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Se a dire “Mi parte il sudamericano" fosse stato un uomo si sarebbe rotto internet (e pure qualche piatto)

La Tv plasma più coscienze di quanto non facciano i comizi di attivisti e attiviste: ormai due universi in cui si parlano lingue diverse e in cui, almeno in uno, si ride all'idea di schiaffi che volano dentro casa. Basta che venga dal Sud. 

Belen Rodríguez è ormai parte del paesaggio mediatico italiano. Argentina di nascita, naturalizzata nei nostri salotti televisivi, da anni incarna quella figura a metà tra showgirl e icona pop, dove la spontaneità - o presunta tale - è merce da prime time. Ma la sua recente apparizione a Belve di Francesca Fagnani ha scatenato una tempesta non da poco: «Sono manesca, i miei fidanzati li ho menati tutti» e financo «Mi parte la sudamericana».

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Il sorriso è quello disinvolto di chi sa che la clip farà milioni di visualizzazioni, l'aneddoto, una orgogliosa rappresentazione del proprio temperamento.

Belen Rodríguez l’ha detto così, come chi racconta un episodio colorito e non una cosa grave. Ma a Belve non si va per confessare, lo sappiamo, ma per mostrarsi, fare spettacolo. E pure lei lo sa. Il problema è che, come spesso accade nel mondo del trash che finge d’essere sincerità, la battuta è rimbalzata inevitabilmente sul muro politico eretto negli ultimi anni.

Gli uomini, quelli che - alleati, non alleati, spettatori con l'amica attivista - provano a tenere il passo con il nuovo lessico dei costumi, si sono subito accorti del doppio standard. E buongiorno, verrebbe da dire: finché il doppio standard andava con le dita negli occhi alle donne non lo vedevano, ora sì.  Se un uomo, in tv, avesse detto «ho picchiato tutte le mie fidanzate» oggi non avrebbe un contratto, né un lavoro, né un profilo social attivo. 

Se un uomo avesse detto in prima serata quello che ha detto Belen Rodriguez (compreso «mi parte il sudamericano») avremmo assistito a titoli indignati, appelli, condanne, shitstorm e pure qualche editoriale che avrebbe messo alla berlina quell'idea malsana di fuego latino che legittima la violenza perché la confonde con la passione. Allora poi di cosa ci lamentiamo quando i giornali scrivono che una è stata uccisa per "troppo amore".  Rodriguez, incalzata da una Fagnani interdetta, ha sottolineato che quando i suoi uomini non capiscono qualcosa lei passa alle mani, perché «In Argentina le cose si risolvono così». Ok.

Infatti questa della «sudamericana che parte» è una vera perla che sarebbe bello approfondire con qualche altra sudamericana. Ma ci proviamo, secondo noi, la rivendicazione della showgirl parte dalla stessa logica secondo cui le donne siciliane potrebbero legittimamente girare con la lupara carica, quella secondo cui un siciliano o un calabrese sarebbero uomini gelosi, controllanti e maneschi di natura, che ci vuoi fare, è di Palermo. Cioè quella logica che trasforma la rabbia e la violenza da problema sociale a caricatura di una identità geografica. 

Ed è un’idea che neanche nel varietà degli anni Novanta si poteva più dire ad alta voce e che piiuttosto diventava l'anima di una critica sociale grottesca in film come Mimi metallurgico ferito nell'onore o La ragazza con la pistola. 

Tornando agli uomini, giustamente perplessi, va detto che si sono trovati di fronte a (molte) donne che hanno dichiarato di trovare la scena divertente, innocua e folkloristica (il mito del buon selvaggio sudamericano colpisce ancora). Qualcuna ha perfino replicato che con tutta la violenza che subiamo noi, se ogni tanto a menare è una donna non ci fa niente. E no, sorella: non è emancipazione, è ritorsione da terza elementare. E ha la stessa radice della violenza che asseriamo di voler cancellare

Capiamo però, che dietro questa reazione leggera e forse pure un po' fiera c'è il portato politico di anni di narrazioni gridate sui social e recepite solo a metà, solo nella loro parte conveniente: la satira che va "dal basso verso l'alto" è quella che critica il potere, viceversa, dall'alto verso il basso, è discriminazione, esercizio di potere e violenza. Ugualmente, lo schiaffo tirato da una minoranza percepita (le donne) è legittimato, viceversa no. 

La violenza insomma si normalizza e si giustifica purché esercitata da una minoranza percepita. Il valore di uno schiaffo però non cambia a seconda da chi lo tira, ed è incredibile doverlo ricordare. E sì: è ovvio che la fisicità maschile il più delle volte sovrasta quella femminile, ma se il problema degli schiaffi tirati dai maschi fosse nella loro fisicità e nella paura che incutono quando si incazzano, non insegneremmo a bambine e bambini a non darne, cosa che invece abbiamo cura di fare. 

C'è un tema, infine: la televisione leggera plasma più coscienze di quanto non facciano i comizi di attivisti e attiviste perché raggiunge molti, molti, molti più utenti e il sospetto è che si tratti ormai di due universi in cui si parlano lingue diverse. in uno di essi evidentemente si ride ancora all'idea che qualcuno schiaffeggi qualcun altro, basta che venga dal Sud.