Treviso, scoperto sito che vende filmati privati rubati dalle videocamere di sorveglianza
Un caso inquietante scuote il Veneto: un sito nel web aperto a tutti mette in vendita video e foto rubati da telecamere di sorveglianza. La scoperta arriva da Yarix, azienda trevigiana di cybersecurity, che ha immediatamente avvisato la Polizia Postale.
Immagina di accendere la videocamera di sorveglianza installata a casa tua e scoprire che le tue immagini non restano private, ma finiscono online, pronte per essere acquistate da sconosciuti. Non è uno scenario da film: è quanto sta accadendo davvero. Una società trevigiana specializzata in cybersicurezza ha infatti trovato un sito accessibile a chiunque, che raccoglie e rivende video e foto rubati da migliaia di telecamere.
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Il sito che vende filmati privati
La scoperta è stata fatta da Yarix, divisione del gruppo Var con sede a Treviso. I tecnici hanno intercettato un portale nel cosiddetto Clear Web, quindi non nascosto nel Dark Web, ma raggiungibile da tutti con una semplice ricerca. Lì dentro, migliaia di video e immagini provenienti da oltre 2.000 videocamere di sorveglianza, molte installate in abitazioni, studi professionali, centri estetici e perfino studi medici.
Come funziona la piattaforma
La logica è quella di un vero e proprio sito di intrattenimento video: ci sono categorie, tag, filtri e perfino una barra di ricerca. Alcuni contenuti si possono guardare gratis, ma per quelli più “sensibili” è previsto un pagamento. I prezzi variano dai 20 dollari per un singolo video fino a 575 dollari per avere accesso diretto a una telecamera o addirittura al suo controllo remoto.
Come se non bastasse, i gestori hanno reso il tutto semplice grazie a un bot su Telegram che gestisce i pagamenti e le comunicazioni con i clienti. Alcuni dei filmati hanno raggiunto le 20.000 visualizzazioni, un dato che fa capire la portata del fenomeno.
La giustificazione dei gestori
Il sito è registrato nelle Isole Tonga, un paradiso digitale che permette anonimato e protezione legale. Nella sezione “About”, i creatori sostengono che il loro obiettivo sia “sensibilizzare” sui rischi legati agli errori hardware e software dei sistemi di videosorveglianza. Una motivazione che sembra più una scusa che una vera missione, vista la natura commerciale e voyeuristica dei contenuti.
Indagini e scenari futuri
Yarix non è rimasta ferma: grazie a un protocollo di collaborazione attivo dal 2016 con la Polizia Postale, l’azienda ha già segnalato il caso e messo in campo il proprio team di Cyber Threat Intelligence. L’obiettivo è capire fino a che punto i video siano frutto di telecamere realmente violate o se una parte dei contenuti sia costruita ad arte per incrementare i guadagni.
Un campanello d’allarme per tutti
Questa vicenda mette in luce una verità scomoda: i dispositivi che pensiamo ci proteggano, le videocamere installate per sorvegliare case e uffici, possono trasformarsi in strumenti che ci espongono a rischi enormi. Basta una configurazione errata, una password debole o un bug tecnico perché la nostra vita privata finisca esposta al mondo intero.
La lezione è chiara: serve maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie di sorveglianza, insieme a controlli e protezioni sempre più rigorose.
La scoperta di Treviso è solo la punta dell’iceberg di un problema globale: la privacy è fragile e va difesa con attenzione. Oggi più che mai, la sicurezza digitale non è un optional, ma una necessità quotidiana.