Forte, tosta, indipendente: tra meme e realtà, "Pelle Diamante" è diventata l'inno delle divorziate
I social sono esplosi di contenuti sulla canzone "Pelle Diamante" di Marcella Bella all'indomani di Sanremo: la storia di come è diventata l'inno alla ritrovata libertà delle divorziate sessantenni
"Forte, tosta, indipendente: pelle come diamante, non mi fa male niente. Stronza, forse, ma sorprendente. Una mina vagante, sono una combattente". Nelle ultime settimane i social traboccano di meme e reel divertenti di creator che si fingono divorziate sessantenni, con un calice di vino in mano e lo sguardo fiero, mentre ballano e cantano Pelle Diamante, la canzone che Marcella Bella ha portato all'ultimo festival di Sanremo.
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Non sappiamo se il brano abbia realmente conquistato questa specifica categoria di persone, né se sia diventato in effetti l'inno alla ritrovata libertà delle divorziate over cinquanta, come suggerirebbero i quintali di meme stereotipati. Però ci piace riconoscere che oggi esiste questa categoria sociale, un insieme che prima non esisteva. Che abbia un inno oppure no importa pure poco, alla fine. Anche se nel marasma digitale più di qualche ragazzona over cinquanta e senza fede al dito questa canzone la condivide eccome.
la storia di come "pelle diamante" è diventata l'inno delle divorziate
Del resto, Marcella Bella non è nuova a melodie potenti e testi d’impatto: ha attraversato i decenni della musica italiana con un’energia che non ha mai vacillato. Sarebbe quasi naturale che le sessantenni scelgano la sua voce per celebrare la loro ritrovata gioia di vivere. Anche perché Pelle Diamante arriva dritta come un manifesto, con un testo che ha pochi significati nascosti anzi, sembra scritto apposta per essere cantato e ricantato da chi, dopo anni di compromessi, ha deciso di non accontentarsi più: "Dici che come me non ne trovi nessuna / Si vabbè poi però lo ripeti ad ognuna".
Sembra di trovarsi in salotto con loro, con le sessantenni divorziate, che raccontano delle loro nuove esperienze o come, dopo anni di promesse matrimoniali mai mantenute da uomini che hanno lo stesso peso specifico dei volantini delle offerte del supermercato, non si fanno più incantare. Nemmeno dal nuovo flirt che "Ridi e mi chiami miss e mi provochi in pieno, però poi dici sì a ogni cosa che chiedo".
Anzi, sono disposte a prendere atto della vacuità dell'individuo e a passare oltre con un sorriso, rivendicando la loro identità. Nei video che girano sui social, la protagonista tipo canta e balla con convinzione soprattutto il ritornello, tra una chioma rinnovata di fresco e l'acido ialuronico in borsa: "Forte, tosta, indipendente". E ti crediamo, sorella. Solo le donne (etero) possono capire la frustrazione e la voglia di indipendenza e libertà di un'altra donna etero che ha qualche anno di più, qualche esperienza in più e di certo anche qualche magagna maschile in più da ricacciare fuori dalla finestra. Ma la vera perla di questo inno rivolto a tutte le fenici italiane arriva poco dopo, con una stoccata che è la sintesi del sentimento di chi ha trascorso anche troppo tempo a sentire le stesse falsissime litanie: "Stronza, forse, ma sorprendente. Una mina vagante, sono una combattente".
una nuova categoria sociale si profila: forti, toste, indipendenti
La società ha passato decenni a dipingere le donne sicure di sé e non disposte a tenersi accanto un manichino, traditore e immaturo, come "difficili", come un problema, rendendo ancora più complicato per loro chiamarsi fuori da matrimoni infelici. Non solo l'abitudine e l'affetto, anche lo stigma sociale ha impedito a chissà quante donne, per chissà quanto tempo, di fare la scelta giusta.
La prima donna a divorziare – o meglio, il primo divorzio in Italia – ha firmato per la sua libertà soltanto alla fine del dicembre 1970. Lei si chiamava Luisa Benassi e aveva 25 anni. È passato mezzo secolo da allora, e i divorzi solo con il tempo sono diventati una felice prassi per porre fine a unioni sbagliate, violente o banalmente solo infelici. DI conseguenza le sessantenni divorziate, ringiovanite, pronte a ributtarsi in nuove storie o nuove avventure, come categoria sociale sono una novità. E sono una novità strepitosa. Perché, diciamolo, fino a qualche decennio fa le persone penavano ai sessant’anni come alla stravecchiaia. E oltre a restare, per cultura, intrappolate in matrimoni "indissolubili", anche a causa della dipendenza economica, vedevano le loro vite consumarsi tra sacrifici e rinunce, tra "si fa così" e "cosa dirà la gente".
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Oggi, invece, la generazione delle sessantenni ha davanti a sé anni di vita che non intende più sprecare a rincorrere un’ideale di famiglia che non funziona, un marito che non c’è, o un sacrificio che non sono più disposte a fare. Insomma queste sessantenni sono le prime a dirlo apertamente, senza paura di essere additate come "problematiche" o come traditrici di quella che per secoli è stata spacciata come missione naturale delle donne. Loro non sono fatte per subire, sono toste, forti, indipendenti.
Come detto prima, non sappiamo se nella realtà le divorziate o le single over cinquanta abbiano davvero adottato la canzone di Marcella Bella come inno ufficiale della loro indipendenza ritrovata o se tutto sia solo un’iperbole social, ma il fatto che oggi possiamo persino immaginare questo scenario è già una piccola rivoluzione. Se fino a qualche decennio fa le donne resistevano a ogni costo, oggi divorziano, ricostruiscono e – perché no – ascoltano Marcella Bella a tutto volume, da sole, nella loro macchina o nella loro casa. E se questo non è riconosciuto come un progresso sociale allora dobbiamo tornare a discutere dell'importanza di essere solidi prima come individui, poi eventualmente come parte di una coppia.