Vučić, presidente della Serbia, annulla l’EuroPride: “Non si può ottenere tutto”
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Si sarebbe dovuto tenere dal 12 al 17 settembre l’EuroPride, che lo scorso anno ha trovato sede a Copenaghen e che per il 2023 è previsto a Malta. Per questo settembre invece, il teatro dell’evento, la capitale serba Belgrado, si è tirata indietro. La celebrazione dell’orgoglio LGBTQ+ che racconta i valori europei che sostengono la comunità è stata annullata dal presidente Vučić, ma gli organizzatori non ci stanno: “Lo Stato non può cancellare l'Europride, può solo cercare di vietarlo, il che sarebbe una chiara violazione della Costituzione”. Non è la prima volta che i gay pride in Serbia vengono boicottati, anche con risvolti violenti: chi si batte contro queste manifestazioni, e perché?
Annullato l’Europride
Sabato 27 agosto il presidente serbo ha tenuto un discorso in diretta tv: dopo aver confermato alla premier donna e dichiaratamente lesbica Ana Brnabic l'assegnazione del compito di formare il governo per il nuovo mandato, ecco il paradosso. Vučić, esponente della destra filo-russa, ha dichiarato che l’EuroPride 2022 verrà annullato o rinviato. "In questo momento la Serbia è messa sotto pressione da numerosi e gravi problemi": con questa frase fa riferimento alla crisi alimentare ed energetica figlia delle conseguenze della guerra tra Russa e Ucraina, ma anche alla questione ancora aperta dell’area Open Balkan e, soprattutto, alla crisi del Kosovo; difatti, la difficile convivenza tra comunità serba e albanese non sembra aver trovato risoluzioni valide.
“Non lo dico perché ne sono felice, ma perché non possiamo ospitarla adesso”: queste le parole del presidente che, tuttavia, non convincono appieno.
Le motivazioni
Secondo molti, infatti, la vera ragione che si cela dietro questa decisione inaspettata è l’accanimento della comunità ortodossa nei confronti dell’evento, che avrebbe voluto vedere il Pride annullato già da tempo. Il culmine dello scontro ideologico è avvenuto a poche ore dall’annuncio di Vučić: nelle strade di Belgrado si è riversa una manifestazione di protesta contro il pride, capitanata dalla Chiesa ortodossa Serba. Secondo il vescovo Nikanor, tra gli altri, l’EuroPride sarebbe “una profanazione del nostro Paese, della nostra Chiesa e della nostra famiglia”: con il corteo ha voluto mostrare quante persone fossero “pronte a scendere nuovamente in piazza per mettersi davanti a coloro che avranno intenzione di distruggere i valori della Serbia“.
E in effetti Vučić, durante la diretta tv, ha anche ammesso di aver ricevuto diverse pressioni da Chiesa e partiti di estrema destra, commentando così le influenze ricevute: “A un certo punto non si può ottenere tutto”, dichiarando così apertamente quali (non) sono per lui i valori indispensabili a cui non poter rinunciare.
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Il gay pride del 2010 a Belgrado
Belgrado non è affatto nuova a questo genere di scontri: nel 2010 la città è diventata tristemente famosa in seguito agli scontri registrati durante il gay pride tra i manifestanti della comunità LGBTQ+ e gli attivisti di estrema destra, spesso ultranazionalisti e omofobi. A partire da quell’anno, il Pride era stato vietato per motivi di sicurezza, per poi tornare a svolgersi con regolarità dal 2014 in poi, seppur con una presenza massiva di poliziotti. Durante quei tre anni di assenza, la Corte Costituzionale serba aveva dichiarato fortemente incostituzionali i divieti dei Pride. In merito si è espressa anche Kristine Garina, presidente dell’European Pride Organisers Association: “Il diritto di fare il Pride è stato regolamentato dalla Corte Europea dei Diritti Umani come diritto umano fondamentale".
L'EuroPride a Belgrado non sarà cancellato e riunirà migliaia di persone LGBT+ da tutta Europa”. L’attivista ha poi richiesto direttamente l’aiuto della prima ministra Brnabic, che “ha promesso tutto il sostegno del governo serbo all’iniziativa, e noi ci aspettiamo che quella promessa venga mantenuta”.
La reazione della politica italiana
A parlarne in Italia per prima è l’esponente di +Europa Yuri Guaina, portatrice dei valori europei e quindi fortemente contraria all’annullamento dl Pride: “L'annunciato divieto dell'EuroPride è ingiustificabile, considerando che la Corte costituzionale serba ha dichiarato incostituzionali i divieti dei Pride in Serbia nel 2011, 2012 e 2013. In qualità di Paese candidato all'adesione all’Unione Europea, la Serbia dovrebbe mostrare un maggiore rispetto per i valori europei e i diritti umani, come quello alla libertà di riunione e di associazione pacifica”.
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