Il passo indietro degli Stati Uniti: le conseguenze della sentenza sull’aborto
Di venerdì l’attesissima sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America sulla questione dell'interruzione di gravidanza: ribaltata la Roe v. Wade, gli Usa hanno eliminato il diritto all’aborto a livello federale. Cosa significa e quali sono le conseguenze di questa decisione storica?
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In seguito alla richiesta da parte dello stato del Mississipi di vedere riconosciuta la propria legge sull’aborto (che lo vieta dopo sole 15 settimane dal concepimento), la corte suprema ha deciso di ribaltare la Roe v. Wade del 1973, dove si stabiliva che la Costituzione degli Stati Uniti avrebbe protetto la libertà di una donna incinta di poter ricorrere all’aborto, se desiderato.
Da venerdì. quindi, l'interruzione di gravidanza non è più un diritto tutelato a livello federale.
La sentenza della Corte Suprema
Prima del 1973, ossia prima della sentenza Roe v. Wade, ogni stato degli Usa possedeva una propria legislazione per quanto riguarda l’accesso all’aborto; all’epoca, erano circa 30 gli stati che giudicavano l’aborto un reato. Con la storica e avvilente sentenza di venerdì scorso da parte della Corte Suprema, il rischio di ritornare a una condizione simile esiste ed è più attuale che mai.
La decisione è stata presa in seguito a una maggioranza di voto: 6 giudici della Corte Suprema, conservatori, hanno votato per ribaltare la sentenza del 1973 su cui già da tempo si stava discutendo nell’ala repubblicana. Non è un caso che proprio i Repubblicani abbiano voluto portare alla Corte Suprema dei giudici (il cui incarico è a vita) dichiaratamente antiabortisti.
Contro il ribaltamento della sentenza i tre giudici progressisti precedentemente nominati dai Democratici. La motivazione dei repubblicani dietro questa decisione sta in un’idea precisa: essendo quello dell’aborto un tema estremamente delicato e polarizzante, è bene che venga trattato a livello statale e non federale. Una deduzione che, però, mette a rischio i diritti e la vita di troppe donne negli Usa.
Le dichiarazioni dei giudici
“La sentenza Roe v. Wade è sempre stata platealmente sbagliata: ai cittadini di ciascuno stato di regolamentare o vietare l’aborto”.
“Ora è il tempo di rispettare la Costituzione e riconsegnare il tema dell’aborto ai rappresentanti eletti delle persone”.
“La decisione di oggi non rende illegale l’aborto, ma restituisce il dibattito alle persone e ai rappresentanti da loro eletti”.
Le frasi riportate qui sopra, appartenenti ai giudici conservatori, si scontrano platealmente con la posizione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che si esprime così in merito alla sentenza: “Una decisione scioccante, terribile”.
Biden ha inoltre ribadito come la sua amministrazione agirà per “proteggere i diritti riproduttivi” di tutte le donne; possibile, dopo il ribaltamento della sentenza, attraverso la tutela legale di coloro che dovranno spostarsi da uno stato all’altro per ricorrere all’aborto, tramite una distribuzione della pillola abortiva e attraverso la creazione di cliniche abortive negli stati in cui è vietata l'interruzione di gravidanza (sotto proposta di Alexandria Ocasio-Cortez).
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Tutte opzioni valide, ma non risolutive, che sembrano cedere in solidità davanti alle dichiarazioni di Clarence Thomas, un altro giudice conservatore che nella decisione di venerdì ha citato l’importanza del 14esimo emendamento della Costituzione, ossia quello che tutela il diritto alla vita alla libertà e alla proprietà. Thomas, sulla base di questo principio interpretato in chiave conservatrice, vorrebbe infatti rivedere anche le sentenze riguardanti i temi della contraccezione e del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Le conseguenze nei diversi stati
Appena dopo la sentenza, le cosiddette “trigger laws”, ossia delle apposite leggi preparate in precedenza dai Repubblicani per poter essere avviate nell’immediato, hanno vietato l’aborto nella maggior parte dei casi in nove stati:
- Alabama
- Arkansas
- Kentucky
- Louisiana
- Missouri: l’interruzione di gravidanza è permessa solo in caso di pericolo di vita per la madre. Diversamente, i provvedimenti che condannano chi ne fa ricorso arrivano fino a 15 anni di carcere
- South Dakota
- Utah: aborto consentito solo in caso di stupro, incesto o pericolo di vita per la madre
- Wisconsin
- Oklahoma
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Le proteste
In tutti gli Stati Uniti, all’indomani della sentenza, sono scattate manifestazioni e proteste sia da parte delle organizzazioni femministe, sia dai “pro-choice”. Il tutto, ovviamente, condito da momenti di forte tensione e violenza; a Phoenix, Arizona, la polizia ha deciso di intervenire sui manifestanti attraverso l’uso di gas lacrimogeni. Lo scopo era di far disperdere coloro che stavano partecipando alla protesta, definita come "anarchica e criminale" dalle autorità dello stato. Si sommano all’infinito, poi, gli arresti per disturbo della quiete pubblica in stati quali l’Oregon.
In generale, in tutti gli Usa le strade si sono affollate di manifestanti: cartelli di odio contro la corte suprema o con scritte femministe “my body, my choice” si scontrano duramente e violentemente contro i cortei dei pro vita entusiasti. E il dipartimento della Sicurezza Interna Usa teme per la vita di giudici, funzionari e cliniche pro-aborto duramente sotto attacco nelle ultime ore.