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Andare al mercato non è mai stato così cool

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Da TikTok alle storie di vita vera di ventenni che fanno acquisti tra le bancarelle del sabato mattina, il thrifting è esploso, eppure i numeri del fast fashion non accennano a diminuire.

Andare al mercato è uno dei ricordi d'infanzia più cari. Nel paese conficcato nella pianura padana dove ho trascorso i miei primi anni, il mercato si teneva il lunedì ed era l'appuntamento immancabile dei miei nonni, e con le mie compagne di scuola, per fare provviste alimentari di qualità, acquisti di vestiario economici e per socializzare. Un microcosmo dall'odore di pollo allo spiedo e acqua di mare sull'asfalto che per anni abbiamo conservato nella memoria, senza pensare che un giorno sarebbe diventato uno dei nostri ricordi più cool. Una ventina di anni fa, comprare abiti di seconda mano e a prezzi calmierati poteva essere un atto vittima di pregiudizio e chi l'avrebbe detto che oggi, queste stesse caratteristiche, avrebbero abbandonato la loro accezione classista per trovarne una positiva e, anzi, estremamente giusta.

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Merito del second hand

A contribuire a questo rovesciamento di prospettiva è stata senza dubbio l'esplosione del second hand, ovvero la valorizzazione, soprattutto nella moda, di capi pre loved ma in buono stato, magari anche di brand di lusso, resi accessibili proprio in virtù del loro essere stati usati. Secondo i dati diffusi ad aprile di quest'anno dall'Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa per Subitonel 2023 fare acquisti di seconda mano si è affermato definitivamente come comportamento di acquisto consolidato per il 61% di chi la pratica. A dieci anni di distanza dalla prima osservazione, gli italiani che hanno optato per la pratica dell’usato sono passati dai 19 milioni del 2014 ai 26 milioni del 2023

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È anche una questione generazionale, come sottolinea la ricerca, mostrando che i più appassionati di second hand sono GenZ, con l'88% degli intervisrati che fanno acquisti di seconda mano. TikTok è lo specchio di questa tendenza ed è lì che possiamo trovare tantissimi contenuti sul tema. Spopolano i video haul degli acquisti al mercato, ovvero mostrare il ricco bottino acquistato a poco prezzo, oppure i "vi porto al mercato con me" dove content creator mostrano le bancarelle preferite e i trucchetti per fare i migliori acquisti. Grazie a questo, tutti possiamo imparare a riconoscere un capo di alta moda anche senza etichetta, a farci guidare nell'acquisto principalmente dalla composizione dei capi (se è 100% cotone, se è vera pelle ecc), a trattare sul prezzo e a frugare con pazienza nelle bancarelle con tutto a 1 euro. Non mancano ovviamente i consigli sui migliori mercati dove trovare capi vintage, che vanno dai più noti come Porta Portese o quello dell'antiquariato sul Naviglio milanese, fino al mercato urbano di Foggia o di Lucca.

I problemi del sovraconsumo

Così a vent'anni abbiamo riscoperto il piacere di svegliarci di buon ora nel weekend e gironzolare tra gli ambulanti alla ricerca dell'affare, tornando a casa, perché no, con specialità territoriali per il pranzo e un mazzo di fiori. Se da un lato la GenZ è riuscita a romanticizzare il concetto di mercato, tra le tante forme di ritorno a una socialità più spontanea e a un concetto analogico di consumo, dall'altro è vero che anche comprare al mercato può avere i suoi problemi. Tra questi, la tendenza al sovraconsumo (compro più abiti rispetto al mio bisogno solo perché costano meno) o di capi che si rivelano falsi o ancora quelle bancarelle che non offrono capi pre loved e che quindi corrispondo all'acquisto in un qualsiasi negozio di abiti nuovi. 

Nonostante il successo attuale di questa vecchia/nuova forma di consumo, i dati del fast fashion ci mostrano che l'acquisto di seconda mano non è destinato a diventare la forma prevalente di acquisto, anzi. Secondo le più recenti numeriche diffuse dalla piattaforma Statista, il mercato del fast fashion è destinato a crescere, e di molto: entro il 2027 aumenterà del +74,5%, raggiungendo la cifra di circa 185 miliardi. Il consumo e la produzione di massa non sembrano tener conto delle problematiche ambientali e, se il second hand non si pone nei fatti come un competitor, nemmeno il mondo del lusso ce la fa. Basta guardare i dati forniti dalla stessa ricerca che mostrano l’aumento dei ricavi nel primo semestre 2024 del +7,2% di Inditex contro il -1% di LVMH. In un mondo votato all'iperconsumismo, ecco allora che il richiamo alla dimensione del mercato di quartiere si fa ancora più forte, come scelta che, soprattutto se fatta secondo certi criteri, è prima di tutto etica, oltre che cool.