Sciopero Generale dell'8 Marzo in Italia: chi si ferma per la Giornata della Donna
L'8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, l'Italia sarà teatro di uno sciopero generale che coinvolgerà diversi settori, dalla scuola alla sanità, passando per il mondo del lavoro pubblico e privato. L'iniziativa, indetta da varie sigle sindacali, si propone di sensibilizzare sulla condizione femminile, affrontando tematiche che vanno dalla parità di genere ai femminicidi, dal salario minimo all'autonomia differenziata.
I settori coinvolti dallo sciopero
Dall'insegnamento alla sanità, la mobilitazione coinvolgerà anche altri ambiti lavorativi, i cui disagi saranno limitati grazie all'intervento del Garante. Le sigle sindacali aderenti comprendono Flc CGIL, Slai Cobas, Adl Cobas, Cobas Usb, Cobas Sub, Osp Faisa Cisal, Usi Cit, Clap, Si Cobas, Cub Trasporti, Uitrasporti, Usi 1912, Flaei Cisl e Uiltec Uil.
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Orari e impatti dello sciopero
Il 6 marzo, Poste Italiane ha comunicato che alcune Associazioni Sindacali non firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro hanno proclamato un'astensione collettiva per l'intera giornata dell'8 marzo, ma si prevedono minimi impatti sui servizi. Tuttavia, è importante notare che il settore dei trasporti sarà interessato dallo sciopero proclamato dal sindacato Slai Cobas, con possibili disagi nei treni.
La scuola: chi si ferma per la Giornata della Donna?
Il 7 marzo, la Flc CGIL ha proclamato un'intera giornata di astensione dal lavoro per il personale della scuola statale e non, università, ricerca, Afam e formazione professionale. La mobilitazione coinvolgerà tutti i livelli, dagli asili nido alle università, evidenziando l'impegno del mondo dell'istruzione per la parità di genere.
Le motivazioni dello sciopero
La Cub, sindacato che ha aderito allo sciopero, si schiera a sostegno del movimento internazionale "Non una di meno", con l'obiettivo di sensibilizzare istituzioni, politica e società sulla condizione femminile. La lotta si focalizza su diverse tematiche, tra cui il salario minimo, la violenza di genere, la dismissione di servizi sociali e sanitari e la richiesta di un reddito di autodeterminazione.
La Cub evidenzia la necessità di fermarsi e riflettere sul cambiamento culturale necessario per eliminare diseguaglianze, gerarchie e prevaricazioni di genere. Lo sciopero si configura come un grido di protesta contro gli omicidi sul lavoro, la precarietà dilagante, la disoccupazione e le pensioni da fame.