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Manuale di sopravvivenza Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Tredicesima 2025: quando arriva e perché può essere più bassa dello stipendio

Tredicesima: come si calcola, quando arriva e perché è inferiore allo stipendio.
Tredicesima: come si calcola, quando arriva e perché è inferiore allo stipendio.  (getty images)

Dicembre porta con sé la gratifica natalizia della tredicesima per milioni di dipendenti e pensionati in Italia. Le date d’accredito variano a seconda del contratto: da inizio a fine mese. A influire sull’importo netto: tasse, assenze e componenti variabili dello stipendio.

di Marcella La Cioppa

Dicembre è il mese in cui tanti italiani attendono l’accredito della tredicesima — la mensilità aggiuntiva prevista per legge per lavoratori dipendenti e pensionati. Ma non sempre la cifra che finisce in busta paga corrisponde a uno stipendio “in più” uguale a quello mensile. Il momento dell’erogazione varia: per il settore pubblico, ad esempio, nel 2025 si prevede il pagamento il 15 dicembre; per il privato, invece, le aziende seguono i contratti collettivi e possono versarla tra l’inizio di dicembre e la vigilia di Natale. Inoltre, l’importo netto può risultare inferiore alla retribuzione ordinaria, a causa di tassazione, conteggio su retribuzione fissa e assenze.

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Tredicesima 2025: che cos’è davvero

La tredicesima rappresenta per molti italiani uno dei momenti economici più attesi dell’anno. Non è un bonus né un premio straordinario, ma una vera mensilità aggiuntiva che si matura mese dopo mese. La sua origine risale a decenni fa, quando serviva a sostenere le famiglie durante le festività natalizie; oggi, in un contesto di rincari e spese crescenti, assume un valore ancora maggiore e spesso diventa essenziale per affrontare il mese di dicembre.

Definizione e natura della tredicesima

La tredicesima è una quota di retribuzione che si accumula a partire da gennaio e viene erogata interamente nel mese di dicembre. Ogni mese di lavoro contribuisce a formare un dodicesimo dell’importo finale. È quindi parte integrante dello stipendio annuo, non una somma discrezionale. Dal punto di vista fiscale, viene trattata come normale retribuzione, con contributi e tasse calcolati in modo pieno: questo aspetto è tra i principali motivi per cui il netto può risultare sensibilmente più basso rispetto allo stipendio mensile.

Chi ha diritto alla tredicesima

La tredicesima spetta a tutti i lavoratori che hanno un rapporto di lavoro subordinato, sia nel pubblico sia nel privato. È prevista in maniera automatica per chi ha un contratto a tempo indeterminato, ma anche per chi lavora con un tempo determinato, indipendentemente dalla durata dell’accordo. Non fa differenza neppure l’orario: i dipendenti part-time maturano la mensilità aggiuntiva al pari dei full-time, naturalmente in misura proporzionata. Oltre ai dipendenti, ricevono la tredicesima anche i pensionati e i titolari dell’assegno sociale, ai quali l’importo viene riconosciuto direttamente dall’INPS.

Quando viene pagata la tredicesima

Tradizionalmente l’erogazione della tredicesima è collegata al periodo natalizio, motivo per cui cade sempre nel mese di dicembre. Non esiste un giorno unico valido per tutti i lavoratori: molte aziende preferiscono pagarla nella prima metà del mese, altre invece la corrispondono a ridosso delle festività, spesso insieme allo stipendio. Per i pensionati, invece, il calendario è fisso: la mensilità aggiuntiva viene accreditata con il pagamento della pensione di dicembre, generalmente nei primissimi giorni del mese.

Per i dipendenti del settore privato: variabilità secondo CCNL e datore di lavoro

Nel settore privato non esiste una data unica. Ogni azienda segue le indicazioni del proprio contratto collettivo oppure le proprie abitudini contabili. Alcune imprese preferiscono pagare la tredicesima in anticipo rispetto alla mensilità per agevolare i lavoratori, mentre altre scelgono di erogarla insieme allo stipendio di dicembre.

Chi non riceve la tredicesima?

Non tutti i lavoratori hanno diritto alla tredicesima. Ad esempio, chi svolge attività autonoma o lavora come libero professionista senza un contratto subordinato non matura questa mensilità aggiuntiva. Lo stesso vale per chi collabora in modo occasionale o ha partita IVA senza vincoli di subordinazione. Inoltre, alcune categorie che percepiscono sostegni al reddito, pur essendo economicamente attive, non rientrano nel meccanismo della tredicesima perché questi aiuti non sono assimilabili a una pensione o a uno stipendio dipendente.

