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“Faccio per me stessa” è la nuova trappola della pressione estetica?

Spesso, quando cerchiamo un trattamento estetico o ci mettiamo a dieta, siamo convinte di farlo per sentirci meglio con noi stesse. Tuttavia, ci dimentichiamo che siamo costantemente circondate da messaggi che promettono felicità, amore e accettazione se solo ci avvicinassimo di più a un ideale di bellezza. Nel nuovo episodio di FEM TALK - Un altro genere di storie, ospito Maura Gancitano, filosofa, saggista e ideatrice di TLON, per esplorare le contraddizioni tra autodeterminazione e pressione estetica. 

“Mi piace prendere cura del mio corpo.” 
“Vado dall’estetista perché mi vedo più bella.” 
“Mi trucco perché mi sento meglio con me stessa.”

 

Non metto in discussione la validità di queste affermazioni, perché adeguandoci agli standard di bellezza possiamo effettivamente sentirci più soddisfate o almeno meno inadeguate. È innegabile che le persone rispondano in modo molto più positivo quando quando ci avviciniamo a ciò che comunemente si intende per bellezza, mentre ci criticano quando non ci trucchiamo (sembri stanca), ingrassiamo (ti stai lasciando andare) o non seguiamo la moda (sei un po' sciatta). 

L'interdipendenza di coppia è molto importante per una relazione sana

Non sono solo le opinioni degli altri a influenzare il nostro rapporto con l’aspetto fisico. Abbiamo immagazzinato nelle nostre menti informazioni importanti sulla femminilità: per essere femminili come si deve, abbiamo bisogno di strumenti d’imbellimento e di una serie di tecniche per nascondere o esaltare parti del nostro corpo. 

Probabilmente, la prima volta che abbiamo indossato un fiocco in testa risale a molto prima che imparassimo a parlare. Poi ci hanno messo gli orecchini e ci hanno fatto indossare abiti tanto carini e tanto scomodi. Intorno a noi, l'immagine della donna adornata è sempre stata celebrata: "Che bel vestito, che bei capelli, come stai bene". Senza troppi pensieri abbiamo giocato a gira la moda, abbiamo desiderato i trucchi e i brillantini per bambine, abbiamo voluto indossare le scarpe con i tacchi delle nostre mamme e abbiamo usato il rossetto trovato nella borsa della zia. 

Abbiamo imparato che la bellezza femminile va curata e costruita, e che sono necessari metodi e strumenti per raggiungerla. Inoltre, dobbiamo desiderarla, altrimenti c'è qualcosa che non va. L'idea che "diventare donna" debba necessariamente passare attraverso la ricerca della bellezza ha plasmato la nostra identità e poche volte ci siamo chieste perché ci vogliono così tante strategie solo per esistere nel mondo con un corpo femminile. 

IL MITO DELLA BELLEZZA

Questa sorta di allucinazione collettiva sull'idea di femminilità è stata chiamata il Mito della Bellezza, come raccontato nel libro omonimo di Naomi Wolf (Edizioni TLON, nuova edizione 2023). L'autrice riflette sulle forti conseguenze di questa pressione subdola per incarnare un'immagine spesso irraggiungibile. Wolf svela anche le funzioni sociali di questa corsa costante per cercare di "migliorare" l'aspetto fisico: tenerci occupate, distratte e disposte a spendere un sacco di soldi è stata la strategia perfetta per tornare a controllare il corpo e il comportamento delle donne, una risposta diretta all'onda di emancipazione femminile degli anni '70. 

Tre decenni dopo la prima pubblicazione del libro di Wolf, siamo ancora lontane dal liberarci della pressione estetica. La quantità di immagini a cui siamo esposte ogni giorno sui nostri smartphone amplifica la sensazione che dobbiamo correre per stare al passo con la nuova forma del corpo delle influencer o con i nuovi trucchi per ingrandire le labbra. Nemmeno il movimento per la body positivity è riuscito a liberarci completamente da questo compito. È positivo che l'industria della bellezza stia iniziando a considerare la diversità dei corpi e le diverse tonalità di pelle poiché se la bellezza è riconosciuta come un valore e anche uno strumento di empowerment, democratizzarla potrebbe aprire gli spazi a chi invece a questo valore non ha mai avuto accesso. Tuttavia, non riusciamo a svincolare la definizione di femminilità dall'idea di bellezza, e questo rimane un debito che le donne credono di dovere al mondo. 

Identificare dove finisce il nostro autentico desiderio di prendersi cura del nostro aspetto fisico e dove iniziano i condizionamenti culturali non è un percorso semplice. Per accettare le nostre contraddizioni e identificare le trappole del Mito della Bellezza, ho invitato Maura Gancitano, filosofa, saggista e ideatrice del progetto filosofico TLON, al nuovo episodio di FEM TALK - Un altro genere di storie, disponibile su OnePodcast e le principali piattaforme streaming.