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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

La danza dei draghi, le spade, le trecce: il femminile armato è tornato dal Medioevo (una storia sociale)

La danza dei draghi, le spade, le trecce: il femminile armato è tornato dal Medioevo (una storia sociale)
(getty)
Siamo nel tecnofeudalesimo? Forse. Ecco perché abbiamo iniziato a indossare armature.
Il Medieval Core (o Castle Core) non è solo estetica: dove tutto è politica, anche l'armadio lo è.
di Eugenia Nicolosi

Il Medioevo diventa di moda, ispira la moda (quella delle passerelle) e invade armadi, scarpiere e cassetti degli accessori. Potremmo parlare di "Medieval Core", (o "castle core") che celebra una identità audace e fiera, ispirata alle eroine guerriere dei secoli che chiamiamo "bui" ma solo perché le scuole ci hanno insegnato così e che "bui" non erano affatto. Erano come il nostro oggi, che per molti versi somiglia più al Medioevo che agli ultimi secoli illuminati. Siamo davvero nel tecnofeudalesimo?

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Le donne del Medioevo, con le loro trecce elaborate, tessuti metalici e tartan vengono reinterpretate in chiave contemporanea. È uno stile che gioca con i corsetti in pelle, cinture larghe, tuniche fluide e, appunto, metalli. Gli accessori, come stivali alti con fibbie, gioielli con pietre grezze e guanti in pelle decorati con borchie, evocano coraggio e determinazione, perché il quotidiano è evidentemente diventato una battaglia. 

Nella Scozia del 2024, tra le rovine gotiche del Drummond Castle, le modelle di Dior sfilavano sotto un cielo plumbeo, vestite come discendenti di streghe, regine e condottiere: broccati, mantelli, corsetti in cuoio, metalli e tuniche da battaglia. La direttrice creativa Maria Grazia Chiuri della maison, che da tempo porta in passerella simboli del femminile armato, con quella collezione dichiarava apertamente che il medioevo non è solo un’epoca da (ri)studiare: è un linguaggio da indossare.

E quel linguaggio oggi risuona ovunque, più forte. Dalle serie TV come House of the Dragon ai corsetti virali su TikTok. Ma c’è una differenza tra costume ed estetica: l’estetica medievale oggi non è nostalgia, è una risposta politica di cui forse non tutte sono consapevoli. È immaginazione certo, ma è anche dissenso. È struttura — in un tempo che ha perso i confini

Ecco che il "castlecore" o "medieval modern" è molto più di una tendenza di stile: è un’estetica trasversale che abbraccia moda, grafica, arredamento, accessori. Mette insieme l’immaginario medievale con il comfort contemporaneo (aria condizionata, vaccini, delivery). Le prime avvisaglie c’erano già state nel 2018, con Zendaya vestita da Giovanna d’Arco al Met Gala. Ma oggi il fenomeno è ovunque: la performance “Roan of Arc” della cantante Chappell Roan agli MTV VMA ne ha segnato il ritorno trionfale.

Su TikTok impazzano i tutorial per creare la propria chainmail, la cotta di maglia: top, cappucci, borse. Su Pinterest, le ricerche di “castle house plans” sono aumentate del 45 per cento, quelle di “medieval core” del 110 per cento. Ah, si prevede anche che nel 2025 la Gen Z e i Millennial prenderanno ispirazione dai castelli antichi per l’arredo casa e vestiranno secondo lo stile gotico.

Una risposta al "tecnofeudalesimo"

Le giovani donne oggi trovano nello stile "Medieval Core" un potente strumento di espressione personale che esce dagi spazi del cosplay, diventando una vera e propria rappresentazione della loro identità e delle loro aspirazioni sociali.

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(getty)

Ma perché proprio adesso? A un primo sguardo potrebbe sembrare l’ennesimo flirt della cultura pop con l’effetto nostalgia. Ma la verità è più profonda: viviamo in un’epoca che somiglia sempre di più al Medioevo per come ce lo hanno raccontato, e non solo nei look. Cresce il dibattito su una nuova struttura sociale ed economica: il tecno-feudalesimo.

Non più capitalismo, ma un sistema in cui i veri “signori” sono le Big Tech — Amazon, Meta, Apple — e noi, i moderni vassalli. L’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, nel suo libro Technofeudalism: What Killed Capitalism, sostiene che “il capitalismo è già finito”, sostituito da un sistema dove il profitto ha lasciato il posto alla rendita, come nella feudalità medievale. La castlecore, in questa lettura, non sarebbe una fuga dalla realtà capitalista, ma una risposta simbolica all’angoscia del presente tecno-feudale. Non ci stiamo travestendo da dame e cavalieri per evadere il mondo, ma per rappresentarlo. O per ritrovare in quell’estetica una forma di ordine perduto.

Un'estetica allora che parla anche di potere. Nel Medioevo, l’abbigliamento non era mai neutro: parlava di rango, status, ruoli, spesso più del linguaggio stesso. Lo stesso accade oggi. Il ritorno di cappe, cinture in cuoio, gioielli ancestrali, armature simboliche e architetture da fortezza riflette il bisogno di protezione, identità e stabilità. E lo fa attraverso immagini forti, riconoscibili, quasi mitologiche.

l'estetica è la politica

Questa estetica non è nuova ovviamente, ma oggi ha una tonalità diversa: più metallica, più disillusa, più politica. E più visibile, grazie ai social media che amplificano e mescolano moda e ideologia. Il "neo-medioevo" è già qui? Secondo uno studio del RAND Corporation del 2023, la nostra epoca — iniziata attorno al 2000 — ha più in comune con il mondo pre-moderno che con gli ultimi due secoli. E in effetti, se ci guardiamo attorno, i segnali ci sono tutti: disuguaglianza crescente, isolamento geopolitico, ansia collettiva, instabilità sistemica. Questa crisi si riflette anche nei consumi culturali.

I romanzi di romantasy (fantasy romantico) sono esplosi: tra il 2023 e il 2024, le vendite di fantascienza e fantasy sono aumentate del 41,3 per cento. Castelli, draghi, re e regine: ci rifugiamo nell’epica perché il quotidiano è troppo fragile. La moda lo sa. E risponde. Che la sfilata di Dior a Drummond Castle, tra rovine e brume, sia stata concepita per evocare tutto questo — o solo per vendere cappe ricamate — poco importa. Perché l’estetica non è mai solo estetica: è linguaggio, ideologia, riflesso.

La castlecore allora non è un revival ingenuo: è una forma di riconoscimento simbolico. Di resistenza o di rassegnazione, ma sempre consapevole. Non costruiremo castelli in pietra, forse. Ma abbiamo iniziato a vestirci come se il mondo ne avesse bisogno. E questo, in fondo, dice già tutto.