Il (terribile) legame tra gli Europei di calcio e la violenza domestica
Cosa ci dobbiamo aspettare da questi Europei 2024?
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Il calcio è lo sport più popolare del mondo. Durante la coppa UEFA del 2020 (giocata nel 2021 a causa del Covid-19) il pubblico delle partite dal vivo è stato di 5,2 miliardi. La sola finale tra Inghilterra e Italia è stata vista da circa 328 milioni di persone. Ed è previsto che gli europei di calcio di quest'anno saranno visti da 5 miliardi di persone. E ancora, la FIFA ha stimato una media di oltre 11 milioni di spettatori durante i Mondiali del 2022, con picchi di oltre 14 milioni. La portata del fenomeno è immensa e, purtroppo, i dati registrano che si lega con un altro fenomeno di portata altrettanto immensa: la violenza domestica.
calcio e violenza domestica: cosa aspettarsi dagli europei
Andiamo per punti: durante le partite di calcio, o di baseball, e durante gli europei o mondiali, cambiano le dinamiche della violenza domestica. Sappiamo infatti che la violenza domestica raggiunge un picco tra le 8 e le 10 ore dopo la fine della partita, ovviamente quando la squadra preferita perde. Naturalmente la colpa non è dello sport, né della televisione, né del tifo o dell'alcol che si consuma mentre si guarda lo sport in tv o negli stadi.
Punto numero due: le ricerche che confermano un aumento degli episodi di violenza domestica sono più di una. C'è lo studio fatto nel Regno Unito dal Centro nazionale per (sulla) la violenza domestica, che registra l'aumento del tasso di chiamate e denunce quando la nazionale inglese perde ai mondiali o agli europei. “La violenza domestica aumenta del 26 per cento durante le partite dell’Inghilterra – si legge - del 38 per cento quando perdono”. C'è una ricerca dell’Università di Calgary, in Canada, che evidenzia il fatto che le chiamate al numero verde per la violenza domestica sono aumentate del 15 per cento quando gioca la squadra di calcio locale. E c'è uno studio degli Stati Uniti, risalente al 2011, che ha analizzato 900 partite della National Football League nel corso di undici anni rilevando che le segnalazioni di violenza domestica sono aumentate del 10 per cento nelle città corrispondenti alle squadre perdenti. Uno studio fatto in Brasile registra un aumento quasi della metà delle richieste di aiuto durante i campionati.
E in Italia? Nel nostro Paese non esistono studi simili: nessun organismo, né pubblico né privato, ha pensato di studiare la connessione tra violenza domestica ed eventi sportivi importanti. Il commento di Antonella Veltri, presidente D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, è che “stando ai commenti delle indagini condotte in Inghilterra rispetto all'incremento di episodi della violenza maschile alle donne durante o dopo gli eventi sportivi più significativi, credo si possa affermare che - ancora una volta - le donne sono oggettificate e ritenute a disposizione del maltrattante. Coloro che, per sfogare una frustrazione, agiscono azioni violente non fanno altro che confermare la tesi che sta alla base del contrasto alla violenza maschile alle donne: la violenza si fonda su uno squilibrio di potere tra uomini e donne, potere agito dagli uomini in forma violenta per ribadire il proprio dominio di prevaricazione sotto la quale sta un modo diverso di stare al mondo fra uomini e donne. Pestando i desideri delle donne. Fino alla morte”.
Ma torniamo ai dati e alle ricerche: in Inghilterra sono stati abbinati i dati delle chiamate provenienti dall'area Greater Manchester con i tempi delle partite di calcio per un periodo di otto anni ed è diventato evidente che le partite di calcio cambiano le dinamiche degli abusi. Innanzitutto si osserva una diminuzione delle chiamate durante le due ore di gioco, suggerendo un effetto di sostituzione per l'uomo: se si concentra sul calcio non compie forme di abuso domestico. Ma dopo il calo, le violenze in casa iniziano ad aumentare e raggiungono il picco circa nove ore dopo la partita. Le prove, a chi ha svolto la ricerca, sono chiare: esiste una correlazione tra la violenza domestica e il calcio.
