Sostanze tossiche negli assorbenti mestruali: forse non ci rendiamo conto della gravità di questa storia
Prima lo usi, poi vediamo se è letale: potrebbero esserci delle sostanze tossiche negli assorbenti e nei prodotti mestruali.
Una "scoperta" gravissima
Forse non ci rendiamo conto della gravità politica di questa scoperta. Perché trovare metalli pesanti, PFAS o altre sostanze tossiche e potenzialmente dannose negli assorbenti e nei prodotti mestruali significa scoprire che per decenni milioni di donne hanno gestito una funzione biologica ordinaria affidandosi a oggetti indispensabili che sono stati venduti come neutri e controllati (ma non lo erano) con una leggerezza e una superficialità incompatibile con il loro uso reale.
Cose che non vogliamo più sentirci dire sull'endometriosi
Gli assorbenti non sono un accessorio né un prodotto di lusso: sono ciò che permette di andare a scuola, lavorare, viaggiare, sedersi in ufficio, stare in pubblico durante il ciclo, visto che il sangue mestruale è l'unico a inorridirci nonostante sia l'unico a non originare da violenze. Se dentro quei prodotti ci sono sostanze su cui ancora oggi bisogna chiedere trasparenza il problema riguarda la cittadinanza materiale delle donne: la possibilità di abitare il mondo senza pagare un prezzo estremo.
sostanze tossiche negli assorbenti: una "scoperta" recente
Pesticidi, metalli pesanti, non meglio identificati "inquinanti eterni" e nessuna normativa europea specifica che fissi soglie chiare per questi contaminanti nei prodotti mestruali. La verità è che cosa ci sia dentro gli assorbenti o i tampax o le mutande mestruali - come in generale la salute riproduttiva delle donne - non ha interessato nessuno per decenni.
Il quotidiano belga Le Soir, riprendendo l’allarme lanciato dall’ong francese Règles Élémentaires, prova a capire di cosa dobbiamo preoccuparci: la risposta, per ora, è scomoda, cioè non lo sappiamo perché non ne sappiamo abbastanza. Sappiamo che diversi test indipendenti hanno rilevato sostanze, eufemisticamente "indesiderate" nei prodotti mestruali: sappiamo che uno studio del 2024 delle università di Berkeley e Columbia ha trovato metalli, tra cui piombo, arsenico e cadmio, in tamponi venduti in Europa e negli Stati Uniti.
Sappiamo che ricerche successive hanno trovato PFAS in prodotti riutilizzabili, comprese mutande e coppette mestruali. E per PFAS si intendono "sostanze per- e polifluoroalchiliche" cioè composti chimici sintetici, idro/oleorepellenti, definiti forever chemicals per la loro estrema persistenza nell'ambiente e nel corpo umano. Sono associati a rischi per la salute, inclusi effetti ormonali, epatici e cardiovascolari.
Ma non è tutto: sappiamo anche che la presenza di una sostanza non basta, da sola, a dimostrare un danno sanitario, bisogna capire quanto venga rilasciata durante l’uso, quanto venga assorbita, per quanto tempo, con quali effetti. Ma proprio questa incertezza è parte dello scandalo, perché dopo decenni di uso di massa, siamo ancora qui a sollevare domande di base.
forse non è chiaro quanto sia grave la faccenda
In Europa i prodotti mestruali non sono trattati come dispositivi medici perché non curano una malattia né prevengono una patologia, quindi non rientrano nella stessa cornice normativa di molti strumenti sanitari. Sono, per l'UE prodotti di consumo. Questo significa che devono rispettare regole generali di sicurezza ma non esiste un regime europeo specifico costruito attorno al loro uso reale che come sappiamo è intimo, oltre che ripetuto.
Il Parlamento europeo ha messo nero su bianco un punto enorme, cioè che nell’Unione non c’è un obbligo generale di indicare la composizione dei prodotti mestruali sulle confezioni. Solo in Francia, dal 2024, esiste un decreto impone più trasparenza su composizione, modalità d’uso e rischi associati ma il fatto che serva una norma nazionale per sapere cosa ci si mette addosso dice già molto.
i giocattoli hanno norme specifiche, gli assorbenti no
La domanda rimane questa: assorbenti come contraccettivi, nella storia, il corpo femminile ha dovuto incorporare il rischio come prezzo ordinario della libertà riproduttiva?. La pillola anticoncezionale femminile, i dispositivi intrauterini, hanno cambiato la storia ma quella libertà è passata attraverso nausea, sbalzi d’umore, rischio trombotico, calo del desiderio, dolori e perfino morte, i dispositivi sono stati invasivi, le spirali problematiche. In alcuni casi quei metodi hanno salvato vite ma in altri hanno prodotto danni e a volte hanno fatto entrambe le cose.
Lo stesso schema torna nei prodotti mestruali: prima si usa, poi si vede (o meglio: prima si mette in vendita e si monetizza e poi si controlla). La salute femminile viene trattata come una pratica di adattamento permanente nell'attesa che vengano concessi studi specifici.
Nessuno studio serio oggi consente di dire che ogni assorbente sia pericoloso oppure no o che ogni tampone faccia male oppure no: parliamo di prodotti indispensabili, usati da milioni di persone, che sono rimasti e sono tutt'ora in una zona grigia che potrebbe costare la vita oppure no. Complimenti per la tempestività: solo qualche miliardo di cicli mestruali di ritardo.