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Professore contro un’alunna di 13 anni: “Meno male che ci sono i Turetta, per te ce ne vorrebbe uno"

Professore contro un’alunna di 13 anni: “Meno male che ci sono i Turetta, per te ce ne vorrebbe uno
Professore contro un’alunna di 13 anni: “Meno male che ci sono i Turetta, per te ce ne vorrebbe uno"  (getty)
A Pordenone un professore è stato denunciato dopo aver detto a una studentessa 13enne, durante una gita scolastica, frasi shock su Filippo Turetta: "Meno male che ci sono." Il padre denuncia, la Procura di Trento apre un’indagine.
di Maya Artusi Moro

È successo lo scorso inverno, durante una gita scolastica in Trentino, ma la notizia è emersa solo ora. Un professore di una scuola media di Pordenone avrebbe rivolto parole agghiaccianti a una studentessa di 13 anni, dopo averla sorpresa in camera con una sigaretta elettronica.

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Professore aggredisce studentessa 13enne in gita: "Meno male che esistono ragazzi come Turetta per ragazze come te"

Uomini come Turetta esistono perché donne come te li hanno fatti arrivare a questo punto. E meno male che esistono, così ci sono meno donne come te.” Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto, la frase è stata pronunciata a voce alta, davanti ad altri studenti, lasciando la ragazza paralizzata e in lacrime.
Il riferimento, esplicito e violento, è a Filippo Turetta, il 24enne che nel novembre 2023 ha ucciso la sua ex fidanzata Giulia Cecchettin con 75 coltellate.

La denuncia del padre e l’apertura dell’inchiesta

Per mesi la 13enne non ha raccontato nulla, spaventata e umiliata. Solo alla fine dell’anno scolastico, dopo una bocciatura inattesa, si è confidata con il padre. È stato allora che la famiglia ha scoperto non solo quell’episodio in gita, ma anche altri momenti di vessazione e frasi offensive attribuite allo stesso docente durante l’anno.

Il padre ha deciso di sporgere denuncia per minacce alla Procura di Trento, competente per territorio.

Gli investigatori sentiranno nei prossimi giorni altri insegnanti e compagne di classe della ragazza, per verificare se il comportamento del professore fosse isolato o ripetuto nel tempo. Al momento, il docente non è formalmente indagato, ma rischia provvedimenti disciplinari da parte dell’istituto e dell’Ufficio scolastico regionale.

Le conseguenze sulla ragazza: dall'ansia al trasferimento all’estero

Secondo quanto dichiarato dal padre, la figlia ha cominciato a mostrare sintomi di ansia e insonnia, con il rifiuto di tornare a scuola.
La famiglia parla di un clima ostile e punitivo che la ragazza avrebbe subito in classe dopo la gita, culminato nella bocciatura “inaspettata e sproporzionata”. “Non vogliamo vendetta, ma giustizia – ha detto il padre – e che nessun’altra ragazza debba subire ciò che ha subito mia figlia dentro a una scuola.”
Oggi la giovane si trova all’estero, iscritta a un nuovo istituto, mentre la Procura di Trento ha aperto formalmente un fascicolo d’indagine.

L’indignazione pubblica: “Una frase che giustifica la violenza”

Il caso, rilanciato dai principali quotidiani, sta giustamente suscitando una forte reazione pubblica. Queste parole di violenza sono state pronunciate, aggravante, da un insegnante, figura che per definizione dovrebbe rappresentare autorevolezza, tutela e guida. Paragonare una studentessa a una vittima di femminicidio, o peggio, suggerire che la violenza sia in qualche modo meritata, di fronte all'intera classe, è un episodio da far accapponare la pelle, soprattutto in concomitanza con la notizia che l'educazione sessuo-affettiva necessaria a prevenire la cultura di violenza è stata bandita dalle scuole. La frase non è solo un caso di victim blaming: dire “Turetta esiste perché donne come te lo fanno arrivare a questo punto” significa colpevolizzare la vittima. Ma c’è di più — quel “meno male che esistono” implica che la ragazza meriterebbe di essere uccisa, accoltellata come Giulia Cecchettin, solo per aver fumato una sigaretta elettronica.

Se a pronunciare un tale messaggio di terrore è un educatore, si normalizza la violenza proprio dove dovrebbe insegnarsi la libertà.