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Cosa è la "vita beige" dominata dall'estetica beige: scarsa personalità o voglia di calma?

Il beige non è un colore, è la scelta estetica di chi non vuole rischiare: dagli outfit all'arredamento, una "vita beige" tradisce forse una scarsa personalità?

La storia dell’estetica beige: qualcosa da cui a un certo punto si passa e da cui, se va bene, si corre via. In un episodio di Sex and the City, Mr Big e Carrie si incontrano per caso dopo che lui aveva sposato Natasha e dopo che lei aveva iniziato a frequentare Aidan. In quell'occasione Mr Big si lamenta con Carrie del fatto che tutto il suo appartamento fosse diventato "beige", lei gli risponde lapidaria: credevo volessi una vita beige.

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L'estetica beige, infatti, è più di una tendenza: è uno stile di vita neutro, riconoscibile, senza sbavature, senza sbalzi né creatività. Secondo alcuni è una scelta ponderata da chi ha paura di mostrarsi. E c'è chi lo vede più come sfondo che come un vero e proprio stile, ma a volte questo colore - con i suoi significati - pare tornare a dominare moda, social, armadi e perfino camerette dei bambini e delle bambine. 

Origini del beige: neutro, semplice, pavido

Il beige è un colore a metà tra il bianco sporco e il marrone chiaro, storicamente associato alla neutralità e alla praticità: è nell'Ottocento che il termine "beige" appare per la prima volta nel mondo della moda e del design. Siamo in Francia, dove viene usato per riferirsi al colore naturale della lana grezza non tinta. In questa fase, il beige è sinonimo di purezza e semplicità in un momento in cui la società cercava di tirarsi fuori dagli sfarzi e dall'iper creatività dei decenni passati (pensiamo a Versailles). Man mano che avanza il Novecento, il beige diventa popolare negli interni domestici, rappresentando una scelta sicura e soprattutto sobria per pareti, mobili e arredi.

Ma negli ultimi decenni il beige è passato dall’essere semplicemente un colore funzionale a incarnare un’intera filosofia estetica che si lega al minimalismo, al design scandinavo che consente di spostare mobili e oggetti di casa in casa e alla voglia di apparire "eleganti" con poco sforzo. Nell'abbigliamento questo desiderio si è tradotto nel trench beige, per esempio, che, indossato sopra completi della stessa tinta, fa sembrare chiunque una guardia forestale in libera uscita.

"credevo volessi una vita beige"

Dallo scambio di battute tra Carrie e Big sappiamo cosa le autrici e gli autori di Sex and the City pensano del colore beige. Allora ci chiediamo, le palette di toni neutri che ruotano attorno a questa tinta evocano calma, ordine e semplicità oppure una profondissima mancanza di gusto, creatività e personalità? Sui social media, per esempio, l’estetica beige ha trovato una nuova casa e non siamo sicure che ci possa piacere a lungo. Su Instagram, in particolare, le bacheche beige servono a trasmettere un senso di ordine e coerenza visiva tra i contenuti di influencer varie, ma è come se questo lifestyle apparentemente curato in cui foto di interni, outfit e paesaggi sono tutti nei torni del beige restituissero una sensazione di noia ed eccessiva conformità.

Alcune persone ritengono che il beige sia sinonimo di banalità e conformismo, di chi teme di mostrare la propria la personalità e di chi non sa osare con la creatività. L’estetica beige è infatti spesso associata a un lusso discreto quando storicamente il lusso si è mostrato in tutt'altre palette. Nessuna casa - anzi, nessuna magione - di lusso è mai stata beige né gli armadi delle persone realmente ricche e privilegiate sono colmi di abiti e soprabiti beige. Il beige, insomma, sarebbe la scelta di chi vorrebbe apparire come appartenente a una certa categoria di persone ma non sa nemmeno da dove iniziare. I colori indossati dagli aristocratici erano il rosso, rosa e porpora per i maschi e gli azzurri, blu e cerulei per le femmine (hello binarismo!).

Le stanze erano ciascuna di un colore diverso, forte e intenso, ricche di carte da parati e mobilio foderato di stoffe a fantasia. Insomma, il beige ha fatto il suo ingresso nelle case quando la middle class ha iniziato ad arredarle

il beige è "traditore"

Negli ultimi anni, il beige è stato celebrato come la quintessenza della raffinatezza. Dai divani alle pareti, dai cappotti ai completi sartoriali, tutto sembra convergere verso una tonalità neutra, confortevole, che "non dà fastidio". Ma a chi dovrebbe dar fastidio un divano blu scuro oppure una mantella color magenta? È proprio qui che nasce il problema: il beige è il colore del "non disturbare" ,è una scelta che prende chi intende evitare i rischi per mescolarsi meglio, una scelta di chi si rifugia nella sicurezza di non attirare troppo l’attenzione. Ma perché?

In casa, il beige è l’equivalente visivo di un sussurro: rassicurante ma estremamente monotono. Nell’abbigliamento, è il simbolo di un minimalismo che, invece di celebrare l’essenziale, finisce per cancellare ogni traccia di personalità. E così, nel tentativo di creare ambienti o look sofisticati, ci si ritrova a vivere in uno spazio senza carattere e senza storia, dove ogni stanza sembra un catalogo di mobili e ogni outfit una fotocopia del precedente. Ovviamente nessuno vuole demonizzare il beige: un cappotto beige o un maglione panna sono certamente versatili, ma quando tutta la palette si riduce a sfumature neutre, l’effetto complessivo è di un anonimato che annienta. Il meme della "vita beige" prende in giro questa scelta perché la compie chi insegue un’estetica "priva di rischi", adottata da chi vuole sembrare sofisticata/sofisticato senza rischiare. Ma il beige è traditore: la scelta di una vita beige rivela esattamente il processo che le sta dietro.