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donna schiava, zitta e lava Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Sottomesse per scelta: il fenomeno 'Tradwife" diventa una pericolosa tendenza

Il fenomeno delle "Tradwives" è in piena espansione e i social sono pieni di contenuti che lo riguardano.
Ma la nuova tendenza che vede donne sottomesse ha una storia (e spinge per una svolta) oscura
di Eugenia Nicolosi
Sottomesse per scelta: il fenomeno 'Tradwife diventa una pericolosa tendenza

Con oltre 60mila post solo su Instagram e 15 milioni di visualizzazioni di contenuti solo su TikTok, il fenomeno delle tradwives (da "trad", tradizionale e "wives", mogli) è in piena espansione. Sì: nonostante tanti bei discorsi sull'emancipazione, è un fenomeno che racconta la meraviglia di essere donne sottomesse. 

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cosa è una tradwife

Una tradwife, (al singolare, al plurare è tradwives) nella più recente cultura occidentale, è una donna che crede e pratica con vigore i ruoli stereotipati di genere e vive unioni matrimoniali in modo considerato "tradizionale". Molte tradwives credono di non contaminare i diritti acquisiti dalle donne sebbene scelgano di assumere un ruolo subalterno all'interno del loro matrimonio. E no: una tradwife non è una moglie casalinga. La tipica tradwife sceglie di abbandonare la carriera per concentrarsi invece sul soddisfare i bisogni domestici della famiglia criticando chi non lo fa.

Secondo Google Trends, le ricerche online della parola "tradwife" hanno iniziato ad aumentare in termini di popolarità intorno alla metà del 2018 per raggiungere livelli altissimi all'inizio degli anni Venti del Duemila. Da allora assistiamo anche a una larga diffusione dell'estetica delle tradwives, grazie anche ai social media: in questi spazi le donne che aderisono al "movimento" celebrano i loro comportamenti, aderenti al modello di donna ideale pre emancipazione. Solo che queste gentili signorine non vivono come realmente vivevano le donne, mogli e madri, pre emancipazione: quando nemmeno per sogno avrebbero potuto diffondere le loro idee sui social. Per fare un esempio. 

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i valori tradizionali della tradwife: la moglie tradizionale

La sottocultura della tradwife si basa sulla difesa dei valori considerati tradizionali a partire dal secondo Dopoguerra e, in particolare, di una visione "tradizionale" delle donne come madri e casalinghe. Le influenze sulla tendenza vanno dalla cultura americana degli anni Cinquanta, ai valori religiosi del Cristianesimo, dalla politica conservatrice al neopaganesimo. Insomma una macedonia.

Secondo un articolo pubblicato su Refinery29, mentre la maggior parte delle tradwives sono bianche, un numero crescente di donne nere abbraccia questa sottocultura sostenendo che "il matrimonio tradizionale è la chiave per la liberazione delle donne nere dal sovraccarico di lavoro, dall'insicurezza economica e dallo stress di cercare di sopravvivere in un mondo ostile alla nostra sopravvivenza ed esistenza”. L'articolo critica questa prospettiva in quanto "priva di consapevolezza su questioni strutturali e sociali più ampie". Nylah Burton, l'autrice, è nera.

non è una "moda" e basta: è un pericolo per le donne

La tradwife non è una casalinga per scelta che parla della sua vita sui social media. Magari lo fosse. Una tradwife è una donna che non lavora per prendersi cura dei figli, del marito e della casa per poi parlare senza sosta di quanto sia bello sui social media. Fa divulgazione, trasforma una pratica con dei connotati culturali potentissimi in un trend senza essere consapevole di quanto sia dannoso.

Le tradwives hanno anche rilasciato interviste appassionate su come siano loro le "vere femministe", proprio per via della scelta di non lavorare. Ok: il principio di base del femminismo è che ogni donna sia libera di scegliere su qualsiasi cosa, ma da qui a dire che sono loro le vere femministe perché sostengono che “i mariti devono sempre venire al primo posto se si vuole un matrimonio felice”, forse è un po' troppo. Inoltre diciamo pure che per quanto le tradwives pensino di essere ribelli perché non lavorano, la loro ribellione è basata sul fatto che il marito guadagna abbastanza. Forse, come da tradizione, le donne hanno paura di parlare di soldi.

Una scena di c'è ancora domani di e con Paola Cortellesi, con Valerio Mastandrea
Una scena di "c'è ancora domani" di e con Paola Cortellesi, con Valerio Mastandrea 

E si tratta anche di qualcos'altro. Le tradwives – che tanto amano far sapere ai loro followers che il loro movimento consiste semplicemente nel vestirsi con l'estetica anni Cinquanta e lasciare che sia il marito a scegliere dove andare in vacanza – sono parte integrante del più ampio movimento di estrema destra.  L'idea delle mogli tradizionali infatti è particolarmente popolare tra i suprematisti bianchi, che sono, come è noto, megafoni della sottomissione delle donne affinché si concentrino solo a produrre bambini "per la Patria" (cioè bianchi). Poi, ovvio, molte tradwives nemmeno lo sanno, nemmeno capiscono di essere delle pedine. Naturalmente essere una casalinga felice non significa fare politica. Ma forse è anche ora di abbassare il livello dei fenomeni che, coperti dal velo della "tendenza social", spingono le donne a comportarsi come se gli ultimi sessant'anni non fossero mai esistiti.

le pratiche della tradwife

La chiave dell'identità di una tradwife è essere una moglie casalinga o una moglie e madre casalinga che si impegna in tutte le attività necessarie all'amministrazione della casa: cucinare, pulire, gestire il bucato e pulire le verdure. Un articolo pubblicato su America Magazine (una pubblicazione cattolica) ci dice anche che alcune tradwives cattoliche hanno adottato la pratica di indossare il velo (che secondo il Cattolicesimo, o anche secondo gli estremisti islamici, è un irrinunciabile simbolo di modestia, ma solo per le donne). Alcune donne che si identificano come tradwives preferiscono una divisione dei ruoli in cui sia solo il marito a gestire le finanze (si chiama violenza economica) in modo che loro si possano dedicare alle questioni domestiche. Ma ci abbiamo messo così tanto tempo, e così tante energie, a uscire dal confino dello spazio domestico che francamente rientrarci sarebbe un peccato.