3 minuti di lettura

La corte costituzionale e la sentenza storica per le persone trans: spiegone

La corte costituzionale ha pronunciato una sentenza in favore del riconoscimento delle identità trans.
Parigiani (MIT), chiede cautela nell'entusiasmo: "è un primo passo".

Chi deve chiedere il permesso a un giudice per cambiare la forma del proprio naso? Nessuno. Le persone trans invece hanno dovuto, fino a ora, chiedere l'autorizzazione del tribunale per sottoporsi alla chirugia. Per questo è una sentenza "storica" quella emessa dalla Corte Costituzionale, rispetto ai diritti e alla dignità delle persone transgender: lo scorso 24 luglio 2024, infatti, per la prima volta, è stata contestata l’obbligatorietà dell’autorizzazione di un giudice per accedere agli interventi chirurgici.

Storie

"Mamma, io so adesso chi sono": cosa significa essere madri di un ragazzo transgender

è "incostituzionale" che le persone trans debbano chiedere il permesso per intervenire sui loro corpi (e le altre persone no)

Cathy La Torre, avvocata e militante per i diritti, scrive sui suoi social che, inoltre, "la Corte ci dice che non può essere la Corte Costituzionale a riconoscere un genere non binario, ma spetta al legislatore, quindi al Parlamento. E, inoltre, dice che sempre al Parlamento spetta lavorare per garantire che le persone non binarie siano protette da violenze e discriminazioni". 

E appunto: "Da oggi in poi le persone trangender", continua La Torre, "non avranno bisogno di chiedere una autorizzazione al giudice per fare un intervento chirurgico sul proprio corpo: questo è molto importante sia perché consentirà alle stesse di risparmiare tempo, fatica e soldi, ma anche perché riconosce un fondamentale principio di autodeterminazione sul proprio corpo. La Corte Costituzionale quindi interviene sul regime autorizzatorio alle chirurgie affermative e in più stimola il Parlamento a una nuova legge per le persone trans che riconosca il diritto all’autodeterminazione di genere e soprattutto il pieno riconoscimento delle identità non binarie". Per essere ancora più chiare lo ripetiamo: chiunque voglia rifarsi il naso non ha bisogno dell'autorizzazzione di un giudice, le persone trans, invece, se vogliono intervenire chirurgicamente sul proprio corpo, sì. 

Il perché dietro la sentenza della corte costituzionale (in breve)

È la numero 143 del 2024: "In nome del popolo italiano", la Corte Costituzionale, ha pronunciato la sentenza consultabile sullo stesso sito della Corte. Secondo Christian Leonardo Cristalli, il Responsabile della Rete Trans Nazionale di Arcigay, "è una svolta importante per i diritti delle persone transgender in Italia: rispondendo al Tribunale di Bolzano (dove una persona trans ha chiesto l’attribuzione di genere “non binario”) la Corte ha affermato che l’introduzione di un terzo genere richiede un intervento legislativo complessivo: in questo modo viene dunque stimolato il Parlamento a istituire una legge nuova in superamento alla obsoleta legge 164 del 1982 (norme in materia di riassegnazione di genere, ndr) che tenga conto quindi anche della neutralità̀ di genere".
"Questo diniego, seppur riconoscendo la logica binaria che pervade l’ordinamento attuale, evidenzia dunque l’urgente necessità di una riforma legislativa che riconosca le identità̀ che non si riconducono al maschile o al femminile, dando seguito alla rivendicazione che come associazioni e attivist3 trans* portiamo avanti da decenni".

Il palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale 

La Corte Costituzionale quindi ha riconosciuto che la percezione di non appartenenza al genere femminile o maschile alimenta un disagio, compromettendo il benessere psicofisico di tante persone non binarie che "non sono previste".
Inoltre la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 31, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011: "Quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato". È quindi incostituzionale che una persona debba passare da un tribunale per sottoporsi a un trattamento medico chirurgico.

In altri termini sarà possibile per tutte le persone trans accedere alla chirurgia affermativa senza passare da una sentenza di autorizzazione del giudice.

ROBERTA PARIGIANI, "passo in avanti riconoscere le identità non binarie ma leggiamo meglio..."

"La sentenza della Corte Costituzionale già a poche ore dalla sua pubblicazione ha smosso gli animi, venendo celebrata oppure demolita", commenta Roberta Parigiani, avvocata del Mit, Movimento identità trans.
"Io credo che vada letta con la complessità che notoriamente contraddistingue il Diritto, senza cedere in semplificazioni che rischiano di banalizzarla o di interpretarla in modi coloriti ed originali, ma purtroppo lontani dal significato letterale della pronuncia. Tuttavia, già si può affermare che l’aver nominato e riconosciuto in modo netto l’esistenza delle soggettività non binarie è un sostanziale passo avanti; il limite sta nel fatto che tuttavia, pur avendo riconosciuto tali soggettività, la Corte Costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto giuridico non ne consente il riconoscimento anagrafico. Tale ulteriore e molto più concreto step potrà effettivamente avvenire solo quando sarà il legislatore a prevedere una riforma legislativa che vada ad sancire tale possibilità, riformando anche tutta la ragnatela di norma che nel tempo si è stratificata sull’assetto binario imposto".

E continua, "Ciò però non deve far perdere di vista l’importanza della pronuncia: il primo passo per avanzare diritti all’interno di un ordinamento, è essere nominat3: adesso anche le persone non binarie sono esplicitamente nominate. Sul fronte dell’autorizzazione agli interventi, invece, la sentenza sembra molto più prosaica di quanto non sia stata decantata. Pur auspicando letture quanto più estensive possibili e che possono esser date solo dalla magistratura, la sentenza abroga la necessarietà dell’autorizzazione agli interventi ogniqualvolta le modificazioni dei caratteri sessuali già intervenute siano ritenute dallo stesso tribunale sufficienti per l’accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione di sesso”: il che lascia davvero poco spazio alla fantasia e sembra continuare comunque a richiedere un passaggio innanzi al tribunale. Sarà però proprio su questo passaggio che si concentrerà l’elaborazione di avvocat3, giurist3 e magistrat3".