La silenziosa battaglia per il miglior outfit che tutte le donne conoscono
Le donne si vestono per impressionare (positivamente) le altre donne.
Gli uomini non noterebbero nemmeno se camminassimo con i capelli che vanno a fuoco. E lo sappiamo.
Ma la questione è chiaramente più complessa di così.
Quando Carrie ha dovuto svuotare l'armadio perché traslocava da Big ha chiamato le sue amiche e ha organizzato una sfilata casalinga perché, insieme, scegliessero cosa tenere e cosa no. Ed era Sex and the city. Quando in And just like that sempre Carrie ha dovuto svuotare la casa al Village per venderla dopo che ne ha comprata una per stare con Aiden, si è riproposto il tema dei vestiti. Anche in quel caso ha chiamato le amiche perché ha voluto rifare la sfilata casalinga e ha voluto che di nuovo fossero loro a dirle cosa tenere e cosa no.
Questo cosa ci insegna? A: che le sfilate casalinghe con calici di champagne dovrebbero essere organizzate più spesso ma soprattutto B: le donne si "vestono" (e truccano e pettinano) più per le altre donne che non per gli uomini. E parliamo di donne etero, di donne trans, di donne lesbiche, di donne pansessuali, bisessuali, aromantiche, asessuali. Sicuramente. Ma pensiamo che il dato possa essere esteso a tutte le identità e soggettività: noi, come esseri umani, quando decidiamo di metterci in mostra lo facciamo più per il nostro genere di appartenenza o, ampliando il campo, per la nostra comunità di riferimento.
Quando ti prepari, in che ordine fai le cose?
ci vestiamo per "noi" (e per chi ci somiglia)
Restringiamo di nuovo il campo alle donne. Da sempre abbiamo sentito dire che su di noi pesa lo sguardo maschile (se non sai cosa sia leggi qui). Il che è una verità: lo "sguardo maschile" pesa su qualsiasi essere vivente, maschi compresi. Con le dovute differenze, non siamo mica un'unica massa, le donne hanno intercettato delle posture, dei comportamenti e un tipo di abbigliamento che viene apprezzato dall'uomo e quindi, sempre con le dovute differenze, alcune donne applicano scientificamente su sé stesse tutti quegli ammenicoli che catturano l'attenzione e l'apprezzamento maschile.
Nella vita di tutti i giorni, poi, sappiamo che il maschio medio non distingue un rossetto da 500 euro a uno da 6 euro e 90 cent. Sappiamo che non distingue una piega fatta in parruccheria da quella fatta a casa, sappiamo che - senza generalizzare, ovvio - il maschio medio alla fine lo si conquista con poco: cose facili, immediate, visibili. La verità è che le sottigliezze sono un linguaggio in codice che capiscono solo le donne. E l'altra verità è che sono le altre donne le vere "giudici" del concorso immaginario di bellezza al quale partecipiamo tutte, consapevolmente o inconsapevolmente.
Nb: ovviamente accade lo stesso in altri insiemi di persone, immaginando una comunità mondiale fatta a "circoli" più o meno grandi. I codici di abbigliamento accomunano le comunità e non è tanto "possedere" un paio di scarpe o una sciarpa in particolare, quanto sapere che fare sfoggio di una particolare cosa (oggetto, lessico, modo di muoversi) serve a spiccare in quella precisa comunità. In questo caso parliamo di donne in modo standardizzato e generalizzato (anche perché la ricerca da cui partiamo si è concentrata su di loro).
le donne e il sondaggio della verità
Sappiamo che questo potrebbe sorprendere molti uomini convinti ancora che ci vestiamo per impressionare loro e che lo facciamo tutte, anche quelle che tra noi sono lesbiche. Ma un sondaggio commissionato da un brand di prodotti per la skin care ci racconta che il 40 per cento delle donne scelgono di vestirsi, truccarsi o pettinarsi per farsi apprezzare dalle altre donne. E dallo studio è emerso anche che quasi il 50 per cento delle donne si complimenta con una donna che non conosce (complimenti, non catcalling). Il sondaggio è stato condotto su 2mila persone e di fatto sfata il vecchio mito secondo cui le donne trascorrono ore davanti allo specchio per ottenere attenzioni di natura romantica e sessuale: lo facciamo perché stiamo partecipando alla gara, antica come il mondo, che determina chi è vestita meglio, truccata meglio, pettinata meglio.