A quanto ammonta la tredicesima

L’importo della tredicesima dipende da quanto maturato nel corso dell’anno. Ogni mese di lavoro contribuisce con un dodicesimo della retribuzione lorda, e la somma finale corrisponde al totale dei mesi effettivamente lavorati. L’importo lordo viene poi sottoposto a tassazione e contributi, motivo per cui il netto risulta di solito inferiore rispetto allo stipendio ordinario. Ciò accade anche perché nella tredicesima non rientrano detrazioni fiscali né compensi variabili, come straordinari o premi. Per i pensionati il meccanismo è più semplice: l’INPS riconosce un importo pari alla pensione mensile di dicembre, senza calcoli legati ai mesi lavorati.

Come si calcola la tredicesima: metodo e regole 2025

Il calcolo della tredicesima può sembrare complesso, ma si basa su un principio semplice: la maturazione progressiva per ogni mese effettivamente lavorato. A determinare l’importo finale contribuiscono però anche assenze, tipologia di contratto e natura della retribuzione. La regola fondamentale è che per ogni mese di lavoro si matura un dodicesimo della mensilità aggiuntiva. Chi lavora tutto l’anno riceve quindi l’intera tredicesima, mentre chi è stato assunto a metà anno percepirà un importo proporzionale. La base di calcolo è la retribuzione lorda mensile, che viene moltiplicata per il numero di mesi maturati.

Cosa incide sul calcolo: mesi effettivi di lavoro, assenze, part-time vs full-time

Il calcolo tiene conto dei mesi effettivi in cui il rapporto di lavoro è stato attivo. Le assenze retribuite, come ferie o permessi, non riducono la maturazione. Al contrario, assenze non retribuite, come aspettative volontarie o periodi senza copertura economica, possono ridurre l’importo. Nel caso di un contratto part-time, la tredicesima rispecchia la proporzione oraria: un part-time al 50% comporta un importo dimezzato rispetto a un full-time.

Cosa NON viene incluso: straordinari, bonus variabili, indennità occasionali

Molti lavoratori si sorprendono nel vedere una tredicesima più bassa rispetto allo stipendio mensile. Il motivo è che la tredicesima si calcola esclusivamente sulla retribuzione fissa. Sono esclusi straordinari, premi, indennità variabili, turnazioni o compensi non continuativi. Tutti elementi che spesso rendono più ricco il cedolino mensile, ma che non partecipano alla formazione della mensilità aggiuntiva.

Perché la tredicesima è più bassa dello stipendio mensile

Il netto della tredicesima è quasi sempre inferiore a quello dello stipendio ordinario, e molti lavoratori se ne accorgono con una certa delusione. Questo accade per ragioni fiscali e retributive ben precise.

Tassazione ordinaria: contributi e IRPEF senza detrazioni

La tassazione della tredicesima è piena. Vengono applicati contributi previdenziali e imposte esattamente come sulla retribuzione mensile, ma senza le detrazioni per lavoro dipendente o per carichi familiari. L’assenza di queste detrazioni incide in modo evidente, e rende il netto sensibilmente più basso rispetto alla mensilità ordinaria.

Mancanza di alcune componenti retributive abituali

Un altro motivo che riduce l’importo percepito è l’assenza, nel calcolo della tredicesima, di tutte quelle voci che normalmente aumentano lo stipendio: straordinari, premi di risultato, indennità legate alla mansione o alle condizioni di lavoro. Chi fa molte ore extra o percepisce indennità strutturate nota più di altri la differenza. La differenza tra lordo e netto è più marcata rispetto allo stipendio ordinario proprio perché la tredicesima viene tassata senza attenuazioni. In media, l’importo netto corrisponde a una percentuale compresa tra il 70% e il 60% del lordo, con una riduzione più significativa per chi appartiene a fasce di reddito più alte. Più cresce il reddito, maggiore è l’impatto dell’IRPEF.

La tredicesima 2025, pur essendo una risorsa importante per milioni di italiani, va compresa a fondo: non equivale allo stipendio mensile e spesso risulta più bassa a causa della tassazione e dell’assenza di molte voci variabili retributive. Conoscere le regole di calcolo, le date di pagamento e i motivi delle differenze tra lordo e netto permette di affrontare dicembre con maggiore consapevolezza.