cultura 4 minuti di lettura

La rivincita di Semola: come è cambiato l'eroe Disney

I principi di casa Disney sono usciti da un pezzo dalla strada che pareva senza uscita del salvataggio eroico, dell'anonimato e della mascolinità piatta: ode a tutti i Semola dunque, ma anche ai Victor e agli Ethan, perché sono gli eroi che aspettavamo.

L’artista russa Oksana Pashchenko lavora tantissimo sui protagonisti dell'intrattenimento della nostra infanzia e in particolare, tra i vari progetti, ha esplorato la vita dei personaggi Disney dopo il “e vissero felici e contenti”, ritraendo i principi alle prese con pannolini, sonnellini e pappe. L'idea è di raccontarli lontani da draghi, rovi di spine, piovre e malefiche. Insomma come se fossero uomini, padri, della vita reale. Senza eroismi tragici con epiloghi romantici. Un racconto di normalità che, a dirla tutta, sta facendo anche Disney stessa. L'evoluzione dei personaggi maschili da qualche anno a questa parte ha registrato e giustamente ci rimanda la fine della mascolinità egemonica che nel corso degli ultimi decenni anni aveva definito un'immagine di maschio ideale nelle piccole menti di bambini e bambine.

Filippo ("la Bella Addormentata") 

in principio era il principe

In che senso: dai tratti somatici alle virtù di coraggio e lealtà, il tropo del principe ha dominato la piramide dei personaggi maschili di lungometraggi (animati e non) fatta di cattivi, di maschi secondari di solito buffoni e dai corpi spesso non conformi (ricordiamo tutti con affetto Spugna, Little John, Baloo, il Genio, Sebastian e Chien-Po in Mulan) e ammaestrati drughi, come le iene di Scar o le anguille di Ursula. Ma lui, il bello & forte, era sempre uguale. In realtà anche tutti gli altri sono più o meno sempre uguali. Anzi erano. Per anni la mancanza di evoluzione negli aspetti esteriori e in quelli psicologici dei personaggi ha contribuito alla cementificazione di stereotipi su chi e come è un cattivo (magro, col viso allungato, pallido: sembianze e movenze che oscillano tra il regale e la queerness: Scar, Uncino, Ade o Jafar) e su come vengono regolarmente sconfitti da una forma più accettabile di mascolinità, non malvagia ma pur sempre egemonica, incarnata dal principe/eroe: mascella pronunciata, colorito sano, muscoloso, capelli folti (Eric, Simba anche se è un leone, Filippo, l'anonimo Azzurro).

Questo accade fino al 34esimo “classico”, il Gobbo di Notre Dame, che vede in scena un Quasimodo che incarna tutte le virtù tipiche del principe, tutte tranne che l'avvenenza e la prestanza fisica. Infatti c'è Febo e alla fine Esmeralda sta con lui. Nel complesso, la mascolinità è stata a lungo attraversata secondo dei precisi canoni estetici, oltre che da un filo narrativo sempre identico, che hanno insegnato a tutti e tutte noi che a determinate forme corrispondono delle attitudini di bontà o, al contrario, di malvagità.

Noi preferiamo Semola

Naturalmente negli anni l'evoluzione c'è stata sia socialmente che sullo schermo: la mascolinità è stata approfondita e raccontata anche come tossica da personaggi come Gaston (La bella e la bestia) e come amorevole tramite Sulley (Monster & co) mentre nascevano nuovi eroi, uomini non machi né esteticamente progettati secondo i canoni come è capitato perfino a Simba (umanizzatissimo da adulto) e che davano nuovo spessore ai concetti di valore, responsabilità e crescita peraonale. Un timido tentativo c'è stato nel 1963 con La Spada nella Roccia in cui l'eroe, il principe finale è il gracile Semola, ma un altro esempio è il pesce papà di Nemo. Uomini (o ragazzi, pesci, peluches, leoni o ranocchi) che non rispondono più ai dettami di bellezza blindati e ispirati al modello del macho ma goffi, con delle fragilità, capaci di parlare dei sentimenti che provano e che si evolvono nel corso del film. Un esempio è Eugene Fitzherbert, meglio conosciuto come Flynn Rider, protagonista maschile del classico Rapunzel - L'intreccio della torre. Che sì, è un ladro: lo sappiamo.

