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Rexal Ford, il sospetto del duplice omicidio a Villa Pamphili: chi è l’uomo arrestato a Skiathos

Rexal Ford, il sospetto del duplice omicidio a Villa Pamphili: chi è l’uomo arrestato a Skiathos, Grecia 

Arrestato a Skiathos Rexal Ford, cittadino americano sospettato per il duplice omicidio di Villa Pamphili. Madre e figlia erano con lui prima della tragedia e sono state identificate come cittadine americane.

È stato arrestato in Grecia, sull’isola di Skiathos, il 46enne americano Rexal Ford. È accusato dell’omicidio della neonata trovata morta a Villa Doria Pamphili ed è sospettato anche per la morte della madre. Sono cittadine americane le due vittime trovate morte nel parco romano: la madre aveva 29 anni, la figlia neanche otto mesi. Un caso che ha sconvolto Roma e non solo. 

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Un uomo di 46 anni, cittadino americano, è stato arrestato venerdì mattina sull’isola greca di Skiathos, mentre si confondeva tra i turisti dell’Egeo. Il suo nome è Rexal Ford e, secondo quanto riferito dalle autorità italiane e confermato dal Tg1, è sospettato di aver avuto un ruolo determinante nel caso che ha sconvolto Villa Doria Pamphilj, uno dei polmoni verdi di Roma. I corpi di una donna e della sua bambina erano stati trovati nel parco sabato scorso, a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

Ford è accusato formalmente dell’omicidio della bambina, che avrebbe avuto circa otto mesi, e sospettato di aver causato, direttamente o indirettamente, anche la morte della madre, di circa 29 anni. Le due vittime, così come l’uomo, sono cittadine americane, anche se non è ancora chiaro quale fosse il legame preciso che li univa. La fuga all’estero di Ford, il suo arresto e il suo identificativo tracciato tramite celle telefoniche e testimonianze, hanno dato una svolta a un caso che, inizialmente, sembrava senza via d’uscita.

Dove si trova Skiathos?

Skiathos è una piccola isola greca dell’Egeo, appartenente all’arcipelago delle Sporadi Settentrionali. È una destinazione turistica molto frequentata per le sue spiagge e il mare cristallino, e si raggiunge facilmente in volo o traghetto da Atene o Salonicco.

Chi è Rexal Ford: il sospettato ricercato anche all’estero

Rexal Ford non è un nome noto alla cronaca italiana, almeno fino a ora. Cittadino statunitense di 46 anni, con tratti latini e la capacità di parlare fluentemente inglese e italiano, Ford è stato identificato grazie a un lavoro incrociato tra la Squadra Mobile, lo Sco e le autorità greche.

A incastrarlo sono stati una serie di errori, primo fra tutti l’uso del telefono durante la fuga. Il segnale è stato agganciato da una cella greca, che ha permesso agli investigatori di localizzarlo sull’isola di Skiathos, nelle Sporadi Settentrionali, nota per il turismo e la tranquillità. Lì si era rifugiato dopo che, giovedì, la sua identità era stata rilanciata a livello internazionale.

Le autorità italiane avevano già ricevuto una segnalazione importante da un telespettatore di Chi l’ha visto?, il programma di Rai 3 che ha dato visibilità al caso: la persona ha riconosciuto l’uomo dai tatuaggi e da un litigio violento a Campo de’ Fiori, datato 20 maggio, in cui una volante della polizia era intervenuta per sedare una lite. La donna e l’uomo erano stati identificati, ma l’episodio era rimasto privo di conseguenze. Ora, invece, si rivela un tassello fondamentale nel puzzle ricostruito dalla procura.

Villa Pamphili, il giallo delle americane morte nel parco: chi erano la madre e la bambina, e cosa c’entra Rexal Ford 

Villa Pamphili, il giallo delle americane morte nel parco: chi erano la madre e la bambina, e cosa c’entra Rexal Ford

Il 29enne ritrovato morta nel parco di Villa Pamphili non era una senzatetto qualunque. Nonostante vivesse in condizioni precarie, come testimoniano gli operatori del Servizio Giardini e i volontari delle mense per i poveri frequentate dalla donna nelle settimane precedenti, appariva curata. Aveva le unghie smaltate, abiti in ordine, e secondo alcuni testimoni evitava che Ford si avvicinasse troppo alla sua bambina. La piccola, invece, avrebbe avuto tra i sei e gli otto mesi, e il suo corpo è stato il primo ad essere ritrovato: nudo, in una zona in discesa, tra rovi e rifiuti.

