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"Figli di Maria" 6 minuti di lettura

Da “Buona Domenica” a “Uomini e donne”: cosa rende una storia vincente in televisione

Da “Buona Domenica” a “Uomini e donne”: cosa rende una storia vincente in televisione
Da “Buona Domenica” a “Uomini e donne”: cosa rende una storia vincente in televisione  (getty images)

Durante la mia carriera da opinionista a redattrice in TV, il mio approccio alla narrazione televisiva è cambiato quando ho scoperto il gioco che intensità e genuinità di storie e sentimenti hanno rivoluzionato programmi come C’è posta per te, Buona Domenica e Uomini e donne. 

 

di Vanessa Collini Sermoneta

In questo mio secondo spazio continuo a parlare del mio lavoro.  Il libro Figli di Maria (che potete trovare qui sul sito di ILMIOLIBRO) racconta il mio percorso lavorativo che inizia con l’esordio come opinionista all’interno del pubblico parlante. La prima parte della storia potete trovarla qui.

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Da opinionista nel talk-show Amici alla collaborazione con la redazione di C’è posta per te

Da una richiesta di partecipazione fatta per pura curiosità mi si è aperta una opportunità di lavoro. Un’esperienza che sarebbe dovuta durare tre mesi si è trasformata magicamente in qualcosa di duraturo. Conti alla mano, dal '93 sono rimasta in quella società di produzione fino alla fine del 2020. Quando sono arrivata nella redazione si produceva solo il talk-show Amici che andava in onda solamente il sabato. Nel giro di poche stagioni è arrivato il prime-time che aggiungeva la novità Amici di Sera. In rete è possibile trovare il promo, datato febbraio 1995, dove si vede anche la mia faccia che microfono alla mano esprime un chiaro disappunto. 

Uomini e donne nasce nel ’95 come talk-show di coppia 

Sempre nel ’95 nasce Uomini e Donne dove ho iniziato a lavorare nel novembre ’99, dopo aver fatto parte della redazione della prima stagione di C’è posta per te, fiore all’occhiello della società. In quella prima edizione la stessa conduttrice mi chiese se volessi provare una esperienza “dietro le quinte” in redazione e per curiosità accettai. Fino a quel momento non mi ero mai resa conto di cosa ci fosse dietro ad uno studio televisivo. Dopo tre mesi a C’è posta per te avevo toccato con mano con quanta cura e attenzione bisognasse lavorare per portare davanti ad una gigante busta da lettera i protagonisti, chi manda e chi riceve l’invito del “postino”.

C'è posta per te con Maria De Filippi
"C'è posta per te" con Maria De Filippi  (getty images)

L’autore della tv del genere reality lavora seguendo gli eventi

Ci sono diversi tipi di autori che a seconda del tipo di programma lavorano e si muovono. Nella mia esperienza fino al 2020 nei programmi dove ho lavorato non ho mai scritto un copione. Gli script appartengono per di più al cinema, anche se mi è capitato di lavorare con autori abituati a scrivere in tv al conduttore: “Buona sera a tutti, telespettatori e telespettatrici, iniziamo oggi la nostra puntata”. Nei talk o nei reality non ci può essere un ordine vero e proprio bisogna, il più delle volte, improvvisare. È tutto estemporaneo. Dove si dà la priorità ai sentimenti, al movimento libero, si possono fare solo supposizioni ma non si hanno mai certezze.  

Nello scrivere questo ultimo concetto e nel voler fare un esempio di quello che vuol dire, tra le tante situazioni che ho affrontato, mi viene in mente la stagione di Buona Domenica nella quale ho lavorato portando una parte di Uomini e Donne.  

Buona Domenica e la storia tra Costantino e Alessandra: imparare a gestire le situazioni d’amore

L’anno nel quale nasce la coppia mediatica Costantino e Alessandra ci fu così grande partecipazione da parte del pubblico, gli ascolti furono tanto generosi che, come scrivo nel mio Figli di Maria, per 13 settimane, la seconda parte di Buona Domenica (quella che andava dalle ore 19 alle 20 prima del Tg5) ha visto il conduttore, Maurizio Costanzo, barcamenarsi nella tormentata storia d’amore. 

