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Il barbecue è una cosa da maschi

I fornelli sono lo spazio delle femmine ma il barbecue no, il barbecue è maschio e virile

Chiunque abbia mai partecipato a una grigliata sa che al barbecue c'è quasi sempre un maschio. Anche due o tre. Ma tutti maschi. Stanno lì, cercando di mettersi sopravento per evitare il fumo denso, a rivoltare salsiccia e involtini mentre bevono (birra?) e chiacchierano di cose da maschi. E se sembra uno stereotipo è perché lo è. Ciò nonostante, sta a tutti e tutte bene che la regola non scritta del barbecue come cosa da maschi resti in vigore senza distinzioni di età, classe sociale o continente.

il papà americano che fa la griglia

Da una parte dell'oceano il papà americano che cuoce gli hamburger ha fatto la storia della Tv, da questa altra parte dell'oceano è il maschio che sventola fogli di giornale sulla griglia a fare la storia della pasquetta, del 25 aprile e del primo maggio. E sappiamo già che non c'è eccezione se andiamo in Spagna o in Inghilterra.

Secondo alcune persone i maschi si sono appropriati del barbecue per un motivo semplice: è più facile rivoltare pezzi di carne, pesce o verdure sul fuoco che occuparsi di ospiti, bambini e dell'apparecchiata della tavola.

Insomma è pigrizia. Inoltre grigliare all'aperto non richiede grandi sforzi né grandi pulizie e anzi, dal momento che lui si occupa del cibo c'è sicuramente qualcun altro/a che nel frattempo sistema e che poi metterà in ordine. In un pezzo uscito sul Telegraph nel 2014, il collega Chris Moss propone una teoria ancora più cinica: "Il barbecue è un superbo esempio di ozio giustificato", scrive. "Implica lo stare in piedi e permette a un maschio di apparire impegnato mentre donne/ospiti/bambini corrono in giro a preparare insalate, apparecchiare tavoli, rinfrescare birre e in generale fare di tutto”. Nel frattempo l'uomo alla griglia fa anche, in qualche modo, da intrattenimento mettendosi al centro della scena.

Mauri - alimentazione veg

il barbecue è per uomini veri

Non solo: il barbecue è virile, non è la stessa cosa che panare un petto di pollo e metterlo in padella in un normale martedì sera. E infatti, se nelle case italiane spesso resiste l'idea che la cucina sia uno spazio femminile, le cucine dei ristoranti e i giardini sono invece terreni da conquistare: i maschi sanno cucinare, è che non vogliono farlo ogni giorno. Non tutti almeno.

Si chiama dissociazione spaziale: la sfera femminilizzata della cucina domestica da un lato, la graticola a cielo aperto dall'altro. Una non va bene, l'altra sì. Il maschio quindi cucina per lavoro o per dare prova di mascolinità domando il fuoco. Sì esatto, come nella preistoria: e infatti è lì che nasce il sodalizio tra il maschio e la carne.

Il barbecue è tra le altre cose un punto di partenza per l'omosocialità: serve a legare tra maschi, anche se non si conoscono, perché dallo scambio di opinioni su griglie, arnesi e cottura della bistecca possono nascere amicizie profonde. O almeno lunghe conversazioni.

colpa della pubblicità

Il barbecue come cosa da maschi in quanto fenomeno nasce dal rapporto primitivo dell'uomo con la carne e dell'uomo col fuoco ma diventa stereotipo e si propaga nel mondo occidentale negli anni Cinquanta del Novecento: associamo la grigliata agli uomini perché nell'immediato Dopoguerra sono stati prodotti libri e diffuse pubblicità sul “nuovo modello di padre” che finalmente rientrato in una società pacifica riprendeva a trascorrere del tempo in casa e in famiglia.

Dal lunedì al venerdì gli uomini lavoravano e le donne dominavano l'ambiente domestico: un ambiente che diventava di loro proprietà. Agli uomini restava il giardino, quando c'era, quando non c'era si occupavano di sistemare delle cose su gentile richiesta della moglie o di svolgere lavoretti particolarmente duri. La “naturale” divisione dei compiti e dei ruoli nasce in quegli anni. Viene promossa anche come una questione di ordine sociale, al solito, che per essere garantito deve dare ruoli a ciascuno a seconda del sesso biologico.

finiamola con questa storia del divertimento

Le donne erano già state spinte a fare le madri e le mogli dopo il “disordine” degli anni Trenta con i balli, i café chantant e il burlesque e della guerra che le aveva invece costrette a uscire di casa per sostituire gli uomini a lavoro. E gli uomini come li costringi a stare in casa? Convincendoli che è virile farlo. Niente birre con gli amici, niente secret bar nei sottoscala, niente corsa all'oro, niente vita notturna: anche per loro queste sono tristi e disordinate memorie degli anni Trenta. Ora è tempo di famiglia, di mogli con la messa in piega e di pranzi all'aperto con i vicini di casa.

L'unica cosa che può fare in questo quadretto senza compromettere la mascolinità ideale adottando comportamenti e compiti tipicamente femminili, è ribaltare salsiccia sul fuoco. Quella del maschio di casa che si occupa del barbecue diventa allora la narrazione perfetta: lega con i bambini, da prova della sua virilità e passa del tempo in casa, lontano dalle tentazioni della vita.

scrivi "barbecue" su google

Questo atteggiamento verso il barbecue, frutto della divisione dei ruoli, persiste ancora oggi. Basta scrivere “barbecue” su un qualsiasi motore di ricerca e il 99% delle immagini, degli articoli di settore e delle pubblicità mettono al centro i maschi o si rivolgono ai maschi. Anzi, a uomini veri, virili. Ed è per questo che ogni volta che partecipiamo a una grigliata – pure che è vegetariana – c'è un maschio posizionato davanti al fuoco. Indipendentemente dall'abilità che ha di grigliare. Il che, onestamente, è ridicolo.