Il corpo della madre, invece, è stato scoperto solo ore dopo, nascosto tra i cespugli e avvolto in un telo di plastica nera, che a causa del caldo aveva accelerato la decomposizione. Secondo l’autopsia, le due sarebbero morte a giorni di distanza: prima la madre, poi la figlia. Gli inquirenti ritengono che Ford sia rimasto con la bambina dopo il decesso della donna, e che l’abbia uccisa per soffocamento, forse dopo giorni in cui non l’ha nutrita.

Quell’uomo era aggressivo”, hanno dichiarato alcuni venditori del mercato di via San Silverio, dove la coppia si era fatta notare a maggio. “Lei si irrigidiva ogni volta che lui prendeva in braccio la bambina”.

Gli indizi e le testimonianze chiave

Le indagini hanno preso slancio anche grazie a una dipendente del Servizio Giardini, che ha ricordato di aver visto Ford, la donna e la bambina montare una tenda nel parco, fornita da una ONG locale, probabilmente dopo essersi registrati. La stessa tenda, con un logo identificabile, è stata la chiave per risalire ai loro nomi, oggi ancora non diffusi per motivi legati alla privacy e alle comunicazioni con il consolato americano.

Gli inquirenti hanno messo insieme una serie di elementi video, tra cui un frame di sorveglianza che mostra Ford tenere in braccio la bambina, pochi giorni prima della tragedia. A ciò si aggiungono le testimonianze dei senzatetto del parco e dei dipendenti delle mense, che ricordano la famiglia dormire in un giaciglio improvvisato.

A stringere il cerchio è stata infine una nota di servizio della polizia che documenta il litigio del 20 maggio a Campo de’ Fiori: lì Ford avrebbe malmenato la donna, ma all’epoca l’episodio non aveva avuto seguito. Solo con il ritrovamento dei cadaveri, e con il supporto di Chi l’ha visto?, è stato possibile collegare i fili.

Cosa dicono le autopsie: fame, soffocamento e sospetto avvelenamento

I risultati delle prime autopsie sono chiari per la neonata: sarebbe stata soffocata, probabilmente con le mani, e non aveva cibo nello stomaco al momento della morte. La bambina, prima di morire, avrebbe subito anche delle percosse, ma non tali da causarne direttamente il decesso. Una morte che, secondo gli inquirenti, racconta una trascuratezza dolosa, se non una precisa volontà.

Per la madre, invece, la dinamica resta incerta. Non sono state trovate ferite da arma da fuoco o da taglio, né tracce di stupefacenti o alcol nel sangue. Gli inquirenti non escludono un soffocamento dolce o un avvelenamento, anche se permane anche l’ipotesi meno probabile di una morte naturale. Ma ciò che insospettisce è la scelta di nascondere il corpo, azione che suggerisce coscienza e volontà di occultamento.

Il prossimo passo: estradizione e interrogatorio

In attesa che venga completata la procedura per l’estradizione di Rexal Ford, gli inquirenti italiani stanno continuando a raccogliere prove, ascoltare testimoni e lavorare sui reperti raccolti sulla scena del crimine. Gli investigatori contano di sottoporlo a un interrogatorio formale già nei prossimi giorni, una volta riportato in Italia.

L’accusa è quella di omicidio aggravato, almeno per quanto riguarda la bambina. Per la madre, si ipotizza al momento un concorso in omicidio, ma le analisi tossicologiche supplementari e l’esame completo dei materiali trovati nella tenda e nella spazzatura circostante potrebbero aggiungere nuovi elementi.

Il silenzio che resta a Villa Pamphili

Nel frattempo, Villa Pamphili è tornata al silenzio, ma la ferita resta aperta. Un parco vissuto da famiglie e sportivi, trasformato per giorni in scena del crimine, con cespugli transennati e reparti scientifici in tuta bianca.

E mentre si attendono conferme ufficiali su nomi e parentele, una cosa è certa: qualcuno ha fallito nel proteggere quella madre e quella figlia, e ora tocca alla giustizia stabilire chi sia stato. E se Rexal Ford è davvero colui che, da Roma a Skiathos, ha cercato invano di sfuggire alla verità.