Flynn Rider ("Rapunzel") 
“Mentre Disney è saltata senza troppe difficoltà sul carro del girl power movement, rinnovando le sue principesse con personaggi determinati e dinamici come Merida, Vaiana & co. l’innovazione dei personaggi maschili è molto più timida ma è quella la partita su cui si giocherà il futuro del family entertainment”, dice la scrittrice per bambini e imprenditrice Francesca Cavallo.

Restava tra l'altro un grande nodo (anzi due): ai principi piacevano solo le principesse (ed erano solo bianchi). “Esplorare la mascolinità da un punto di vista dell’identità di genere è un terreno minato, perché si rischia di alienare un pezzo enorme del mercato che già in America considera il colosso troppo woke”, continua Cavallo, "moltissime persone prenderebbero un protagonista maschio meno virile come un affronto". (Woke, letteralmente "sveglio", è un aggettivo con il quale ci si riferisce allo "stare all'erta", "stare svegli" rispetto a ingiustizie sociali o razziali. Non è quindi un insulto ma viene usato come tale dalle persone conservatrici).

Love, Victor

Con buona pace di chi sogna un mondo eteronormato, bianco e colonialista, il primo grande personaggio gay, sebbene secondario, è MacGregor in Jungle Cruise (2021), interpretato da Jack Whitehall, la prima storia d'amore tra adolescenti apertamente gay e neri viene invece raccontata nel lungometraggio animato Strange World - Un mondo misterioso (2022). Ma nel frattempo nel 2018 usciva la serie Tuo, Simon seguita nel 2020 dal sequel Love, Victor. In particolare in quest'ultimo prodotto, il principe protagonista della serie è gay, latino, della classe media, con movenze delicate ma non macchiettizza la queerness, non è eccessivamente prestante anzi, è magrolino e bassino per essere uno sportivo e soprattutto non salva nessuna principessa, eppure salva tutti. Ci salva tutti.

Ethan Clade ("Strange World - Un mondo misterioso") 

I protagonisti maschili di casa Disney sono usciti da un pezzo dalla strada senza uscita del salvataggio eroico, dell'anonimato e della mascolinità piatta. Bastava fossero figli del re o comunque, personaggi maschili che per via del loro aspetto in automatico era anche ovvio fossero i protagonisti e che avrebbero salvato la protagonista, quella vera.

Ode a Semola dunque, e a Quasimodo, perché sono gli antieroi che aspettavamo e che hanno raccontato a milioni di bambini che non c'è un solo modo di essere maschi. Ma ode anche a Victor, a Simon e a Ethan, perché raccontano a milioni di bambini che va bene prendere una cotta per un altro maschietto, che non sono unici né strani.

Video - Il bambino che vuole vestirsi da principessa

la realtà osservata, poi raccontata

I film d'animazione sono tra le prime narrazioni che i bambini incontrano per conoscere il mondo, insegnano in qualche modo la differenza tra bene e male e possono perpetuare le tossicità dei ruoli di genere – con tutte le discriminazioni che ne derivano - oppure no. E alla fine in casa Disney ha prevalso la versione postfemminista della mascolinità: quella di un eroe maschile che sperimenta qualche tipo di crisi o vulnerabilità, che ha una sua evoluzione nel corso del film (o della serie) e che non assolve a nessun compito particolarmente eroico né è privo di difetti.

E non si tratta di essere woke o di forzare la mano: non è Disney a creare dal nulla personalità, tratti somatici e attitudini. Piuttosto Disney osserva, mette in circolo e, per il suo potere di divulgazione, rafforza le sensibilità che la società crea da sé, prendendo ispirazione da modelli esistenti. In altre parole, che vogliamo vederlo oppure no, che ai conservatori piaccia oppure no, quella in cui viviamo è una società postfemminista. E la società è fatta anche da maschi posfemministi, che siano uomini, ragazzi, leoni o ranocchi e pesci. E finalmente hanno posto anche sul grande, piccolo o piccolisimo schermo.