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Pantaloncini e canotte a scuola, lotta tra presidi e studenti. Decoro o libertà?

Da Lecce a Verese i presidi chiedono agli studenti di andare a scuola con vestiti più sobri: evitare tenute estive, pantaloncini e canotte, non scoprirsi troppo. I ragazzi protestano insieme ai genitori, i prof offendono, i dirigenti scolastici fanno appello al ruolo educativo della scuola: che succede?

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"Senza voler limitare la libertà individuale invitiamo a non indossare, per motivi di decoro e rispetto dell'istituzione scolastica, abiti che evochino tenute estive o anche balneari", a Lecce una preside ha chiesto agli studenti di evitare pantaloncini e canotte a scuola.
Con l’arrivo del caldo gli studenti italiani hanno cominciato a mostrare gambe, braccia e pance: ma è giusto richiamare i ragazzi per il loro abbigliamento tra i banchi? A Lecce la preside non ha bandito i vestiti estivi ma con una circolare ha ricordato l’importanza di rispettare le "regole minime di continenza" perché "la scuola è un ambiente educativo, nonché un luogo istituzionale che merita adeguato rispetto e ciò implica che ciascuno lo frequenti con un abbigliamento sobrio e decoroso, consono all'ambiente scolastico".

Gli altri casi

A Cosenza una studentessa è andata a scuola con i jeans strappati e si è scontrata con l’indignazione della vicepreside. L’abbigliamento, giudicato poco decoroso, è stato “corretto” da una professoressa che ha provveduto a tappare i buchi con dello scotch.
In provincia di Varese il dirigente scolastico non ha attuato mezze misure: vietati tra i banchi bermuda e canotte. La decisione del dirigente scolastico non è piaciuta ai genitori che hanno deciso di protestare insieme ai figli.

Le offese sessiste

Purtroppo qualcuno ha anche oltrepassato i limiti della civile discussione. A Roma un professore ha offeso una ragazza sui social apostrofandola con parole ingiustificabili e sessiste. Il docente aveva richiamato la studentessa a un abbigliamento più consono al contesto scolastico, lei si è ribellata e ha chiesto un incontro con il preside. La vicenda non ha avuto seguito e il professore ha deciso di sfogare la propria frustrazione sulla tastiera: "Questa zoccoletta avrà quel che si merita non appena troverà un superiore nella sua vita lavorativa".
Un fatto simile è avvenuto pochi mesi fa, sempre a Roma. Una professoressa è entrata in classe e ha sorpreso un’alunna che ballava con la pancia scoperta per un video TikTok. L'insegnante le ha quindi chiesto "Ma che stai sulla Salaria?", alludendo alle prostitute che sono solite frequentare quella strada. L’offesa ha provocato la protesta degli alunni del liceo che hanno indossato gonna e top “contro il sessismo nelle scuole”.