Il programma tra l’altro era in diretta. Io arrivavo in studio e mi occupavo come autore dei due, che a volte arrivavano insieme perché avevano trascorso una settimana di pace e amore, altre volte arrivavano separati, lui chiedeva di non incontrare lei, lei chiedeva di non incontrare lui. Come in tutte le coppie quando si discute le motivazioni dipendono dall’uno o dall’altro. Capitava che si entrava in studio mano nella mano e durante l’ora di puntata uscisse uno o l’altra dallo studio, oppure che si entrasse separati in piena bufera per poi arrivare ad una riappacificazione con un bacio ed un abbraccio lì davanti a me, che per giorni e giorni me li ero cibati in lunghe e accese telefonate dove si sfogavano, lamentavano, inveivano e poi sentivano o vedevano un video, si scioglievano e decidevano di far pace. Potevo prevedere nella mia testa come avrebbe reagito Costantino nel vedere un rvm di Alessandra al ristorante con le amiche che veniva cavallerescamente corteggiata dal proprietario. Ma che questo lo facesse infuriare al punto tale da andarsene dallo studio fu per me e per il conduttore una vera sorpresa.

Buon Domenica con Maurizio Costanzo
"Buon Domenica" con Maurizio Costanzo  (getty images)

 

Ecco questo è un esempio concreto di cosa vuol dire essere autore di un programma dove tutto è incentrato sui sentimenti, azioni e reazioni allo stato puro. Anche il conduttore si trova ogni volta ad affrontare e gestire una situazione che con il tempo conoscendo di volta in volta gli ospiti, può iniziare a prevedere.  

Con le prime liti gli ospiti più fumantini escono dallo studio 

Ad un certo punto abbiamo cominciato a seguire anche le fughe fuori dallo studio degli ospiti, con le loro reazioni, per capire cosa succedeva, per seguire il racconto, per proseguire in qualche modo la puntata. Nell’esperienza a Buona Domenica il conduttore iniziava quella parte di diretta con Costantino e Alessandra seduti uno di fronte all’altro o uno vicino all’altro, il che dipendeva dagli umori del momento e della settimana trascorsa. È accaduto in più di una puntata che uno dei due dopo aver visto un video dell’altro, infastidito da un atteggiamento, avesse sentito l’esigenza di alzarsi e andar via. Quante volte ci sarà capitato durante una cena, un incontro che prende una brutta piega, di alzarsi e lasciare il proprio partner seduto al tavolo? In quel caso capitava che Maurizio Costanzo rimanesse solo per esempio con Alessandra in studio con gli occhi lucidi durante la diretta e che lui, Costantino, fosse fuori lo studio nero a sbraitare.  

Costantino Vitagliano
Costantino Vitagliano  (getty images)

Riprendere tutto anche fuori dallo studio senza pensare alle scenografie, alle luci, ma solo alle emozioni 

Era un nuovo modo di portare contenuti in tv. A questi - che non erano attori, presentatori, artisti che non avevano nulla da raccontare se non la loro vita nel quotidiano - veniva chiesto di essere semplicemente se stessi. Di comportarsi, ovviamente con educazione nel linguaggio e negli atteggiamenti, come se non ci fossero le telecamere, come se non fossero in uno studio tv. Veniva chiesta la spontaneità e la veridicità. Senza finzioni, senza copioni, senza pensare a far tv. Quindi dicevamo loro di comportarsi liberamente, fosse anche prendere ed andar via dallo studio se non si voleva più parlare con il proprio partner. Probabilmente non ricordo tutto alla lettera, ma la prima volta che ciò è accaduto siamo rimasti senza sapere quello che accadeva dietro le quinte. E allora da lì è iniziata l’abitudine di avere una telecamera a spalla, un operatore che seguisse gli spostamenti nel dietro le quinte, mandandoli in onda sullo schermo dello studio. 

Immaginate il conduttore in studio con Alessandra ed io dietro le quinte a seguire Costantino che sbolliva, per esempio. 

