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Sting, al carcere di Secondigliano suona con una chitarra fatta dal legno dei barconi

Sting continua il suo impegno per le cause umanitarie a favore dei diritti umani. A Napoli, suonerà dal vivo per i detenuti del carcere di Secondigliano.

È una promessa fatta tempo fa quella che Sting, storico bassista e frontman dei Police, ha deciso di mantenere, organizzando nella struttura penitenziaria di Secondigliano, a Napoli, un’esibizione dal vivo pensata per i detenuti. Si tratterà di un’esibizione speciale, non solo per la presenza della popstar nella città partenopea. Per suonare, Sting userà una chitarra molto particolare, realizzata con il legno dei barconi dei migranti giunti in Italia.
 

 

Sting al carcere di Secondigliano di Napoli

 

Una sera a cena don Antonio Loffredo, ex parroco della basilica del Rione Sanità e fondatore de La Paranza, la cooperativa di ragazzi che gestisce le catacombe di San Gennaro, racconta nientemeno che a Sting del progetto “Metamorfosi”. Un progetto orientato alla formazione dei detenuti attraverso attività e laboratori, tra cui la lavorazione del legno per realizzare strumenti musicali. Il 71enne Sting, ex volto dei Police e solista dagli anni Ottanta, ne rimane affascinato e promette di visitare il carcere e suonare proprio con quegli strumenti.

È così che il 25 aprile, come riportato da Repubblica, Sting è atterrato a Napoli in compagnia della moglie e produttrice Trudie Styler, pronto ad esibirsi al carcere di Secondigliano.
 

 

Le chitarre realizzate dai detenuti con il legno dei barconi dei migranti

 

Durante il suo soggiorno a Napoli, in vista dell’esibizione nella struttura penitenziaria di Secondigliano, Sting riceverà una chitarra realizzata dai detenuti che partecipano al progetto “Metamorfosi” della onlus Casa dello Spirito e delle Arti. L’idea, nata da Arnoldo Mosca Mondadori, è quella di trasformare in strumenti musicali il legno dei barconi che trasportano i migranti in Italia e che sono naufragati sulle coste di Lampedusa.

È stato questo particolare a destare l’attenzione di Sting, che si è subito interessato a un progetto ideato per ridare vita e celebrare il significato di quei pezzi di legno, simbolo delle persone in fuga dalle guerre e dalle carestie in cerca di una nuova vita.

 

 

Sting e la vita “impegnata” oltre la musica

 

17 Grammy e oltre 100 milioni di dischi venduti sono solo una parte della vita di Sting che, da quanto negli anni Ottanta ha intrapreso la carriera da solista, ha iniziato anche il suo percorso nell’attivismo. Tra le sue battaglie si annoverano quella per il clima e per i diritti umani. A partire dagli anni Ottanta, il cantante ha organizzato concerti evento in favore di associazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Now!, suonando per beneficenza e usando le sue piattaforme per sensibilizzare il pubblico.

Anche la canzone che Sting canterà al carcere di Secondigliano – “Fragile”, hit del 1998 – in origine fu scritta in ricordo di Ben Linder, ingegnere civile americano ucciso dai controrivoluzionari in Nicaragua per il suo lavoro su un progetto idrico nel Paese. Sting canterà una versione della canzone modificata da lui stesso, a tema carcerario.

 

L’ode a Napoli di Sting in un film-documentario

 

Sting è un grande amante dell’Italia: la popstar britannica possiede infatti una tenuta in Toscana dove trascorre buona parte del suo tempo. E nel tempo si è anche innamorato di Napoli. Così la nuova versione di “Fragile” e l’esibizione al carcere di Secondigliano, che verrà filmata e registrata, entreranno nel film-documentario a cui Sting sta lavorando, “Posso entrare? An ode to Naples”. Un’opera intima e toccante che, proprio come l’attesa esibizione, vuole rinnovare la speranza.

A questo proposito, il cantante ha raccontato a Repubblica: “Sono grato a padre Antonio per averci fatto conoscere l'opera e il team di Arnoldo Mosca Mondadori. Credo che gli strumenti creati dalla Fondazione siano una meravigliosa trasformazione del dolore di tanti, rappresentano la bellezza e la dignità insita in tutti gli esseri umani”.