Grazie ma no grazie, in Blue Origin di spaziale c'è solo la fuffa: niente femminismo, solo privilegio
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Il razzo è decollato, le luci puntate, le stories pronte. Sei donne — tra cui Katy Perry e Lauren Sánchez, giornalista, pilota e, per pura coincidenza, compagna di Jeff Bezos — sono salite a bordo del New Shepard di Blue Origin per un volo suborbitale durato la bellezza di undici minuti. Undici. E ci hanno raccontato che è stato un trionfo per il femminismo. Peccato che di femminista non ci fosse proprio nulla, con buona pace di chi si sta aggrappando all'hype dell'operazione per ottenere due like da qualche sprovveduto/a.
la missione spaziale di undici minuti che non ha alcun impatto sulle missioni spaziali
Quella che abbiamo visto non è stata una “missione spaziale”, ma una trovata pubblicitaria pure un po' maldestra per strizzare l'occhietto ai viaggi (privati) nello spazio. E già il concetto stesso di privato, che fa rima con costoso, che fa rima con privilegio, è diametralmente opposto al concetto di femminismo. Abbiamo visto delle celebrità farsi scattare foto da cover per le riviste patinate e lanciarsi, si fa per dire, a bordo di un razzo dopo aver fatto zero minuti di addestramento reale e senza che qualcosa ricadesse, anche per sbaglio, sulla comunità. Niente: nessun contributo scientifico, né umano a dirla tutta. Sarebbe interessante conoscere l'espressione dei volti di Samantha Cristoforetti, Sally Ride o Christina Koch e delle donne che negli ultimi trent'anni hanno reso la presenza femminile nelle missioni spaziali, quelle vere, un fatto, davanti ai titoli che recitano “donne nello spazio” o “una crew spaziale tutta al femminile”. No, grazie: le crew spaziali sono composte da astronauti e astronaute, non da ospiti di lusso che viaggiano a bordo di astronavi “completamente autonome” così loro possono scattarsi l'ennesimo selfie da postare al rientro insieme a caption come "Non c'è nessun posto come casa". Manco fossero mancate una settimana.
uno show di basso livello
Già che a commentare alle telecamere il lancio del razzo ci fossero Khloe Kardashian e Kris Jenner doveva far sollevare qualche sopracciglio sull'entità dell'operazione, ripetiamo, commerciale: uno show che ci permettiamo di porre alla stregua di Real Housewives of Los Angeles insomma, altro che programmi di approfondimento scientifico. E non per assenza di rispetto verso Khloe Kardashian e Kris Jenner, ma perché è chiaro che non sono esperte di viaggi nello spazio. Sono esperte di marketing e privilegio. Ed è quello che ha restituito lo show.
Ma dicevamo, operazione commerciale: Bezos vuole fare pubblicità ai viaggi di lusso parlando di inclusione di genere e razziale (perché tira) ma non economica (sono tutte ricche e privilegiate) mentre contemporaneamente lui stesso ha revocato i programmi dedicati a Diversiy and Inclusion.
Ma nessuno lo dice. Anzi, lo si celebra. Le prime pagine si riempiono di “girl power”, i video del “bacio spaziale” di Katy Perry dopo l’atterraggio diventano virali e per fortuna hanno fatto presto a diventare meme, vuol dire che a qualcuno il cervello funziona ancora.
[[ge:kolumbus:alfemminile:1939841]]Il dramma è che in questo momento ci sono donne vere — vere scienziate, vere astronaute — che continuano a lavorare in silenzio, lontano dai riflettori, per portare avanti missioni vere, ricerche vere, progressi veri. E vengono osteggiate proprio perché sono donne, perché sono nere, disabili, povere. E magari sognano lo spazio, di addestrarsi, di saper governare un'astronave, di progettarla. E sono state costrette a guardare questa farsa di undici minuti. E saranno costrette a sentirsi dire che "non c'è nessun patriarcato: erano tutte femmine nell'astronave". Certo, un'astronave giocattolo senza pulsanti.
blue origin rappresenta la distanza reale tra le donne e le loro conquiste
E allora ci tocca dirlo chiaramente: niente di quello che abbiamo visto ieri ha qualcosa a che fare con la parità di genere. Abbiamo visto una ennesima espressione di privilegio da parte della solita élite che gioca con i simboli delle lotte sociali per aumentare il capitale, se non altro mediatico. Sì, sappiamo che nel dire a voce alta che si è trattato di una clamorosa farsa potrebbe valerci il bollino di guastafeste ma corriamo il rischio e ci schieriamo apertamente contro la strumentalizzazione del femminismo e contro chi usa le donne come bandierine da sventolare sul proprio razzo da miliardario. E pure con gli chi gli batte le mani. Molto dello spazio da conquistare per le donne, le donne nere, le donne queer e trans, le donne disabili e le donne povere è ancora sulla terra. Il resto — scusate — è solo un carosello da Instagram, oltretutto con un peso specifico pari allo zero. Proprio come nello spazio.
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