quando crescere fa male

Scritto nel linguaggio poetico e vertiginoso dell’età in cui tutto è un'assoluta questione tra la vita e la morte, I taccuini del coccodrillo è uscito trent’anni fa a Taiwan: un romanzo tanto dirompente da diventare seduta stante un classico e da imprimere una volta per tutte i nomi dei suoi protagonisti nell’immaginario della scena queer. Oggi arriva per la prima volta in Italia grazie ad add editore, nella traduzione di Silvia Pozzi. Diviso in otto taccuini, ripercorre gli anni di università di Lazi, il cui nome sarebbe diventato uno slang per indicare una donna lesbica: già una forma minima, tagliente, di sopravvivenza linguistica.

Anni '80, università di Taipei. La legge marziale è appena stata revocata, un nuovo senso di libertà attraversa cautamente il Paese, ma non tutto riesce a stare al passo: non le aspettative delle famiglie, del mondo, e perfino quelle interiorizzate dai personaggi stessi.

Lo scarto, da una parte l’apertura, improvvisa, verso il cinema e la letteratura estera, verso immagini e parole che finalmente possono essere iniettate nelle menti e nei cuori dopo decenni di isolazionismo; dall’altra il peso delle ideologie conservatrici, delle forme sociali che continuano a chiedere ai corpi di stare al loro posto.

Sotto la pelle del coccodrillo

Accanto alle vicende universitarie, il romanzo ha un secondo centro gravitazionale: un coccodrillo che nasconde la propria identità indossando una pelle umana e non sa nemmeno se sia l’unico al mondo, perché non ha mai incontrato i suoi simili. Intorno a questa creatura, nel Paese esplode una vera e propria “coccodrillo mania”: talk show, ricerche, programmi televisivi e teorie del complotto provano ad analizzare il fenomeno, interrogandosi su quanti siano questi “animali”, come riconoscerli, se si riproducano o se siano semplicemente esseri umani degenerati. Alcuni li vorrebbero sterminare, altri li indicano come una specie in via d’estinzione da proteggere a ogni costo. È una vita in bilico tra mediatizzazione ed esclusione, tra l’essere guardati troppo e il non essere riconosciuti mai: la stessa frattura in cui si muove la nostra protagonista, divisa tra il bisogno di essere capita e il terrore che la parte più vera di sé venga usata contro di lei.

Il dolore di non riuscire a entrare in contatto con gli altri

Lazi è sul filo di una ragnatela di personaggi persi quanto lei, condannati alla stessa deriva. Una generazione sospesa tra nichilismo, desiderio di morte e conformismo, senza che sembri esistere nulla capace di salvarla davvero dalla voragine di disperazione che le scava dentro. Le relazioni ambigue e tormentate che questi giovani adulti intessono precariamente sono tanto mutevoli quanto condannate: come è possibile entrare davvero in contatto con l’Altro, quando non siamo in grado di mostrargli ciò che siamo realmente? Può un’altra persona entrare nel nostro corpo e nella nostra anima, se sono una casa che noi per primi non sappiamo, o non vogliamo, abitare?

Il processo di disvelamento di Lazi a sé stessa le permetterà di sfiorare le esistenze dei suoi amici e dei suoi amori, ma senza mai scadere nella semplice catarsi. A tratti si affiderà al loro aiuto. A tratti si rifugerà in una menzogna. A tratti sarà lei, con tutta la sua fragilità, a diventare fondamentale per strapparli da una spirale di annullamento totale.

Perché leggerlo 

A chiunque abbia avuto bisogno di anni per nominare ciò che, nel profondo, sapeva già; a chi convive con l’ombra di una parte di sé da cui non riesce a liberarsi, e che ancora non sa come amare: questo libro è per voi.

Pagine che fanno male, ma pagine che vi rimarranno dentro per sempre, se volete lasciarvi svelare da un romanzo sull’identità, sulla crescita e sulla loro eterna, dolce-amara puntura.