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Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Nella serie Netflix “Maschi Veri” emergono gli uomini reali: goffi, impreparati e anacronistici

I maschi veri cantano al karaoke Quello che le donne non dicono
I "maschi veri" cantano al karaoke "Quello che le donne non dicono"  (courtesy of netflix)
Cosa succede quando a parlare dei problemi degli uomini oggi, ancora legati ai privilegi che il sistema patriarcale da secoli gli concede, sono quegli stessi uomini che temono di perderli, i propri privilegi? Succede che, finalmente, ci si rende conto che non è tutto oro quel che luccica, e che i ruoli di genere hanno fatto e fanno male a noi tanto quanto a loro.
di Alice Michielon

La sinossi di Maschi Veri, la nuova serie italiana Netflix, adattamento della spagnola Machos Alfa (di cui vi abbiamo parlato qui) già alla propria terza stagione, recita così.
Mattia (Maurizio Lastrico), Massimo (Matteo Martari), Riccardo (Francesco Montanari) e Luigi (Pietro Sermonti) sono quattro amici sulla quarantina che, in un mondo che prova a cambiare verso la parità sociale e di genere, si ritrovano – loro malgrado – ad affrontare i propri pregiudizi e le conseguenze inaspettate che derivano dal doversi mettere in discussione. Da sempre legati al loro status di maschi alfa, i quattro amici dovranno improvvisamente riscoprire il loro posto nella società e nelle dinamiche di coppia senza perdere – nel frattempo – loro stessi.

La serie Netflix "Maschi Veri": perché gli uomini non si confidano tra loro?

La trama della serie Netflix "Maschi Veri"

In una delle scene finali della serie, i quattro amici si ritrovano a un bar karaoke, ognuno rapito dai propri problemi personali e soprattutto di coppia, a cantare Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia. Un inno alle proprie dolci amare debolezze o, come direbbe Patrick (chi sa, sa), un metaforico brindisi alla propria libertà emotiva. Questi quattro amici, che anagraficamente assomigliano più a mio padre che a me e per i quali ho provato sentimenti contrastanti durante la visione della serie, hanno un gruppo Whatsapp dove chiacchierano dai tempi dell’università, che si chiama “maschi veri”, appunto. E chi sono questi capostipiti della virilità?


Mattia è un uomo prossimo al divorzio la cui figlia cerca di convincerlo che i Tinder date sono la cura contro l’amore che ancora prova per la mamma (spoiler: non funziona mai); Riccardo è il classico maschio egocentrico convinto che le donne tradiscano per amore, mentre gli uomini solo per il sesso (Il Podcasterone non vi dice niente?); o almeno, questo finché la compagna non gli propone di aprire la coppia. Luigi è un papà stanco che non comprende le esigenze della moglie (che, a sua volta, è l’esempio di come la tossicità nel sesso in coppia sia figlia di un certo tipo di cultura ma non per forza si esprima solo in uomini o donne).  Massimo, infine, è forse quello più agganciato a un’idea retrograda di virilità: la casa, il lavoro, la fidanzata sono uno status che, nel momento in cui scoppiano come in una bolla di cruda realtà, lo fanno sentire evirato. E quindi, la sua reazione, sarà quella di controbattere e farsi valere contro la società che ha tolto agli uomini la possibilità di sentirsi “maschi veri”.

Luigi (Pietro Sermonti) e la moglie Tiziana (Thony) in Machi Veri
Luigi (Pietro Sermonti) e la moglie Tiziana (Thony) in "Machi Veri"  (courtesy of netflix)

Chi sono i "maschi veri", o "machos alfa", di oggi?

L’unica differenza tra il suo pensiero e la realtà dei fatti, poi, è semplice: che i “maschi veri” di cui parla sono in realtà goffi, anacronistici, impreparati. E tutto ciò che dovrebbero desiderare è scollarsi dai ruoli di genere imposti, dall’idea di dover soddisfare le aspettative della società e essere, finalmente, se stessi; ne gioverebbero loro, le compagne, le figlie e la società tutta. Invece, purtroppo, per molti uomini è ancora molto difficile allontanarsi dall’idea che per essere “un vero uomo” bisogna soddisfare tutta una serie di parametri (la virilità, l’attaccamento al pallone, la morbosità verso il sesso, la denigrazione del femminile e così via). Altrimenti, la pena è severa: essere ostracizzati dal proprio gruppo sociale di riferimento e sentirsi soli: inaccettabile, inaffrontabile.

La riunione dei maschi veri
La riunione dei maschi veri  (courtesy of netflix)
Ma come si parla di questi temi dando il microfono in mano agli uomini ed evitando, allo stesso tempo, di rendere tutto una grottesca riproposizione del solito gruppo di uomini che nei contesti di potere (ossia: tutti) spiega agli altri cosa è giusto e cosa è sbagliato? Come evitare di cadere nella trappola dell’uomo vittima (e lo è del patriarcato, certo; ma non potremo mai riconoscerlo come tale se prima non ci rendiamo conto che è il primo a perpetrarlo) ancor prima di fargli assumere le proprie responsabilità? Insomma: come scrivere una serie comedy su questi temi quando, in alcuni casi, c’è veramente poco da ridere?

Ridere per non piangere?

È una sfida che Furio Andreotti, Giulia Calenda e Ugo Ripamondi hanno colto e gestito, secondo me, con discreto successo. “Abbiamo lavorato su Mattia, Luigi, Massimo e Riccardo, i nostri quattro protagonisti, trasformandoli in uomini che riflettono le incertezze, i paradossi e le contraddizioni della mascolinità italiana di oggi”; “Un aspetto centrale è stato il rapporto tra i protagonisti e le donne della serie; abbiamo voluto che le loro partner non fossero semplici figure di supporto, ma personaggi con una loro forza, capaci di ribaltare le aspettative e mettere in crisi i modelli maschili tradizionali, nel tentativo non solo di dar vita a dialoghi brillanti e situazioni divertenti, ma anche a momenti di riflessione più profondi”.


Tutto vero; davanti ai cambiamenti che la società, le donne, stanno richiedendo a gran voce, “Machi Veri” è un’indagine che racconta lo smarrimento degli uomini. Uno smarrimento che non deve essere tradotto negativamente ma, anzi; è la possibilità che hanno di cambiare. Francamente, di redimersi. Perché dall’altra parte ci sono compagne, mogli, figlie, sorelle e colleghe che sono stufe di educarli e, mentre loro (se non tutte, buona parte) vanno avanti nella decostruzione dei ruoli di genere, ci sarà qualcuno che rimarrà inevitabilmente indietro, a gestire le proprie fragilità (orrore!) da soli.