Il rapporto tra gli appassionati di sport e la violenza non è più un segreto nemmeno in Canada o negli Stati Uniti: le chiamate ai numeri verdi e gratuiti dei centri antiviolenza aumentano, secondo il National Domestic Violence Hotline, con un vero e proprio picco durante gli eventi sportivi di rilievo ma anche quando personaggi pubblici – spesso atleti – fanno notizia nei telegiornali perché accusati di qualche reato, abusi compresi. E si legge sul report che “Quando nel 2014 sono emerse riprese video del giocatore di football Ray Rice che aggrediva la sua fidanzata c'è stato un enorme picco di chiamate”.
Come molti appassionati di sport sanno, gli eventi sportivi importanti trasmessi in TV, come il Superbowl, portano grandi gruppi di persone a dividersi o ad allearsi contro i tifosi delle squadre avversarie. Sono situazioni in cui il comportamento aggressivo e violento diventa comune e perfino normalizzato, alimentato, romanticizzato (pensiamo alla definizione di "gladiatori" dei calciatori più aggressivi o della romanticizzazione degli Ultras più violenti da parte degli stessi tifosi). Ma c'entra per caso anche l'alcol? Durante gli eventi sportivi di solito viene normalizzato anche l'abuso di alcolici, considerato dai centri che hanno raccolto i dati come un fattore di aumento del tasso di violenza domestica legata allo sport.
picchiate per una pubblicità che simulava un cambio di canale
Durante il Superbowl del 2023 è stato trasmesso uno spot del servizio di streaming Tubi che simulava un cambio di canale, come insomma se qualcuno avesse cambiato canale nel bel mezzo del Superbowl. Molte persone – in particolare donne – in tutti gli Stati Uniti hanno riferito che familiari, amici e partner si sono sfogati su di loro incolpandole di aver cambiato canale e attuando quindi forme più o meno gravi di violenza. Anche molti bambini, oltre che molte donne, sono stati colpiti, spintonati, schiaffeggiati e aggrediti verbalmente nei secondi in cui è andato in onda questo spot. Andiamo in Brasile: incrociando i dati delle chiamate ai centri antiviolenza con le partite dei campionati di calcio brasiliani nei 4 anni dal 2015 al 2019, emerge che il numero di richieste di aiuto ai centri aumenta del 41 per cento subito dopo la fine delle partite e le chiamate alla polizia aumentano del 66 per cento. Naturalmente il problema non è lo sport né lo è la pubblicità che simula un cambio di canale. Semmai della mascolinità tossica che – soprattutto quando si creano le dinamiche di gruppo – raggiunge il suo apice, complice anche l'eccitazione emotiva.
L'effetto di sostituzione: calcio vs violenza
Una volta stabilito questo, raccontiamo dell'effetto di sostituzione teorizzato nello studio degli studiosi Dickson e Ivandic che hanno identificato il legame tra la diminuzione delle chiamate per denunciare episodi di violenza domestica e le partite trasmesse in Tv. Cosa ci suggerisce questo se non che gli autori dell'abuso sono distratti dal gioco e quindi non commettono abusi? Infatti gli stessi due studi hanno riscontrato un aumento delle segnalazioni di violenza domestica sia prima che dopo le partite.
Altro studio: Crowley ha identificato anche altri fattori che contribuiscono all’eccitazione emotiva che potrebbe a sua volta portare alla violenza, tra questi le aspettative pre-partita, l’importanza della partita, l’importanza dell’avversario e ovviamente il risultato.
Questi studi sono possibili grazie alle chiamate delle donne, sempre più consapevoli, anche se tutti i Paesi nei quali è stata sollevata la questione denunciano la resistenza di un grosso sommerso di donne che subiscono abusi di tipo fisico, sessuale, psicologico o economico senza denunciare e che sappiamo esserci anche in Italia.
Chiude infatti Antonella Veltri, “Se vogliamo trovare un aspetto positivo possiamo forse dire che le donne, ogni giorno di più, decidono di esprimersi per come sentono e di non rinunciare ai loro desideri, facendo emergere un aspetto di questo fenomeno fino a qualche anno fa ancora sommerso. La violenza è simile in tutto il mondo. Crediamo che, seppur senza dati a supporto, possa accadere anche in Italia. Alle donne che vivono situazioni analoghe ricordiamo l'esistenza dei centri antiviolenza" e l'esistenza del numero verde 1522, disponibile 24 ore su 24, sette giorni a settimana.
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