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Giorgia Meloni "orgogliosa" dell'alta disoccupazione femminile: ma qual è la verità dietro la gaffe?

Il video della gaffe con Giorgia Meloni "orgogliosa" dell'alta disoccupazione femminile: ma qual è la verità dietro il lapsus? 

Giorgia Meloni dichiara per errore di essere orgogliosa del tasso di disoccupazione femminile “più alto di sempre”, suscitando ironia sui social. Ma qual è la reale situazione dell’occupazione femminile in Italia? Un’analisi tra dati e disparità di genere nel mercato del lavoro.

"Il Presidente" aveva appena finito di ironizzare sulle battaglie linguistiche del femminismo italiano - quelle che rivendicano l'uso del femminile nelle cariche pubbliche - che è incappata in una gaffe ben più grande: Giorgia Meloni, in videocollegamento con il comizio della coalizione di Centrodestra a Bologna, si è vantata di un grande risultato ottenuto dal suo governo: il record di disoccupazione femminile, anziché quello di occupazione. Un'affermazione che si è rivelata un boomerang, e sui social non sono mancate le risposte ironiche.

L’inversione di senso ha tuttavia acceso i riflettori su un tema complesso: qual è la reale situazione dell’occupazione femminile in Italia? Analizziamo dati e prospettive per capire meglio.

La gaffe di Giorgia Meloni: "Con me la disoccupazione femminile ai massimi di sempre"

Il lapsus di Giorgia Meloni: "Fiera del tasso di disoccupazione femminile più alto di sempre"

“A dispetto delle femministe, che pensano che la parità di genere si ottenga con ‘la presidenta’ o ‘l’assessora’, sono fiera di poter dire che col mio governo il tasso di disoccupazione femminile sia il più alto di sempre.” Questo il lapsus di Giorgia Meloni durante un comizio in collegamento a Bologna, che non ha tardato a scatenare un po' di ilarità sui social. L’intento della Presidente del Consiglio era certamente quello di lodare i progressi compiuti dal suo governo sul fronte dell’occupazione femminile, ma vale la pena farsi una domanda: quanto c'è di vero dietro le affermazioni della premier?

La verità dietro la dichiarazione: quali sono i dati reali sull’occupazione femminile in Italia?

L’Italia è tristemente nota per avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa: nel 2022 era del 55%, ben al di sotto della media europea del 69,3%. Le donne italiane sono spesso svantaggiate nel mondo del lavoro, in termini di retribuzione, stabilità contrattuale e opportunità di carriera, il che rende arduo raggiungere un’effettiva parità di genere. Un piccolo miglioramento, in effetti, c'è stato: secondo i dati ISTAT del novembre 2024, il tasso di occupazione femminile in Italia è aumentato lievemente, raggiungendo il 56,5%. Nonostante ciò, questo dato rimane insufficiente per competere con gli standard di altri paesi europei.

Perché il divario di genere persiste in Italia?

Un aspetto cruciale nella valutazione dell’occupazione femminile in Italia è il persistente divario di genere. I dati mostrano una differenza sostanziale tra la partecipazione delle donne e quella degli uomini nel mercato del lavoro: circa 9,5 milioni di donne sono occupate, contro i 13 milioni di uomini. Questo divario è dovuto a una serie di fattori che rendono difficile per le donne mantenere e progredire nel proprio percorso professionale, specialmente dopo la maternità. In Italia, una donna su cinque lascia il lavoro dopo essere diventata madre, e le politiche di welfare offrono poche alternative per facilitare il ritorno al lavoro. 

Una crescita reale? Quali fasce di età beneficiano del cambiamento

Secondo l’ISTAT, il numero delle donne occupate in Italia ha raggiunto i 10 milioni e 95 mila nel gennaio 2024, con un tasso di disoccupazione femminile sceso all’8,2%.

  • Tuttavia, l’incremento dell’occupazione si concentra principalmente nelle fasce d’età più adulte, specialmente tra le 55-64enni, che hanno registrato un incremento del 15,1% tra il 2019 e il 2023.
  • Anche le fasce più giovani presentano dei scarsi segnali positivi, come le 25-34enni, che hanno visto un aumento del 2,4% nello stesso periodo.
  • In controtendenza, però, le donne di età compresa tra 35 e 44 anni hanno subito una diminuzione del 7,9% nell’occupazione.

Questi dati evidenziano un sistema che non supporta adeguatamente le donne nelle età più produttive della loro carriera, quando spesso il carico familiare è più alto.

La qualità dell’occupazione femminile: un problema di stabilità e remunerazione?

Anche se si rileva un aumento del numero di donne occupate, la qualità dell’occupazione resta problematica.

  • Molte donne in Italia lavorano in posizioni precarie e in settori poco remunerativi o poco strategici, con bassissime opportunità di crescita. 
  • Sebbene una su tre tra le giovani donne italiane di età compresa tra i 25 e i 34 anni abbia conseguito una laurea, superando il tasso maschile, questo livello di istruzione più alto non si traduce in posizioni di leadership o in ruoli di rappresentanza e carriere apicali. 

La carenza di servizi di supporto, come quelli per l’infanzia, rappresenta un ulteriore ostacolo, riducendo le possibilità per le donne di investire nella propria carriera.

L’impegno verso la parità: gli obiettivi e le sfide future

Negli ultimi anni, si sono registrati progressi, come l’aumento delle donne con un titolo terziario in ambiti scientifici e tecnologici (+3,6 punti percentuali tra il 2012 e il 2021) e la crescita della rappresentanza femminile nei consigli regionali (+10,2 punti percentuali). Tuttavia, le disparità territoriali rimangono evidenti, con le regioni del Sud in netto svantaggio rispetto a quelle del Centro-Nord. Gli obiettivi fissati per il 2026 e il 2030 nel campo dell’occupazione femminile, come ridurre a meno di 10 punti percentuali il divario tra donne con figli piccoli e senza figli e dimezzare il divario occupazionale di genere, restano distanti. Secondo l’ASviS, questi obiettivi potrebbero non essere raggiunti se non verranno adottate misure più incisive.

Bisogna tenere conto che il trend positivo di crescita occupazionale femminile, iniziato con la ripresa post-pandemica, ha accumulato ritardi rispetto a quello degli uomini. La crescita occupazionale delle donne, recuperata in larga parte nel 2023, è un risultato di miglioramenti avviati prima dell’attuale governo e non è una conseguenza diretta delle sue iniziative.