Sei donne su dieci di età compresa tra i 18 e i 30 anni hanno affermato di pensare alle proprie amiche quando scelgono l'outfit per un'occasione importante e più di un quarto ha affermato che i complimenti più sinceri ricevuti provenivano da donne estranee, non da uomini. Due terzi delle donne credono che gli uomini etero le apprezzino indipendentemente da come sono vestite e che oltretutto, quando fanno un complimento, lo fanno per abitudine o su richiesta (vi dice niente la domanda "come sto?"). E ancora: il 48% delle donne intervistate quindi preferisce ricevere un complimento da una sconosciuta piuttosto che da un uomo etero che non distingue una Chanel da una busta della spesa.
Più della metà delle donne afferma di non essersi mai truccata per un uomo e il 22 per cento afferma che l’opinione di un uomo non ha alcuna importanza. Infatti, il 26 per cento delle donne che vive una relazione etero afferma che il partner non ha la più pallida idea di che vestiti possieda, che tipo di make up adoperi o di quale sia il suo stile in generale. Due donne su tre infatti confermano che sono le amiche le prime - e spesso uniche - a notare quando cambiano pettinatura o trucco. Ma nonostante i complimenti, un quarto delle donne pensa che ci sia competizione. E che anzi, per questa ragione tendiamo a scegliere con cura cosa indossare e come truccarci.
il concorso di bellezza immaginario
Una donna su dieci ha detto che è a causa della competizione se ha "sempre fretta" quando si tratta di possedere un accessorio o un capo di abbigliamento di cui ha parlato con le sue amiche. Secondo il sondaggio, un (dispettoso) 30 per cento delle donne ammette di parlare regolarmente alle spalle dell'aspetto delle proprie amiche mentre una persona (poco amichevole) su dieci ha detto che non direbbe mai a un'amica che ha un bell'aspetto. Piuttosto sta zitta. Un quarto delle ragazze ha affermato di copiare regolarmente lo stile delle proprie amiche.
E non si tratta di "apparenza", come detto: l'apparenza è ovviamente importante per moltissime persone ma non tutte osservano le riviste di moda come fossero la Bibbia. Si tratta di accettazione, omologazione, appartenenza a una comunità. E le comunità sono fatte anche di codici. Nel concorso di bellezza immaginario si vive a metà tra la condivisione di costumi e la competizione. Le donne che si vestono per le donne in modo negativo competono a vicenda per vedere chi indossa l'outfit più vicino allo stile richiesto dalla propria comunità di appartenenza.
Ancora etichettata come un’attività tipicamente femminile, l’industria della bellezza è fortemente orientata verso le donne, mentre è spesso rifiutata dagli uomini (cis) eterosessuali. In effetti, alcune femministe considerano i moderni standard di bellezza nient’altro che un’altra proiezione di valori patriarcali ed eteronormativi, che intrappolano le donne in un ideale femminile sempre irraggiungibile e soffocante. E infatti abbiamo fatto attenzione a non cascare nel tranello delle ovvietà: la gara immaginaria di "bellezza" non è tra tuttte le persone che si identiificano nel genere femminile ma tra persone che si riconoscono in uno stile. Un tempo c'erano gli skaters o i paninari e prima ancora i Teddy Boy (ok erano gli anni Sessanta), oggi per esempio ci sono le persone Goth. E tutte e tutti loro, chi più chi meno, partecipa al concorso interno per il miglior outfit.
la questione della bellezza e del femminismo
Abbigliamento e make up sono una forma di espressione dell’identità e per quanto non possiamo negare che - come ogni cosa, speriamo ancora per poco - siano influenzate dallo sguardo maschile, le donne potrebbero anche non sentirsi necessariamente vincolate allo sguardo maschile quando si truccano, pettinano e vestono. Anzi, non siamo dentro la testa delle donne che potrebbero vestirsi, truccarsi e pettinarsi - appunto - per - loro stesse.
Inoltre il make up può essere indossato da tutti i generi e non solo dalle donne cisgender. È vero che anche gli uomini e le persone non binarie si truccano e si sottopongono a interventi di chirurgia plastica (esclusa ovviamente la chirurgia per l’affermazione del genere). E non sono solo le donne eterosessuali a truccarsi, ma anche gran parte della comunità LGBTQ+. Pertanto, i prodotti di bellezza non vengono sempre utilizzati per ottenere l'approvazione del maschio etero o per aderire agli stereotipi veicolati dal "suo sguardo".
Quindi sì, le donne si truccano come strumento di libertà creativa non necessariamente per scopi "di conquista".