Simona Ventura si racconta, dall’amore al lavoro: “Sono stata cresciuta con l’obiettivo dell’indipendenza”
Condividi su
Con Paola Perego sta conducendo il programma Citofonare Rai Due, e non potrebbe essere più soddisfatta del suo percorso lavorativo. “Mi diverte, è una cosa che non ho mai fatto condurre con un’altra donna. Tra donne intelligenti ci si capisce, ci si vuole bene”: queste le parole di Simona Ventura, intervistata per le pagine di Repubblica.
L'importanza dell'indipendenza secondo Simona Ventura
La sua carriera, intrisa di successi e traguardi raggiunti, si deve alla forma mentis che ha ricevuto dalla madre. “Sono una self made woman”, dice a un certo punto, anche grazie alla mamma che ha avuto. “Ho avuto una mamma severa ma molto innovativa, lei stessa si è fatta da sola. Suo padre morì in guerra, e la sua mamma, mia nonna Eva, è stata la prima donna in assoluto a lavorare nel comune di Castel Maggiore. Una mamma single che lavorava e stava dietro a sua figlia, nel dopoguerra: mica semplice. Quando ho mosso i primi passi nello spettacolo, negli Anni Ottanta, l'unica raccomandazione di mia mamma è stata: ‘La prima cosa è lavorare, essere autonoma e indipendente. Dopo di che puoi innamorarti di chi vuoi’. Mia mamma mi ha anche insegnato la verità dei sentimenti: se l'amore finisce, non è che si va avanti per compartimenti stagni, per l'immagine, per i figli. Sono cresciuta con una generazione in cui la mentalità prevedeva che per la donna l'obiettivo fosse un buon matrimonio. Invece io sono stata cresciuta così, con l'obiettivo dell'indipendenza”.
Gender gap e lavoro nello spettacolo
La condizione delle donne nel mondo del lavoro (soprattutto televisivo e dello spettacolo, potremmo dire) è altamente condizionata dagli stereotipi di genere; una lotta, in fondo, è ancora necessaria. Rispetto a ciò, alla conduttrice viene chiesto: “’Se fossi nata uomo sarei direttore generale della Rai’. Siamo ancora a questo punto, visto che non è ancora direttore?”. La sua risposta è emblematica: "Vista la fatica che fanno i direttori di rete, forse anche no. Le donne stanno prendendo, meritatamente, degli spazi. Non sono ancora diventata direttore, ma sono anche giovane... scherzo. La verità è che mi piace quello che sto facendo. Poteva essere il sogno di allora, ma non è il sogno di adesso”. Del ruolo di donna, e nel suo caso anche di madre, ha parlato anche in relazione alle difficoltà di trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia, un tema che per troppo tempo ha riguardato solo le donne in carriera, e non anche gli uomini. "Certamente tutto non si può avere: questo per una donna è chiaro”, sottolinea Simona Ventura. “Nel 2011 quando ho visto che i miei figli diventavano adolescenti e avevano bisogno della mia presenza sul campo, altrimenti li avrei persi, ho fatto una scelta importante, quella di andare a Sky perché mi avrebbe permesso di avere più tempo da dedicare loro." A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: “È una scelta che si trovano a dover fare solo le donne?”. "Sempre di più anche gli uomini fanno queste scelte. Non ne farei una questione di differenza di genere, ma di cultura. Siamo cresciute con l'idea del senso di colpa”.
L'aggressione del figlio e la ripresa
Ovviamente si parla anche di figli (Niccolò e Giacomo avuti con Stefano Bettarini e Caterina, presa in affido e infine adottata nel 2014), a partire dall’aggressione subita dal figlio Niccolò nel 2018. “Ho sofferto moltissimo, ma ho interpretato come un segno il fatto di avere salvo mio figlio dopo l’accaduto. Ho vissuto questo come un segnale, prima di tutto di ritirarmi su, e vivere la mia vita con grandi sorrisi e grande felicità, ed è quello che sto facendo. Nel momento in cui ritrovo positività nella mia vita è positivo tutto intorno a me. È tornato il sorriso ed è tornato il lavoro, son tornati gli amici veri, tutto quello che avevo perso perché mi ero ripiegata in me stessa."
Simona Ventura non si è lasciata abbattere, quindi, dalle circostanze, e spiega anche il perché.
"Viviamo in un mondo in cui non siamo mai contenti. Il vero male di questo secolo è l'insoddisfazione. Siamo perennemente insoddisfatti, e tanto più lo sono i giovani, assuefatti a un mondo artificiale in cui tutto è bellissimo: oggi inizi a giocare a pallone, domani sei Cristiano Ronaldo... tutto così, no? Un mondo falso. L'insoddisfazione è il male, da cui nasce l'invidia e il rancore sociale”.
Come superare le difficoltà?
D’altro canto, spiega, anche lei ha attraversato momenti molto difficili. “Nel momento in cui è nato quel motto” spiega, in riferimento allo slogan “crederci sempre”, creato durante la conduzione dell’Isola dei famosi, “ero bulimica di lavoro, ma quando chiudevo la porta di casa non è che mi sentissi molto bene, soffrivo la solitudine, avevo voglia di avere una persona a fianco al quale potermi appoggiare. I figli - ho avuto la fortuna che nel 2006 arrivasse nella mia vita anche Caterina - sono stati la mia vera forza. Ho avuto anni molto difficili. Nella vita si può andare sempre avanti, ma si può anche sbagliare. Di fatto, io non ho mai fatto calcoli: quando mi sono innamorata, l'ho fatto totalmente, credendo nel progetto. Le cose però possono andar bene e possono andar male. Poi ho avuto la fortuna di incontrare l'uomo che ho sempre sognato di avere al mio fianco. Adesso mi sento una persona risolta, assolutamente felice."
Condividi su