3 minuti di lettura

Il femminismo è social: le (e gli) influencer da seguire per saperne di più

Le femministe e i femminmisti da seguire sui social per saperne di più e capire come e perché "tutto è intrecciato"

I social media sono uno strumento potente da molti punti di vista. Riescono a unire lì dove la società ancora non riesce, costruendo ponti, oltretutto accessibili, dove nella realtà fisica non ci sono, e annullando distanze dove ancora ci sono. È chiaro che per l'attivismo e la giustizia sociale sono “lo” strumento di divulgazione preferito, non che possano sostituire di netto le piazze e i cortei, ma possono raggiungere ed essere raggiunti da chiunque, sempre. Il femminismo ha dunque proliferato, in qualche modo, sui social e grazie ai social.

le femministe e i femministi sui social

Molte persone sono tornate a parlare di politica e di attivismo proprio perché avvicinate dalla chiave a volte pop e a volte tematica con cui le femministe si sono mosse per lavorare verso il cambiamento a cui tutte e tutti dovremmo auspicare. Di fatto il movimento femminista si è modificato e diramato e oggi contrasta la disinformazione a più livelli, l'odio di genere e le discriminazioni istituzionalizzate. Oltre che contrastare chi si serve dei social stessi per fare disinformazione e promuovere l'hate speech. Si può dire che negli ultimi anni è nata la figura della femminista influencer (o del femminista influencer): persone che promuovono le istanze della filosofia femminista aumentando la consapevolezza sulle questioni relative ai diritti con una comunicazione efficace e facendo chiarezza su dati, storia, stereotipi, cattive narrazioni, condizione femminile – o maschile, sono legate! - e intrecciando i vari temi che insieme raccontano il modo viviamo oggi come persone. Una delle prime persone a stagliarsi in tal senso sul panorama nazionale è stata la compianta Michela Murgia: scrittrice e attivista che ha alimentato il dibattito femminista partendo proprio da operazioni di divulgazione social.

Corinna De Cesare 

influencer ma soprattutto divulgatrici social

La scia di influenza di Michela Murgia è ancora presente e si è allargata a macchia d'olio diventando Purple Square, un gruppo nazionale che La BattWoman ci racconta ogni giorno sul suo canale Instagram. Inoltre, dal libro manifesto di Murgia Stai Zitta è nato uno spettacolo teatrale che vede le attrici e divulgatrici femministe Antonella Questa, Teresa Cinque e Valentina Melis sui palchi di tutta Italia. Una delle divulgatrici più note oggi è senza dubbio Carlotta Vagnoli: scrittrice che utilizza con impegno le piattaforme social per fare il punto su temi di attualità e per schierarsi con forza contro il patriarcato. Un sistema che ci viene restituito spessissimo dalle narrazioni scorrette messe a terra dai media. Qualcosa che possiamo monitorare grazie al lavoro costante di Unadonnaacaso, canale che ripesca contenuti sessisti e ne fa allegre vignette o quello di Corinna De Cesare, giornalista che ha fondato il canale e la newsletter thePeriod con cui analizza le narrazioni stereotipate e tossiche.

Un post di Karen Ricci dal suo canale "Cara, sei maschilista" 

Ella Marciello fa lo stesso tipo di lavoro, però con la pubblicità: direttrice creativa ed esperta di comunicazione, restituisce sui social le dinamiche patriarcali del settore. Contro il patriarcato interiorizzato dalle donne c'è la cifra sarcastica e pop di Karen Ricci, autrice, consulente e podcaster che tramite il suoi canale Cara, sei maschilista! diffonde vignette illuminate sui comportamenti autosabotanti di molte donne (e altro). Maternità, attivismo e lotta di classe sono invece le caratteristiche del lavoro di Francesca Bubba: spesso definita “family coach” si dedica soprattutto ai temi della maternità, genitorialità e gravidanza. Temi cari anche a Sasha Damiani, la creatrice di Mammeanudo, che da medico affronta anche la questione delle discriminazioni sul lavoro.

E parlando di lavoro o anche di soldi, la scrittrice Azzurra Rinaldi è definibile anche come economista femminista perché oltre a parlare molto del rapporto delle donne col denaro e con l'emancipazione, insegna Economia Politica all'Università e dirige la School of Gender Economics. Nella stessa sfera d'azione anche l'esperta di marketing Domitilla Ferrari, docente di Comunicazione Digitale all’Università che parla di lavoro (e di come per esempio possiamo confrontarci con la sindrome dell'impostore e chiedere l'aumento).

Transfemminismo intersezionale: tutto è intrecciato

Francesca Cavallo 

Tra le figure più note del panorama femminista c'è senza dubbio Djara Kan: brillante scrttrice campana (che vediamo anche in Tv) quando a intrecciarsi con le discriminazioni di genere ci sono quelle razziali. Ma non solo donne possono parlare di femminismo o di patriarcato, perché il femminismo è una filosofia e chiunque può abbracciarla ma soprattutto serve anche agli uomini. Lo sanno bene il filosofo femminista Lorenzo Gasparrini, che parla di come il patriarcato opprime i maschi di ogni età, oppure Diego Di Franco, alias Ilmeravigliosomondodeipapà, che racconta la paternità libera da schemi e stereotipi di genere. Il maschile è un tema caro anche a Francesca Cavallo, scrittrice e podcaster nota in tutto il mondo che dedica ampio spazio anche all'infanzia e che ha lanciato una newsletter dal titolo Maschi del futuro.

Spostandoci più sul versante politico troviamo invece Isabella Borrelli: attivista transfemminista, scrittrice e divulgatrice che mette al centro la lotta da una prospettiva politica e lgbt+. E tutto è intrecciato e occorre parlare di intersezionalità. Motivo per cui fa un gran lavoro anche La Malafimmina, ovvero Claudia Fauzia, che parla dell'intreccio tra questione meridionale e questione di genere, come anche Pegah Moshir Pour, nata Iran e cresciuta in Italia, che ci fornisce puntualmente aggiornamenti sulla questione mediorientale. 

Francesca Bubba 

i social per il sociale

Le piattaforme online hanno il potenziale per promuovere le istanze del movimento transfemminista intersezionale aumentando la consapevolezza sulle questioni legate ai diritti e consentendo una comunicazione immediata e pop, spazi per l'organizzazione di manifestazioni pubbliche e spunti e chiavi di lettura per l'attualità e la storia. Promuovere il femminismo come filosofia sulle piattaforme social media si può: attraverso umorismo, campagne informative e denunce, queste donne e questi uomini, e innumerevoli altre persone, stanno cambiando il ritmo e la narrazione offrendo continuamente occasioni di dibattito e tenendo viva l'attenzione sulle necessità e le urgenze.