Questo significa per un autore che si muove in questo tipo di programma che ci siano diverse preparazioni e competenze. Si punta meno sulla scrittura e più sull’ascolto. Si cerca di fare più ipotesi cercando di immedesimarsi nell’ospite e cercando di prevedere che tipo di reazione avrà di fronte a determinate situazioni. La scrittura richiede un tipo di competenza, l’ascolto; immaginare come un tuo ospite si muoverà o risponderà richiede empatia o intuizione ma anche molta pazienza e tante ore trascorse insieme, per conoscerlo o capirlo e di conseguenza provare ad ipotizzare. 

A C’è posta per te ho iniziato a capire cosa è importante in una storia 

Facciamo però un passo indietro per spiegare come sono arrivata a questo lavoro. 

Nella mia prima esperienza a C’è Posta per te ero la redattrice che affiancava un autore con esperienza e competenza. Franca veniva da anni di Amici, era presente dalla prima edizione quando la conduttrice era Lella Costa. Aveva portato in studio tante di quelle storie di genitori e figli che riconosceva da lontano un miglio una storia vera da una inventata pur di andare in tv per essere protagonisti. Riconosceva facendo pochissime domande se una storia vera era di sentimento, trasporto, se coinvolgeva. Come ho già accennato la settimana scorsa è fondamentale non solo la persona e la storia che questa porta e racconta in studio ma anche come la si racconta. A volte si raccontano storie uniche e sulla carta belle, ma se non ha calore tutto quello che si racconta non arriva al telespettatore. Altre volte si rimane incollati a seguire un racconto, una dinamica, perché l’ospite che la racconta la vive e la sente al punto tale che arriva a chi è davanti allo schermo. Ci sono programmi, la maggior parte di quelli che ho fatto io, che raccontano di vicissitudini che appartengono a tanti; in alcuni casi sono storie relativamente normali ma come si racconta e il cuore che si mette fa la differenza. Ecco, nei primi mesi di lavoro ricordo perfettamente che la professionista che affiancavo mi ha insegnato da subito a porre l’attenzione proprio sull’aspetto empatico. A lei spettava capire, data la sua esperienza, se la storia era inventata o meno. Se quella storia che catturava era caricata o no. A me per i primi mesi veniva chiesto “ti piace?”, “ha sentimento?”. Quando ho iniziato dopo qualche anno ad avere io dei colleghi alle prime armi ai quali insegnare qualcosa era quella la prima domanda dopo un casting: “ti piace?”, “ha cuore?”. Avere sentimento è uno dei primi fattori che contano per un contenuto di intrattenimento o un reality che conta. 

Antonello Zara, tronista di Uomini e Donne
Antonello Zara, tronista di Uomini e Donne  (instagram)

Nei casting devi ascoltare, domandare e seguire l’intuito  

Anche in questo caso tra i tanti casi pesco nella memoria. Ricordo anni più tardi, ero responsabile della redazione e casting, quando andai a Milano per fare un casting per Uomini e Donne, quello nella versione dei troni. Ero alla ricerca di un tronista. Era il periodo che aveva già visto sedere sulla poltrona rossa di velluto Costantino Vitagliano e Daniele Interrante. Quando arrivò Antonello Zara, in un pomeriggio dove vedevo ragazzi e ragazze uno dopo l’altro, con il suo abito color crema, il suo sorriso e dolcezza unita ad una vita fatta di un lavoro come tanti, dopo una laurea e con alle spalle due genitori di Verona che lo coccolavano, essendo figlio unico, capii che era quello giusto al momento giusto. Mi raccontò che faceva l’informatore medico; mentre mi spiegava in cosa consisteva il suo lavoro, mi arrivò subito la risposta: “Sì, è carino, è il ragazzo della porta accanto... una vita, una famiglia, un aspetto fisico come tanti, tutto nella media, ma è carino”. E questo fu quello che dissi al mio capo dalla chioma bionda per avanzare la mia proposta di candidatura sul trono. Antonello iniziò la sua stagione come tronista. Diciamo che un autore di questo genere di programmi più che avere una spiccata inclinazione per la scrittura deve avere curiosità, capacità all’ascolto, almeno nella prima fase quella della selezione. Poi ci vuole pazienza, fermezza, anche una certa autorevolezza perché mai come da un certo punto in poi la tv ha sfornato improvvisamente “mostri”…